19 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
A rischio l'unità della maggioranza di governo

La polveriera ucraina pronta ad esplodere

Non c'è pace per l'Ucraina. Il conflitto nel Sud-Est del Paese è apparentemente congelato, ma non mancano i segnali che, al contrario, è pronto a riesplodere. Attesi stravolgimenti politici dopo le festività di maggio: a rischio, la tenuta del governo del premier Arseni Yatseniuk, le cui carte sono ormai al ribasso.

KIEV (askanews) - Non c'è quiete per l'Ucraina, nè sul fronte nel Sud Est del Paese. Il conflitto nel Sud-Est del Paese è apparentemente congelato, ma non mancano i segnali che, al contrario, è pronto a riesplodere. A Kiev, contemporaneamente, si prepara un prossimo stravolgimento politico. Nella capitale già si fanno i nomi dei possibili nuovi capi del governo, con Yulia Tymoshenko e Volodymyr Groysman, fedelissimo di Poroshenko, in pole position.

Governo di Yatseniuk pronto al collasso
Il governo del premier Arseni Yatseniuk è vicino al collasso, minacciato dalle pressioni interne di una coalizione che pare arrivata al capolinea. Le guerre tra gli oligarchi, la catastrofica situazione economica e i vizi del vecchio sistema corrotto, insieme con nuove fibrillazioni e la scia di sangue dei recenti omicidi politici, delineano un quadro interno altamente instabile, al di fuori del contesto internazionale e slegato dai problemi del Sud Est e con la Russia. L'alleanza tra il Blocco del presidente Petro Poroshenko e il Fronte popolare guidato dal premier, i due maggiori partiti alla Rada, sembra ormai esaurita e secondo gli analisti nel migliore del casi il ricambio al vertice del governo è dietro l'angolo: in quello peggiore, se non si trovassero alternative parlamentari per una nuova coalizione, si aprirebbe la via anche per elezioni anticipate.

Elettorato ucraino deluso e sconfortato
L'elettorato ucraino è profondamente deluso dall'azione del primo ministro e del presidente, che nonostante i proclami non sono riusciti a mantenere le promesse di rinascita dopo la rivoluzione del febbraio dello scorso anno. Se la guerra negli oblast sudorientali ha avuto certo la sua parte nel rallentare il processo di cambiamento, la nuova élite si è incartata nei soliti giochi di potere. Il risultato emerge con chiarezza da un sondaggio secondo cui solo il 2,6% degli ucraini dà la piena fiducia al governo, l'8% al presidente, dati del Razumkov Center risalenti a fine marzo, peggiori addirittura di quelli degli ultimi tempi della coppia Mykola Azarov-Viktor Yanukovich, il premier e il presidente spodestati dalle proteste di piazza di poco più di un anno fa.

Unità della maggioranza di governo a rischio
L'unità della maggioranza di governo è da tempo a rischio e le divergenze tra i cinque partiti che la compongono sono emerse a singhiozzo fin da principio, da quando all'inizio di dicembre 2014 è nato il governo Yatseniuk II, sulle orme del primo formato nella primavera di un anno fa. I conflitti maggiori si sono avuto tra presidente e primo ministro, che nonostante l'unità di facciata, sono rappresentanti di diversi gruppi di potere in eterna concorrenza. E i problemi sono emersi dalle nomine sugli amministratori delle grandi aziende e nell'amministrazione ai rapporti con gli oligarchi, dalla gestione della crisi nel Donbass alle relazioni pericolose con i battaglioni di volontari. Blocco Poroshenko e Fronte Popolare avrebbero inoltre in realtà da soli la maggioranza alla Rada, ma al governo sono stati imbarcati sin dall'inizio il partito di Yulia Tymoshenko (Patria), quello dell'ex sindaco di Leopoli Andrei Sadovy (Auto aiuto) e del nazionalpopulista Oleg Lyashko. Le tre piccole formazioni hanno dimostrato insofferenza soprattutto nei confronti del primo ministro, finito nell'occhio del ciclone dopo le accuse di corruzione da parte dell'ex capo del servizio statale di ispezione finanziaria Nikolai Gordienko.

Yatseniuk accusato di corruzione
Vere o meno, le rivelazioni fatte da Gordienko appena dopo la sua sostituzione nell'ambito della solita divisione di poltrone, hanno messo in forte imbarazzo l'intera compagine governtativa. Poroshenko continua per il momento a dare fiducia a Yatseniuk, ma l'aria a Kiev si è fatta davvero pesante. Le minacce di uscita dal governo dei tre partiti minori fanno parte del gioco politico, come ha affermato il politologo Volodymir Fesenko, ma è chiaro che rimanere al timone con una maggioranza risicata sarebbe per presidente e primo ministro una storia di breve periodo, considerati i compiti da affrontare, dalla sfida economica a quella delle riforme costituzionali. Ecco perché dietro le quinte si ragiona su possibili maggioranze e premier alternativi con nuovi vecchi e nuovi. In pole position, come quelli Yulia Tymoshenko, Volodymyr Groysman, fedelissimo di Poroshenko e attualmente vice primo ministro e Natalia Yaresko, ora alle Finanze.

Yatseniuk gioca al ribasso
Per l'analista Vadim Karasiov in realtà il nome di chi prenderà il timone del governo è relativamente importante, rispetto a come saranno i nuovi equilibri di fondo. Quello che è certo è che le carte di Yatseniuk sono ormai al ribasso, dopo aver perso anche in apparenza il supporto diretto dell'oligarca Igor Kolomoiksy, costretto alle dimissioni da governatore della regione di Dnirpopetrovsk proprio da Poroshenko. Secondo Fesenko, Yatseniuk avrebbe perso anche l'appoggio esterno degli Stati Uniti, che ora punterebbero su Poroshenko per mantenere la stabilità del Paese. Resta da vedere dunque come e quando arriveranno i primi avvicendamenti ufficiali che non ci saranno prima delle tradizionali festività di maggio, con l'anniversario del 70 anniversario della vittoria sovietica sul nazismo che nonostante gli screzi con la Russia verrà festeggiato a Kiev in pompa magna. Successivamente l'establishment ucraino dovrà trovare una nuova piattaforma dalla quale ripartire per evitare che il paese affondi tra le faide interne.