22 ottobre 2021
Aggiornato 23:30
Atene strappa il primato all'Italia

Crisi dentro la crisi: boom di sbarchi in Grecia (e l’Europa chiude gli occhi)

Sono ore drammatiche per la Grecia. Come se non bastasse, c'è il rischio che Atene debba gestire un crisi umanitaria dentro a quella già in corso. Secondo l'UNHCR, dall'inizio del 2015 il Paese è investito da un vero boom di sbarchi dal Mediterraneo, superando l'Italia, ma è del tutto incapace di farvi fronte. Dov'è l'Europa?

ATENE – Si dice che le disgrazie non arrivino mai da sole, e il proverbio potrebbe valere per la Grecia. Perché mentre Atene è nel caos, sulle coste del Paese gli sbarchi di migranti non sono mai stati così numerosi, al punto che la Grecia ha strappato il primato all’Italia. A sostenerlo è l’ultimo report dell’UNHCR, che ha sottolineato come, nell’arco dei primi mesi del 2015, siano sbarcate in Grecia 28.000 persone, 500 in più rispetto a quelle rovesciatesi sulle nostre coste. Una crisi che si aggiunge alla crisi: non stupisce, dunque, che Atene si mostri totalmente inadeguata nel gestire i flussi e dell’accoglienza.

Atene non ha le infrastrutture per accogliere
La Grecia «non ha le infrastrutture e i servizi per far fronte ai bisogni primari dei profughi che arrivano», si legge nel rapporto. «In molte località le condizioni di accoglienza erano già insufficienti, e le autorità devono fronteggiare molti limiti per rispondere all’aumento del flusso». Per l’UNHCR la Grecia avrebbe bisogno di aiuto per migliorare le sue capacità di accoglienza e asilo. Viene da dire che, in questo periodo, Atene ha «bisogno di aiuto» in un senso ben più generale, e il rischio è che ora si crei una crisi umanitaria dentro a quella già in corso. Il flusso di migranti via mare è significativamente aumentato dopo il 2012, quando il fu fortificato il confine con la Turchia per impedire gli attraversamenti. Così, nel 2013 il numero di rifugiati è più che triplicato (da 3.600 a 11.400), e nel 2014 è addirittura quadruplicato (43.500). Nei primi mesi del 2015, quel picco è stato superato del 55%.

Crisi nella crisi
I migranti che giungono in Grecia sono soprattutto siriani (57%) che fuggono dalla guerra: dunque, sono persone che hanno diritto – secondo le convenzioni internazionali – a chiedere asilo, e che – in base al sistema Dublino – dovrebbero farlo proprio in Grecia. Circostanza che, al momento attuale, sa quasi di ridicolo, se si pensa che il Paese, ormai insolvente, con le banche chiuse, un sistema sanitario al collasso e con più di un piede nel default, fa fatica a provvedere ai suoi stessi cittadini. E’ quindi evidente che la mera ridistribuzione di 16.000 richiedenti asilo dalla Grecia (oltre ad altri 24.000 dall’Italia) approvata qualche giorno fa non basta. A testimoniarlo, il fatto che il 20% di questi siriani non ha regolare accesso alla toilette, il 30% non dispone di materassi, più della metà non ha accesso alle docce  e circa il 70% non riceve i basilari servizi di igiene. Ma intanto, il resto dell’Europa chiude le frontiere e costruisce muri.

Europa inadeguata (ancora una volta)
Secondo l’UNHCR, la totale inadeguatezza dei sistemi di accoglienza per i migranti che giungono dal Mediterraneo è sintomo della mancanza di coordinamento europea di fronte a una situazione che, con l’arrivo dell’estate, si fa sempre più complessa. Nonostante mesi di discussioni intorno all’«agenda immigrazione», che avrebbero dovuto portare a un approccio realmente condiviso al problema, siamo ancora praticamente allo stesso punto, almeno per quel che riguarda le politiche d’asilo: il punto in cui, sostiene l’UNHCR, «le capacità e le condizioni di accoglienza» in Europa «restano fortemente inadeguate». Ancora in prima linea ad affrontare l’emergenza i Paesi del Sud Europa, quali l’Italia e la Grecia. Una Grecia che, al momento, avrebbe anche altro a cui pensare.