7 dicembre 2022
Aggiornato 15:30
Attentato Charlie Hebdo

Strage di Parigi: sangue, isteria, guerra

Francois Hollande, subito dopo la strage ha detto: «attentato alla nostra libertà». Io penso si sia trattato di un attentato alla pace mondiale, agli equilibri internazionali (ai pochi, precari equilibri che ancora esistono), a quel poco che resta di sovranità dell’Europa.

Il massacro di Parigi è la strattonata, forse finale, che punta a trascinare l’Europa in guerra. Non (solo) un atto di fanatismo, ma parte di un piano. Lo sono tutti gli atti di terrorismo di una grande importanza: questo fa parte di quella catena. L’ISIS è una trappola ben congegnate, quasi perfetta, come altre che sono già scattate in passato: 11 settembre, Londra, Madrid.

L’ho scritto diversi mesi, fa, prima dell’estate, in piena guerra di Ucraina: dovevamo aspettarci una grande provocazione in Europa. E’ arrivata, puntuale. Lo Stato Islamico è creatura inquinata. Il suo atto di nascita è dubbio e spurio. Le frequentazioni di Al Baghdadi con i servizi segreti americani e israeliani, con il senatore Mc Caine, con i servizi turchi si sposano con la domanda a cui troppi nostri commentatori non provano neppure a dare risposta: «chi paga?».

Chi paga un esercito di decine e decine di migliaia di uomini? Le loro armi, gli stipendi, la logistica, le comunicazioni, tutto? Sappiamo che non è la Russia. Se ci fosse anche solo un sospetto di questo genere potremmo stare certissimi che verrebbe immediatamente sbandierato dal mainstream occidentale. Sappiamo che non è l’Iran, poiché lo Stato Islamico è diretto precisamente contro Teheran. Restano dunque pochi candidati nel ruolo di generosi mecenati del terrorismo cosiddetto islamico. Che è dunque niente affatto solo «islamico».

E’ così evidente che sembrerebbe perfino inutile dirlo. Invece tutti parlano solo di «terrorismo islamico». C’è un grande incendio acceso. Sappiamo chi lo ha acceso. Ma guardiamo imbambolati le sue scintille periferiche. Certo, è possibile, è probabile che chi ha avviato l’incendio non sia in grado di controllare le sue propaggini. Ma è assai più probabile che guidi le più importanti conseguenze, quelle che meglio fanno il suo gioco.

In questo senso la trappola è ben congegnata anche sotto altri profili. In questi giorni ho visto le virulente reazioni alle poche righe che avevo scritto sulla mia pagina Facebook a proposito del terribile fatto di sangue contro Charlie Hebdo. Reazioni, appunto, isteriche, islamofobiche, razziste, brutali, che albergano in casa nostra, qui in Europa. Eserciti di cani arrabbiati, pronti a mordere dove ordina il padrone. Tori schiumanti di furia, che muovono le corne verso il nemico di turno, messo in bella vista dal mainstream perché sia esecrato. Poi verrà il momento in cui, all’ordine, seguirà il linciaggio. E’ questo che si sta preparando.

Piango i collegi giornalisti uccisi. Non amavo il loro lavoro, poiché li avevo visti immersi in battaglie che non condividevo. Ma è evidente che sono stati trasformati in vittime di un grande gioco. Com’è evidente che la muta di stupidi imbestialiti, che schiumano rabbia di fronte alle domande che mi pongo, altro non è che la massa di manovra, già pronta all’uso, che non pensa alla libertà ma alla violenza.

Sono gli stessi imbestialiti che non possono tollerare che ci si chieda: a chi giova tutto questo? Che non accettano di riconoscere il terribile puzzo di bruciato che emana da questo assassinio multiplo. A cominciare dagli (apparenti) errori di esecuzione, come quello del documento abbandonato sull’auto. Come il fatto immediatamente acquisito, che gli assassini erano ben noti da tempo ai servizi segreti francesi. E l’elenco è troppo lungo per riproporlo qui per intero.

Sono gli stessi imbestialiti che lo erano – e rimangono tali – perché ho documentato il colpo di stato di Kiev, perché ho smascherato coloro che hanno abbattuto il Boeing malaysiano il 17 luglio dell’anno scorso nel cielo di Ucraina. Non vogliono conoscere la verità perché ne hanno già pronta un’altra, quella che viene loro, volta a volta, instillata dai media dei Padroni dell’Universo. Per loro, dunque, non c’è bisogno di alcuna spiegazione, vittime come sono della «sindrome di Stoccolma»: amano il Grande Fratello, che ha già da tempo incatenato i loro cervelli.

Dunque dobbiamo temere non solo gli attentatori, che abbiamo potuto vedere con quanta freddezza e abilità sono andati all’assalto e sono fuggiti: professionisti, non kamikaze, riflettiamo anche su questo. Penso che dobbiamo temere l’esercito di imbestialiti manipolati che, in Europa, nostri vicini di casa, sono già pronti a entrare in guerra, anche se non sanno nemmeno contro chi vorranno combattere. Infatti non saranno loro a decidere chi è il nemico.

E più li sento gridare – sia costoro, sia quelli che a Parigi hanno fatto in modo che li si sentisse chiaro inneggiare ad Allah – più penso che il massacro di Parigi è stato pensato per trascinare l’Europa in guerra.