14 maggio 2021
Aggiornato 03:30
Non si era fermato all'alt

Migranti, profugo ucciso da guardia bulgara: ombra sull'accordo Ue-Ankara

Il profugo ucciso da una guardia di frontiera in Bulgaria appanna la notizia dell'accordo con Ankara

ROMA - Poteva essere una giornata positiva nella lunga partita imbastita dall'Unione europea per riuscire a gestire l'ondata migratoria. Invece un episodio avvenuto nella notte, al confine tra Turchia e Bulgaria, ha offuscato l'annuncio dell'atteso accordo con Ankara: per la prima volta un profugo - per la precisione un afgano - è stato ucciso da una guardia di frontiera.

Rincrescimento
Il presidente bulgaro Rosen Plevneliev ha espresso «profondo rincrescimento» per l'episodio e ha chiesto «misure urgenti» per affrontare la crisi dei migranti. La posizione di Sofia è che l'uomo, entrato illegalmente nel paese in un gruppo di 54 intercettato da una pattuglia nelle vicinanze della città frontaliera di Sredets, non si è fermato all'alt e ha opposte resistenza. Il ministro dell'Interno Georgy Kostov ha affermato che le guardie hanno sparato in aria per fermare i migranti, ma un proiettile in ricaduta ha colpito l'afgano, che è poi deceduto mentre veniva trasportato in ospedale.

Notizia scioccante
La notizia è stata scioccante e ha costretto il primo ministro Boiko Borisov ad abbandonare il Consiglio europeo che s'è protratto ieri notte a Bruxelles, e che aveva come tema principalmente la questione dei migranti. In quel contesto è stato annunciato l'atteso accordo con la Turchia per la gestione dei migranti che attraversano il mare per arrivare in Europa. Ankara s'è impegnata a prendere misure contro i trafficanti di uonmini e per aiutare i profughi del conflitto siriano. In cambio i leader europei hanno concordato di dare più fondi ai turchi per affrontare il problema e accelerare le procedure per arrivare a una cancellazione della limitazione sui visti.

Passi avanti
L'accordo è stato raggiunto dopo una visita di membri della Commissione europea in Turchia, che sono riusciti a convincere il governo a sostenere il piano, dopo che la scorsa settimana il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato a Bruxelles. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha definito il patto «un grande passo avanti», ma ha sottolineato che «un accordo con l Turchia ha senso solo se effettivamente riuscirà a contenere il flusso di profughi».

I commenti di Erdogan
In effetti l'accordo, in sé, non risolve tutto e non rappresenta una sostanziale svolta nei rapporti con Ankara. «Annunciano che prenderanno 30mila-40mila rifugiati e vengono nominati per il Nobel. Noi ne ospitiamo due milioni e mezzo e nessuno se ne importa», ha commentato oggi Erdogan, lamentando che la Turchia ha dovuto già spendere 7 miliardi di euro per ospitare i rifugiati. Si tratta di 2,2 milioni di persone scappate in quattro anni e mezzo di conflitto, a cui vanno aggiunti 300mila iracheni. «Mi dicono: 'Non possiamo fare senza la Turchia'. E' chiaro, ma loro non sono chiari. Perché non ci fate entrare nell'Ue», ha detto ancora il presidente turco, facendo riferimento al processo d'integrazione di Ankara, da tempo impantanato.

Altre divisioni
Accanto alla divisione con la Turchia, poi c'è l'altra frattura tra chi segue la via dell'accoglienza e chi, in Europa, si è fatto campione di questa linea il primo ministro ungherese Viktor Orban, che ha ribadito in un'intervista al settimanale tedesco Focus il suo «no» ai migranti di religione islamica - perché «l'Islam non appartiene all'Europa» - e che ha fatto costruire lungo i confini con la Serbia l'ormai famosa barriera di filo spinato. Accanto a Budapest si sono raggruppati diversi paesi della cosiddetta Nuova Europa: Slovacchia, Repubblica ceca, Polonia. Il cui ex primo ministro è oggi presidente del Consiglio europeo.

Tensione tra i leader
Questa frattura si manifesta anche nel clima di tensione che emerge tra i leader. Ultimo caso ha visto protagonista il presidente del Consiglio Matteo Renzi in polemica proprio con Tusk. Nel suo intervento al Parlamento europeo a Strasburgo il 6 ottobre scorso, quando aveva accomunato nella sua critica per le risposte alla crisi migratoria Ungheria e Italia, richiamandole alle proprie responsabilità nei confronti dell'Europa. Diversi esponenti del Pd nell'Europarlamento avevano subito rilevato che Tusk metteva così sullo stesso piano «chi costruisce muri e mette fili spinati e chi salva le vite in mare». Renzi, nel Consiglio, ha ripreso quelle critiche, esprimendole direttamente durante il vertice di ieri: «Le frasi che Tusk ha usato in Parlamento europeo non sono state le più idonee non tanto verso il governo, quanto verso il popolo italiano, che in questi mesi ha fatto un lavoro straordinario, salvando decine di migliaia di persone; parole non rispettose dei suoi sforzi».

Il flusso continua
In questo clima difficile, il flusso di migranti non sembra fermarsi. Secondo quanto ha riferito oggi l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) nel 2015 sono arrivati in Europa 613mila migranti. Tra questi, 473mila sono sbarcati in Grecia, 137mila in Italia.

(Con fonte Askanews)