23 marzo 2019
Aggiornato 00:00
Relazioni internazionali | USA-Etiopia

«Etiopia, Obama manda messaggio sbagliato»

Questa l'opinione di Bronwyn Bruton, vicedirettore dell'Africa Center del think tank americano Atlantic Council, ed esperta del Corno d'Africa.

ROMA (askanews) - Barack Obama ha deciso di visitare l'Etiopia perchè «è un alleato chiave nella regione sul fronte della sicurezza», ma la sua visita rischia di «mandare un messaggio sbagliato». Questa l'opinione di Bronwyn Bruton, vicedirettore dell'Africa Center del think tank americano Atlantic Council, ed esperta del Corno d'Africa.
Obama è giunto ieri sera ad Addis Abeba, dopo la tappa in Kenya; oggi ha in agenda un mini-summit sulla crisi in Sud Sudan e incontri bilaterali con il governo etiope, mentre domani interverrà davanti all'Unione africana, che ha sede nella capitale etiope.

In un'intervista via email ad askanews, Bruton ha evidenziato come Obama arrivi nel Paese del Corno d'Africa a soli due mesi dalle «elezioni vinte dal partito di governo con il 100% dei voti e a soli pochi giorni dalla condanna di 18 attivisti musulmani per terrorismo». Secondo l'analista, le autorità americane «sono allarmate dalle crescenti tensioni etniche e politiche in Etiopia, così come dal rapido deterioramento dei diritti umani e delle libertà civili», e «forse sperano che Obama possa spingere il governo etiope verso la giusta direzione».

Ma Bruton si dice scettica a riguardo: «La sua visita, sfortunatamente, manda il messaggio sbagliato e secondo me è probabile che abbia l'effetto opposto».

La decisione di Obama di visitare l'Etiopia ha suscitato forti proteste nelle scorse settimane da parte degli attivisti per i diritti umani, tanto che Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato come la tappa ad Addis Abeba del presidente «vada contro gli obiettivi e gli impegni assunti da questa amministrazione quando si tratta di sostegno ai diritti umani, allo stato di diritto e alla buona governance in Africa e altrove».

Nelle scorse settimane, prima dell'arrivo di Obama, le autorità etiopi hanno liberato cinque giornalisti e blogger arrestati nell'aprile del 2014 con l'accusa di progettare attentati terroristici e di collaborare con il gruppo di opposizione Ginbot 7, ma altri blogger e giornalisti, 12 secondo Hrw, sarebbero ancora in carcere, la maggior parte dei quali con l'accusa di terrorismo. Anche diversi studenti Oromo si trovano ancora in carcere, dal maggio 2014, dopo la brutale repressione lanciata dalle autorità contro le proteste organizzate nelle università contro il piano di sviluppo di Addis Abeba, che prevede l'annessione di località Oromo vicine alla capitale. Durante la repressione, secondo i dati del governo, furono 11 le persone rimaste uccise, ma altre fonti hanno riferito di 50 morti.

Prima della partenza per l'Africa, il consigliere per la Sicurezza nazionale americana, Susan Rice, ha dichiarato che Obama non esiterà a sollevare questioni difficili con la sua controparte, e oggi un leader dell'opposizione etiope ha lanciato un appello a Obama perchè chieda il riconoscimento di maggiori libertà politiche, previste dalla Costituzione, nel suo incontro bilaterale in programma oggi con il premier Hailemariam Desalegn.

L'ex presidente del Partito di Unità per la democrazia e la giustizia (Udjp), Gizachew Shiferaw, ha denunciato la propria inagibilità politica, dovuta alla repressione governativa ai danni di opposizione, media indipendenti e gruppi della società civile.

«L'attuale scenario politico è completamento chiuso. Non c'è spazio politico. Per una nazione come l'Etiopia, abbiamo bisogno di poter operare in modo democratico. Attualmente le istituzioni democratiche sono completamente controllate dal partito di governo. L'opposizione politica non è in grado di funzionare. Non possono organizzare incontri pubblici, non possono tenere incontri nelle città, non possono prendere in affitto uffici dove insediare le loro sedi locali. Insomma, non riescono ad agire come previsto dalla Costituzione», ha detto Shiferaw a Voice of America.

«Non ci sono mass-media indipendenti - ha proseguito - la maggior parte dei giornalisti indipendenti sono stati arrestati, molti hanno lasciato il Paese. Quindi di fatto noi non riusciamo ad avere una lettura equilibrata da parte dei media controllati dall'attuale governo». E anche il sistema giudiziario non offre garanzie, perchè diventato uno strumento politico in mano al governo, ha aggiunto il leader dell'opposizione.

«Il mio messaggio è che dobbiamo avere istituzioni democratiche quando si tratta del sistema giudiziario, dei media, della commissione elettorale, e anche della società civile - ha concluso Shiferaw - noi vogliamo che queste istituzioni democratiche siano indipendenti, libere. Se queste istituzioni democratiche funzionassero, credo che il popolo etiope sarebbe meglio informato su come eleggere il proprio governo».