21 settembre 2019
Aggiornato 18:00
Da presentare al Consiglio di sicurezza Onu

Ecco la proposta italiana per sconfiggere i trafficanti

L'Italia sta lavorando alla proposta di risoluzione da presentare al Consiglio di Sicurezza Onu in merito alla lotta ai trafficanti. La strategia consisterebbe in operazioni di identificazione, sequestro e distruzione dei barconi, che contempli anche raid aerei e uso della forza. Ma su quest'ultimo punto la Russia si oppone: niente distruzione, solo arresti.

ROMA (askanews) - L'Italia sta lavorando con i suoi partner che siedono nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite «per una risoluzione basata sul capitolo 7 della carta Onu» capace di fornire «una cornice internazionale di certezza dal punto di vista legale per le operazioni» di «identificazione, sequestro e distruzione dei barconi» prima che siano utilizzati dagli scafisti. Il documento potrebbe essere pronto per la riunione del Consiglio il prossimo 18 maggio in modo da consentire le prime azioni già nel mese di giugno. Il tema della distruzione dei barconi dei trafficanti di vite umane è già stato affrontato in sede Ue nelle ultime settimane e al Consiglio europeo straordinario del 23 aprile.

Già approvata da quattro Paesi europei del Consiglio di Sicurezza Onu
La proposta, sotto forma di bozza di risoluzione, ha già ricevuto «il consenso dei quattro Paesi europei» del Consiglio di Sicurezza (Francia, Regno Unito, Spagna e Lituania), mentre sono in corso «contatti accentuati» con altri Stati membri (Usa, Russia e Cina) con potere di veto. Il documento dovrebbe essere presentato ufficialmente al Consiglio Onu il 18 maggio prossimo dal Regno Unito e dovrebbe fornire il quadro normativo e legale necessario alle iniziative di contrasto ai trafficanti di esseri umani, che sempre il 18 maggio a Bruxelles i ministri europei degli Affari esteri e della Difesa sperano di adottare.

Necessario il cappello Onu
«L'idea è quella di lanciare una missione a giugno e gli italiani sono pronti a fornire un quartier generale e un comandante all'operazione", ha riferito una fonte qualificata. «Abbiamo ottenuto dall'Unione europea un impegno per la lotta alla tratta di esseri umani, anche con l'affondamento dei barconi degli scafisti» prima che siano utilizzati dai migranti. «Su questo punto (il capo della diplomazia Ue) Federica Mogherini ha ottenuto un mandato ad agire, ma è necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza per poter operare in un quadro normativo di sicurezza», ha spiegato oggi alle Camere il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni. Lady Pesc sarà lunedì prossimo al Palazzo di Vetro a New York per par­te­ci­pare a una riu­nione del Con­si­glio di Sicu­rezza Onu e presentare le pro­po­ste con cui l'Europa intende con­tra­stare i mercanti di uomini.

Triplicato il budget per Triton
L'Ue ha deciso di rafforzare la sua operazione Triton di sorveglianza e salvataggio in mare, triplicando il suo budget, ma queste misure devono ancora entrare in vigore a seguito di alcuni problemi operativi. I Paesi che hanno deciso di partecipare, con l'Italia, alle operazioni per il soccorso e il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, dopo il vertice europeo straordinario del 23 aprile, sono al momento sette: Francia, Croazia, Germania, Regno Unito, Svezia, Norvegia e Slovenia. Allo stato attuale, il mandato di Triton impone di operare entro trenta miglia nautiche dalle coste europee, ma tutte le richieste di aiuto dei migranti alla deriva arrivano da aree ben al di là del limite imposto all'operazione Ue.

Possibile anche l'uso della forza
Il capitolo 7 della carta Onu, cui fa riferimento la proposta italiana di bozza di risoluzione, può prevedere, in ultima analisi, anche l'uso della forza. L'articolo 41 del capitolo in questione indica che il Consiglio di Sicurezza può decidere le misure da adottare per dare efficacia alle sue decisioni e può invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure. Se il Consiglio Onu ritiene che le misure previste nell'articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, «esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale». «Tale azione», si aggiunge, «può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni»

Riserve sui raid
In realtà, tra i 28 Paesi dell'Unione europea, sono numerose le riserve su eventuali raid aerei od operazioni nei porti libici, che potrebbero fare vittime civili e mettere in pericolo i delicati negoziati mediati dall'Onu per un accordo tra le parti e un governo di unità nazionale. Anche per questa ragione, l'Unione europea sarebbe propensa a un approccio graduale, cominciando ad esempio dalla messa a punto di una comune attività di intelligence sui trafficanti di esseri umani. Secondo una fonte diplomatica, «occorre fare di più per identificare le reti dei trafficanti, conoscerne i membri, reperire delle foto». A questo proposito, un'attività di sorveglianza aerea e tramite radar potrebbe essere messa a punto per integrare le informazioni reperite tramite intercettazioni telefoniche e operazioni di intelligence dalle navi impegnate nel Mediterraneo. L'Ue ritiene di poter agire senza un mandato delle Nazioni Unite contro le navi che non battono alcuna bandiera. In tutti gli altri casi, «per poter condurre operazioni» per «l'identificazione, il sequestro e la distruzione dei barconi» servirebbe invece «una risoluzione delle Nazioni unite basata sul capitolo 7 della carta Onu" capace di fornire "una cornice internazionale di certezza dal punto di vista legale», ha detto Gentiloni. In ogni caso, la Russia, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu e dunque con potere di veto, ha già espresso la sua contrarietà alla distruzione dei barconi con operazioni militari mirate. "La distruzione sarebbe troppo, gli arresti" degli scafisti "sono invece un'altra cosa", ha confermato l'ambasciatore di Mosca all'Ue, Vladimir Chizhov.