26 settembre 2020
Aggiornato 11:00
Da giorni proteste della categoria, chilometri di tir incolonnnati

Russia, una tassa scatena l'ira dei camionisti contro Putin

Fa discutere il dazio con il quale Mosca spera di raccogliere più di 500 milioni di euro l'anno prossimo per finanziare la manutenzione della rete stradale

MOSCA - «Legge inadeguata alla realtà» e «feudale gestione economica da parte del governo». Così viene giudicata la famigerata «Platon» dai camionisti russi, ossia quel dazio con il quale Mosca spera di raccogliere più di 500 milioni di euro l'anno prossimo per finanziare la manutenzione della rete stradale. Secondo uno dei più noti motti russi "le strade" (insieme con "i cretini") sono un problema storico, sin dai tempi degli zar. Ma ora rischiano di diventare una fonte di disordine sociale.

Manifestazioni
Da fine ottobre, le manifestazioni dei camionisti chiedono l'abrogazione della misura. Con l'entrata in vigore della tassa, azioni spontanee hanno visto incolonnate centinaia di autorimorchi in venti regioni della Federazione, senza grandi attenzioni della televisione pubblica russa, ma con una significativa presenza sui media online, compresi quelli filogovernativi come Gazeta.ru. Boris Titov, consigliere di Putin per i diritti degli imprenditori, ha espresso preoccupazione per i problemi tecnici derivanti dal dazio in una lettera al presidente russo. Titov ha messo in guardia contro le interruzioni di forniture alimentari, citando l'aumento dei costi a volte superiore al 20%.

Ripercussioni
Ci sono poi una serie di ripercussioni in Dagestan, ad esempio, che è tra le più instabili repubbliche del Caucaso russo dove il trasporto su strada è una parte importante dell'attività economica, e dove il movimento ha mobilitato mille camion su una sola bretella di trasporto. Il quotidiano di Anna Politkovskaja Novaya Gazeta avverte che i camion sono parcheggiati su decine di chilometri lungo il percorso verso l'Azerbaigian e minacciano di prendere la direzione di Mosca proprio oggi come da altre regioni.

Il problema delle strade
Gli slogan dei manifestanti prendono di mira principalmente Arkady Rotenberg, miliardario e compagno di judo di Vladimir Putin. Suo figlio Igor controlla parte della società responsabile per la raccolta di questa tassa, un contratto ovviamente particolarmente lucrativo. E proteste del genere in realtà non capitavano da tempo, dopo le dimostrazioni filoccidentali durante la campagna elettorale del 2012. Va tuttavia detto che le strade in Russia, proprio come suggerisce il famoso motto, sono un problema di non poco conto per Mosca. La rete viaria gratuita è spesso terra di nessuno, con scarsissima manutenzione e condizioni atmosferiche, nonchè distanze, che invece richiederebbero grandi cure.

(Con fonte Askanews)