19 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Descalzi: intesa su crediti Eni per Darquain. Ora nuovi contratti

Rohani presto a Roma, semaforo verde per l'Italia in Iran

Il presidente iraniano Hassan Rohani sarà presto in Italia. Il leader della Repubblica islamica potrebbe arrivare già nelle prossime settimane su invito del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Italia in prima linea nella ripresa dell'interscambio con Teheran?

TEHERAN (askanews) - Il presidente iraniano Hassan Rohani sarà presto in Italia. Il leader della Repubblica islamica potrebbe arrivare già «nelle prossime settimane» su invito del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Non c'è ancora una data certa, «gli iraniani la comunicheranno presto», ma il nostro Paese potrebbe essere il primo in Europa a ricevere il capo dello Stato iraniano dopo lo storico accordo del 14 luglio ul programma nucleare.

Lettera da Renzi
«Al presidente Rohani ho consegnato la lettera di invito del presidente del Consiglio Renzi a venire a Roma nelle prossime settimane, appena sarà possibile. Un invito che il presidente ha accolto volentieri. Ci faranno sapere al più presto una data», ha confermato Gentiloni, che conclude oggi una missione di due giorni a Teheran con la collega dello Sviluppo economico Federica Guidi e un gruppo di imprenditori italiani. Una visita, quella che Rohani compirà in Italia, che conferma «l'intensità delle relazioni tra i due Paesi», che hanno radici profonde sul piano «politico, economico e culturale». E che servirà a rafforzare i rapporti di amicizia tra Roma e Teheran, mai venuti meno anche negli anni più difficili.

Passate relazioni con l'Italia un tesoro
«Durante la guerra (con l'Iraq, ndr) abbiamo sempre saputo quali Paesi sostenevano l'oppressore», ha confermato il presidente del Consiglio supremo del discernimento, Hashemi Rafsanjani, esprimendo apprezzamento per la vicinanza italiana. Insomma, le relazioni passate tra Iran e Italia sono «un tesoro» da cui ripartire nell'era post sanzioni e per riprendere e rafforzare le relazioni politiche, diplomatiche e commerciali con Teheran. A cominciare da settori come «autostrade, alta velocità ferroviaria, oil and gas e sanità». E' stato lo stesso Rohani a indicare le aree di «maggiore interesse» per la Repubblica islamica, mentre il ministro Guidi ha fissato un obiettivo chiaro: arrivare a un futuro che porti i due Paesi «ad avere lo stesso livello di interscambio commerciale del passato, probabilmente anche di più e meglio distribuito tra i vari settori industriali». La soglia è quella dei 7 miliardi. «Credo che sia un numero, potrà essere anche di più. Dipende dalle dinamiche con cui le sanzioni verranno tolte e da quale sarà il livello di implementazione dei nuovi accordi», ha commentato il ministro.

Semaforo verde per l'Italia
Insomma da Teheran è arrivata «una luce verde per la futura presenza delle società produttrici" italiane nella Repubblica islamica. «Abbiamo invitato le aziende italiane a una presenza per il settore petrolchimico, petrolio e gas», ha detto il ministro del Petrolio Beijan Zanganeh ai giornalisti, mentre pochi metri più in là Federica Guidi commentava con una battuta: «E' come se fosse stato tolto un tappo a una pentola che bolliva da anni». Certo, restano da risolvere alcune divergenze tra Teheran e l'Eni su qualche «situazione pendente» (800 milioni di crediti che l'Eni vanta con l'Iran) e sulle modalità dei contratti: l'Iran utilizza quelli in buy-back, che prevedono un pagamento delle compagnie in barili di petrolio, a prescindere dall'entità del loro investimento. Ma anche in questa direzione si stanno compiendo dei progressi, al punto che l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi - anche lui oggi a Teheran - si è detto «molto fiducioso». Sul capitolo dei crediti legati al giacimento di Darquain «l'accordo» con l'Iran «è stato trovato», ha confermato l'ad. «Adesso è una questione di tempi, spero che i tempi siano rapidi, ma sono molto fiducioso», ha aggiunto.

Ritorno dell'Eni in Iran?
Quanto alla modifica delle condizioni dei contratti, è certamente un problema che tutte le grandi major pongono e sarà «una delle condizioni» per il ritorno dell'Eni in Iran, hanno ribadito Descalzi e Guidi. Mentre il titolare della Farnesina ha spiegato che il tema è stato affrontato anche nella sua ultima visita a Teheran, a fine febbraio. «Cinque mesi fa abbiamo affrontato il tema dei contratti in buy-back e delle pendenze Eni, abbiamo avuto prime risposte, anche se non ancora definitive. Quello che è accaduto in questi cinque mesi è molto positivo e penso che quello che accadrà in seguito lo sarà ancora di più», ha detto Gentiloni. E a conferma di questo, il ministro Zanganeh ha confermato che Teheran «ha messo a punto nuovi modelli contrattuali molto più attraenti per le major petrolifere che verranno presentati a Londra a dicembre».

Compromesso win-win
«E' un passaggio cruciale» affinché l'Eni torni in Iran, gli ha fatto eco Descalzi. Quanto ai modelli di riferimento, l'ad del Cane a sei zampe ha commentato: «noi facciamo riferimento ai modelli che usiamo, il Psc (Production sharing contract) e il Concession Agreement, loro fanno riferimento a modelli vicini al Service Agreement. L'importante e' trovare un compromesso che sia win-win, che non faccia perdere nessuno e che faccia guadagnare entrambe le parti». In ogni caso, l'Eni non teme la concorrenza in Iran. «Non ho timori, la concorrenza per me è quella di riuscire a trovare contratti corretti. Siamo stati l'unica società che e' rimasta e che ha sviluppato un campo durante l'embargo e le sanzioni. Credo che questo sia un fatto fondamentale. L'Iran è un paese molto grande, con grandissime potenzialità e credo che ci sia posto per chiunque voglia lavorare in modo serio. Ci sono tante cose da condividere», ha commentato Descalzi.