24 luglio 2019
Aggiornato 07:00
Il ministro delle Finanze è volato a San Francisco per trattare con i creditori

Sull'Ucraina lo spettro del default

L'impressione che l'ex repubblica sovietica sia davvero sull'orlo del baratro è stata confermata all'inizio di agosto dal Fondo monetario che ha parlato di incertezze significative per il piano di salvataggio

KIEV (askanews) - Il conflitto nel Donbass e l'incertezza politica in un sistema che dopo la rivoluzione di Euromaidan dello scorso anno è ancora affetto dai vizi di sempre, dalle pressioni degli oligarchi alla corruzione dilagante, minacciano la già fragile stabilità dell'economia ucraina. E se il braccio di ferro con i creditori internazionali per la ristrutturazione del debito che è ancora in corso non sarà risolto con un compromesso, lo spettro del default si fa per Kiev sempre più reale.

Kiev è con l'acqua alla gola
Questa settimana il ministro delle finanze ucraino Natalia Yaresko è volata a San Francisco, in California, per colloqui diretti con i rappresentanti di Franklin Templeton, principale creditore e fondo che detiene la gran parte degli 8,9 miliardi di dollari in bond ucraini, circa i due terzi degli oltre 15 miliardi di debito estero che deve essere appianato nei prossimi quattro anni. Le prime scadenze sono alle porte, a partire dal 23 agosto (60 milioni di dollari) e soprattutto il 23 settembre (500 milioni). Kiev è con l'acqua alla gola, a corto di liquidità, ma fino ad ora il gruppo di creditori, che comprende oltre gli americani di Templeton, Tcw e Rowe Price, anche i brasiliani di BTG Pactual, non ha dato cenni di voler mollare la corda.

L'appello di Soros
Di fronte a un taglio del 40% del debito proposto dalla parte ucraina è stato offerto un haircut tra il 5 e il 10% e a nulla appare essere servito per ora il consiglio di George Soros, arrivato nel bel mezzo delle trattative dalle colonne del Wall Street Journal: il miliardario noto per il suo supporto alle economie postsovietiche ha spezzato la sua lancia nei confronti di Kiev invitando a tagli consistenti per un paese messo a dura prova dalla guerra strisciante con la Russia. L'accordo con i creditori privati è un passo fondamentale per evitare che l'Ucraina arrivi al default, da mesi ormai dietro l'angolo ed evitato solo grazie alle misure di tamponamento adottate tramite gli aiuti internazionali di Fondo Monetario, Stati Uniti ed Unione Europea.

Secondo Transparency l'Ucraina è il paese più corrotto d'Europa
Il programma di circa 40 miliardi di dollari complessivi sino al 2018 avviato lo scorso anno è però stato messo subito a dura prova dalla situazione reale nel paese e dai riflessi del conflitto nel sudest. Nel primo trimestre del 2015 l'economia ucraina è crollata del 17,6% dopo che nel 2014 era caduta del 6,8%. Per la fine dell'anno in corso l'Fmi prevede un calo del 9%, ma se il Donbass rimarrà un nodo irrisolto, è probabile che vi saranno correzioni in negativo, così come per le previsioni per il 2016 che al momento danno un'ottimistica crescita tra il 2 e il 3%. Già con la crisi del 2008-09 il pil ucraino era precipitato del 15% e l'economia, sia nell'ultimo biennio sotto la presidenza di Victor Yushchenko che poi tra il 2010 e la fine del 2013 sotto Victor Yanukovich, non si è mai veramente ripresa. Il sistema oligarchico e la corruzione cronica - secondo Transparency International l'Ucraina è il paese più corrotto in Europa, al 142esimo posto su 175 al mondo - rimangono problemi enormi dai quali anche la nuova élite arrivata al potere lo scorso anno non è riuscita a liberarsi.

Dagli Usa e dall'Ue aiuti deboli e insufficienti
L'impressione che l'ex repubblica sovietica sia davvero sull'orlo del baratro è stata confermata all'inizio di agosto dal Fondo monetario che ha parlato di incertezze significative per il piano di salvataggio, messo a repentaglio dai soliti fattori che potrebbero sovrapporsi alla nuova escalation nel Donbass. Nonostante gli accordi di Minsk siglati a febbraio, nelle ultime settimane si è assistito a violenti scontri tra separatisti filorussi e truppe governative che potrebbero preludere a un pericoloso allargamento del conflitto, aprendo scenari così catastrofici. Anche per questo, oltre al difficile processo con i creditori privati, Kiev è di fronte alle titubanze del Fondo, che sino ad ora ha concesso due tranche per complessivi 6,8 miliardi di dollari, e soprattutto di Unione Europea e Stati Uniti: Bruxelles si è impegnata con soli 1,8 miliardi di dollari per il 2015 e 700 milioni per il 2016, Washington ha concesso 2 miliardi. Secondo alcuni analisti si tratta di deboli aiuti a confronto di quello di cui in realtà l'Ucraina avrebbe bisogno e soprattutto rispetto al sostegno promesso dopo la rivoluzione del 2014.