23 ottobre 2019
Aggiornato 20:30
Scenario, partiti, sondaggi, sistema elettorale

Turchia, le 4 cose da sapere sul voto politico di domenica

I turchi torneranno alle urne domenica per la seconda volta quest'anno dopo che elezioni politiche del 7 giugno non hanno prodotto una maggioranza parlamentare in grado di esprimere un governo

ISTANBUL - I turchi torneranno alle urne domenica per la seconda volta quest'anno dopo che elezioni politiche del 7 giugno non hanno prodotto una maggioranza parlamentare in grado di esprimere un governo. Per la prima volta dal quando nel 2002 è arrivato al potere, il partito islamico conservatore Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi e i negoziati per la formazione di una coalizione non hanno avuto esito. Di seguito qualche elemento per inquadrare un voto che si preannuncia carico di tensioni e non risolutivo.

Lo scenario
Dal voto di giugno la Turchia è in preda al terrore: un attacco bomba ha ucciso oltre cento persone in una manifestazione pacifista ad Ankara il 10 ottobre, a luglio un kamikaze si è fatto saltare in aria a Suruc, cittadina al confine siriano, uccidendo 30 persone, tutti militanti di sinistra vicini alla causa curda. Il governo ha riaperto le ostilità contro i ribelli curdi del Partito dei lavoratori del Kurdistan PKK, interrompendo una tregua che durava da marzo 2012. La crisi dei rifugiati non ha avuto un ruolo centrale nella campagna: sono circa due milioni i profughi, soprattutto siriani, nel Paese e Ankara ha negoziato un accordo con la Ue, che finanzierà la messa in sicurezza dei suoi confini e contribuirà alla gestione dell'accoglienza. Tra i temi sul tappeto l'economia: in cinque anni la crescita del Pil è rallentata dal 10% al tre per cento e il pil pro capite non cresce dal 2007. Ma in cima alle preoccupazioni di molti elettori ci sono le crescenti tendenze autoritarie di Erdogan e la polarizzazione che queste hanno creato nel Paese. 

Il sistema elettorale
Il parlamento turco ha 550 seggi. La maggioranza è dunque a quota 276 seggi. Ne servono però 367 per approvare modifiche costituzionali direttamente e 330 per indire un referendum popolare su una modifica costituzionale. Erdogan spera ancora che il suo partito possa ottenere abbastanza seggi da poter emendare la costituzione in senso presidenzialista, in modo da affidargli maggiori poteri. Ma le chances che questo accada sono esigue. I parlamentari sono eletti con il sistema proporzionale in 85 collegi, ma c'è una soglia di sbarramento al 10%. In base al sistema turco se un partito ottiene 40 seggi con il 9,55% dei voti, come nel 2002 accadde al Partito della vera via (DYP), i 40 seggi vengono distribuiti tra i partiti che hanno superato il 10%. In sostanza il sistema favorisce i grandi partiti. Domenica ai seggi saranno aperti dalle otto de mattino alle cinque del pomeriggio locali (dalle sei del mattino alle tre del pomeriggio in Italia).

I partiti
- Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP).
Il partito nato nel 2001 dall'alleanza di politici conservatori islamici di varia provenienza ha trionfato alle elezioni del 2002 e da allora guida il Paese. Con l'elezione di Erdogan alla presidenza lo scorso anno, nel primo voto popolare sul capo di Stato, alla guida del partito e del governo è arrivato Ahmet Davutoglu, ex ministro degli Esteri. 
- Partito repubblicano del popolo(CHP)
Fondato nel 1923 da Mustafa Kemal Ataturk, padre della Repubblica di Turchia, il Chp, guidato da Kemal Kilicdaroglu, è il più antico partito del Paese e la principale forza d'opposizione. La sua piattaforma elettorale al voto di giugno era incentrata sul lavoro e l'economia con promesse di pensioni più alte, lotta alla disoccupazione giovanile e aumento del salario minimo. Il CHP è favorevole alla riforma della costituzione in vigore, figlia del golpe militare del 1980, ma dice no al presidenzialismo caldeggiato dall'Akp. Molti elettori, in particolare i curdi e i fedeli islamici, lo percepiscono come elitista e rigidamente secolarista. 
- Partito del movimento nazionalista (MHP)
Il Partito del movimento nazionalista (MHP), i cosiddetti Lupi Grigi, formazione di estrema destra guidata da Devlet Bahceli, secondo i sondaggi manterrà il terzo posto in Parlamento. Il partito sostiene un certo grado di protezione dei diritti delle minoranze, ad esempio afferma che le cemevi, i luoghi di culto della minoranza musulmana alevita, vanno finanziate dallo Stato. Ma è fermamente contrario al processo di pace con il Pkk e promette di interrompere ogni negoziato se governerà. 
- Partito democratico del popoli (HDP)
Descritto come la risposta turca al greco Syriza e allo spagnolo Podemos, l'HDP è un partito socialdemocratico che nasce della causa curda con la promessa di perseguire la pace con il Pkk e porre fine alle discriminazioni etniche, religiose e di genere. Ha un programma fondato sui diritti delle minoranze, delle donne e della comunità omosessuale, è stato fondato del 2012 ed è co-presieduto da Selahattin Demirtas, stella nascente della politica turca, e Figen Yüksekdag. E' l'unico in Turchia ad avere la metà dei candidati donne. Il partito si è presentato per la prima volta al voto di giugno ottenendo 80 e seggi e il 13% dei consensi. In precedenza i candidati filocurdi correvano come indipendenti per aggirare la soglia del 10%.

I sondaggi
In base ai sondaggi l'esito del voto di domenica dovrebbe ricalcare quello del 7 giugno, confermando l'Akp come primo partito senza maggioranza assoluta. Tutto dipenderà dalla performance dell'Hdp, che pur con una lieve perdita di voti, dovrebbe riuscire a superare il 10%. Nel caso fallisse, lo scenario cambierebbe radicalmente. Mettendo a confronto gli ultimi sondaggi, l'Akp continua ad oscillare tra il 40% e il 43%, Chp sembra aver acquistato quota (da 2 a 5 punti percentuali), mentre i nazionalisti del Mhp e i filo-curdi dell'Hdp (ma soprattutto i primi) avrebbero subito un calo di circa 1-2 punti percentuali. Gli analisti concordano sul fatto che l'Hdp ha ormai formato una base di sostenitori (soprattutto l'elettorato curdo) che gli consentirà di mantenersi al di sopra dello sbarramento del 10%.

(Con fonte Askanews)