20 novembre 2019
Aggiornato 17:00
La crisi ucraina

Nella palude politica di Kiev tanti vecchi oligarchi

Se la «rivoluzione» del febbraio 2014 ha spazzato l'ex presidente Victor Yanukovich e buon parte del suo clan famigliare e degli alleati più stretti, i meccanismi del sistema oligarchico ucraino politico ed economico sono rimasti invece sostanzialmente intatti.

KIEV (askanews) - Oltre che con gli accordi di Minsk appesi a un filo e con il default economico dietro l'angolo, Kiev deve fare i conti anche con i fantasmi del passato. Se la «rivoluzione» del febbraio 2014 ha spazzato l'ex presidente Victor Yanukovich e buon parte del suo clan famigliare e degli alleati più stretti, i meccanismi del sistema oligarchico ucraino politico ed economico sono rimasti invece sostanzialmente intatti. La nuova élite al potere, bloccata dalla guerra del Donbass e praticamente immobile di fronte all'esigenza di riforme radicali, ha sino ad ora fallito nel compito di risollevare il Paese e il definitivo tracollo è stato evitato solo grazie al sostegno finanziario dell'Occidente.

Il tandem formato dal presidente Petro Poroshenko e dal premier Arseni Yatseniuk, già costituitosi sulle barricate di Maidan, è ancora al comando, ma sottoposto sia alle pressioni interne, dovute all'eterogeneità della maggioranza di governo e di quella parlamentare, che a quelle dell'opposizione, con la vecchia guardia un tempo fedele a Yanukovich che sta prendendo le misure per il possibile ritorno.

Come è fatto notare persino il settimanale progressista ed europeista Tyzhden «la nuova amministrazione non è stata in grado di neutralizzare le forze reazionarie e rendere così irreversibile il processo di rinnovamento politico». Il processo di lustrazione si è incagliato e i funzionari e i rappresentanti dei gruppi oligarchici continuano a costituire la spina dorsale di un sistema rimasto comunque corrotto, fatto che ha evidenziato anche Transparency International in un suo recente rapporto. Per Tyzhden così «la minaccia della reincarnazione del regime di Yanukovich sotto altre spoglie non è solo possibile, ma sempre più probabile».

Alla Rada il Blocco d'opposizione, in sostanza il vecchio Partito delle regioni di Yanukovich, è nettamente in minoranza (42 deputati), ma la coalizione governativa dove i partiti maggiori sono quelli di Poroshenko (144) e il Fronte popolare di Yatseniuk (82) non viaggia proprio con il vento in poppa.

Gli screzi con gli altri tre partiti dell'alleanza, Samopomich (Autoaiuto), il Partito radicale del nazionalista Oleg Lyashko e Patria di Yulia Tymoshenko, sono all'ordine del giorno. Nei giorni scorsi il presidente ha annunciato un rimpasto anche in vista delle elezioni locali programmate dopo l'estate, ma l'opposizione punta ormai alle elezioni politiche anticipate. Una prospettiva che potrebbe diventare reale se il governo collassasse e non si trovasse un'alternativa concreta al tavolo dei poteri forti.

Il Blocco degli eredi di Yanukovich è riunito intorno a Sergei Levochkin, ex capo dell'amministrazione del presidente e burattinaio che cura i rapporti con gli oligarchi in cerca di rivincita, Dmtri Firtash in prima fila. Anche Rinat Akhmetov, una volta il più potente e influente dei tycoon ucraini nonché grande sponsor di Yanukovich, starebbe affilando le armi e il suo fedelissimo Boris Kolesnikov sarebbe a capo del governo ombra che mira a ribaltare la situazione.

I tempi non sono però brevi, dato che i fattori esterni rimangono ancora determinanti perché il governo Yatseniuk non vada già ora a gambe all'aria, e secondo Tyzhden l'obbiettivo del Blocco d'opposizione è quello di andare alle urne fra poco meno di un anno, nella primavera del 2016, quando l'elettorato ucraino sarà di nuovo pronto se non per un rovesciamento dei fronti, almeno per un rimescolamento delle carte e la creazione di nuove o vecchie alleanze.