4 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Discorso europeista coraggioso, senza concessioni a populismi

Rifugiati, il succo del discorso di Juncker: Ue faccia rima con solidarietà e coraggio

Il discorso di ieri di Jean Claude Juncker sullo stato dell'Unione - in massima parte dedicato alla crisi dei rifugiati - non ha deluso le aspettative

STRASBURGO - Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, non ha deluso le aspettative - che erano alte - con il suo primo discorso «sullo stato dell'Unione», dedicato in massima parte alla crisi dei rifugiati, davanti all'europarlamento ieri a Strasburgo.

Discorso fortemente europeista
È stato un discorso forte, coraggioso, appassionato, all'altezza della sfida. Il discorso di un europeista della prima ora, l'uomo politico dell'Ue con la più lunga esperienza di governo, e il primo presidente della Commissione eletto in base ai risultati delle elezioni europee, e non di nomina puramente intergovernativa. Forte di questa sua legittimità, della sua fede nel «metodo comunitario», della sua esperienza di leader che guida l'opinione pubblica e non si fa condizionare dai sondaggi in cui non crede, e con la sua sensibilità sociale da vecchio democristiano, Juncker ha colpito duro, senza fare alcuna concessione ai populismi e alle sparate demagogiche della destra nazionalista.

Solidarietà e coraggio
Gli è stato chiesto, durante la conferenza stampa seguita al discorso, quale fosse il messaggio, in due parole, che voleva dare all'Europa: «Solidarietà e coraggio», ha risposto. «L'Unione europea - ha sottolineato - non va bene perché in essa non c'è abbastanza unione e non c'è abbastanza Europa». La risposta alla crisi dei rifugiati, ha aggiunto, «è la priorità assoluta dell'Ue oggi».

Non è il momento della paura
«Dall'inizio dell'anno, 500mila persone sono venute in Europa, per lo più fuggendo la guerra in Siria, il terrore instaurato dallo Stato islamico o la dittatura in Eritrea. Gli Stati membri più toccati sono la Grecia, con più di 213mila rifugiati, l'Ungheria con più di 145mila e l'Italia con più di 115mila. Queste cifre sono impressionanti, per alcuni paurose. Ma questo - ha sottolineato il presidente della Commissione - non è il momento di lasciare esprimere la paura; è l'ora di un'azione audace, determinata e concertata dell'Unione europea, delle sue istituzioni e dei suoi Stati membri. È innanzitutto - ha aggiunto - una questione di umanità e di dignità umana, e per l'Europa è anche una questione di giustizia riguardo alla propria storia. Noi, gli europei - ha osservato - dobbiamo ricordare che l'Europa è un continente in cui quasi tutti un giorno sono stati dei rifugiati. La nostra storia comune è segnata da questi milioni di europei che hanno fuggito le persecuzioni religiose o politiche, le guerre, la dittatura o l'oppressione»

Manteniamo le proporzioni
Poi, ribaltando i discorsi anti-immigrati dei populisti, Juncker ha rivendicato la fierezza che l'Europa deve sentire per essere vista dai rifugiati del Medio Oriente e dell'Africa come terra di accoglienza, di speranza, pace e stabilità, e di prosperità nonostante la crisi attuale. «Non possiamo accogliere tutta la miseria del mondo», ha detto il presidente della Commissione ripetendo una frase tipica dei discorsi anti-immigrati. «È vero - ha ammesso - ma manteniamo le proporzioni: il flusso attuale di rifugiati in Europa è senza precedenti, ma rappresenta solo lo 0,11% della popolazione totale dell'Ue. In Libano, invece, i rifugiati rappresentano il 25% della popolazione in un paese che è cinque volte meno ricco dell'Ue».

Muri controproducenti
«Possiamo costruire dei muri, erigere delle barriere, ma - ha detto ancora Juncker - immaginate per un istante di ritrovarvi voi nella situazione dei rifugiati, con il vostro bambino in braccio, e tutto il vostro universo quotidiano che crolla: non c'è prezzo che non sareste disposti a pagare, non ci sono muro o mari o frontiere che non sareste pronti ad attraversare per fuggire la guerra o la barbarie del cosiddetto 'Stato islamico'. È dunque il momento di agire per gestire la crisi dei rifugiati, non ci sono alternative», ha affermato Juncker.

Qual è la vera Europa?
«Non vorrei far credere - ha continuato il presidente della Commissione - che la crisi dei rifugiati sarà risolta rapidamente, non è questo il caso. Ma respingere le imbarcazioni che arrivano nei nostri porti, appiccare il fuoco ai campi dei rifugiati o ignorare le persone che sono in miseria e abbandonate a se stesse, questa non è l'Europa. L'Europa è il panettiere di Kos che regala panini ai rifugiati affamati e spossati; l'Europa sono gli studenti che a Monaco e a Passau portano vestiti e offrono aiuto ai rifugiati in arrivo; l'Europa è la gente che alla stazione di Monaco accoglie con applausi i treni dei rifugiati. È in questa Europa che io voglio vivere. L'Europa in cui voglio vivere è quella incarnata da queste persone. L'Europa in cui non vorrei mai vivere - ha concluso Juncker - è quella di chi rifiuta di portare aiuto alle persone che ne hanno bisogno». fonte askanews)

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