20 settembre 2019
Aggiornato 13:30
Dal governo sostenuto dalle milizie islamiste

Tripoli annuncia una lotta senza quartiere alla migrazione illegale

La lotta alla migrazione clandestina attraverso il territorio libico verso le coste italiane sarà "la prima priorità" del governo islamico di Tripoli che ha predisposto una serie di misure per fermare il preoccupante fenomeno. E' quanto ha annunciato il governo Salvezza Nazionale (NSG) sostenuto dalle milizie islamiste.

TRIPOLI (askanews) - La lotta alla migrazione clandestina attraverso il territorio libico verso le coste italiane sarà «la prima priorità» del governo islamico di Tripoli che ha predisposto una serie di misure per «fermare il preoccupante fenomeno». E' quanto ha annunciato il «governo Salvezza Nazionale» (NSG) sostenuto dalle milizie islamiste, il quale in un comunicato diffuso oggi sul suo sito web ufficiale ha reso noto le misure intraprese per non compromettere le relazioni del Paese Nord Africano con «i partner mediterranei».

Preoccupazione per la migrazione illegale
«Il governo di Unità nazionale - recita il comunicato - segue con profonda preoccupazione il fenomeno di migrazione illegale che passa attraverso il territorio libico verso l'Europa in generale e l'Italia in particolare e che provoca grandi sofferenze per i migranti, portando in gran parte dei casi all'annegamento ed alla morte un gran numero tra di loro».

Relazioni Libia-Sud Mediterraneo a rischio?
«La crescita di questo fenomeno - prosegue la nota - ha causato danni ai nostri partner del Mediterraneo, fatto che potrebbe avere effetti negativi alle storiche relazioni tra i libici e gli Stati del Sud del Mediterraneo». Nella riunione tenuta ieri dall'esecutivo di Tripoli per «porre fine al fenomeno», il governo islamico ha assegnato alle autorità locale per la migrazione illegale i seguenti misure da intraprendere: «Migliorare le condizioni di igiene e di vita dei detenuti fino alla loro deportazione»; «individuare siti convenienti in particolare per donne e bambini"; e "cercare di deportare i detenuti ai loro Paesi di origine».