8 aprile 2020
Aggiornato 18:30
Amministrazione Obama

Hagel «frustrato» per la linea di Obama su Siria e Russia

Spuntano le lettere private di Chuck Hagel alla Casa Bianca, in cui il capo uscente del Pentagono esprimeva tutto il suo disagio sulla politica portata avanti dall'amministrazione Obama sul fronte delle azioni da intraprendere nei confronti della Russia e su quello della strategia da portare avanti in Siria.

NEW YORK - Le dimissioni di Chuck Hagel da segretario alla Difesa statunitense sono state presentate al culmine di un anno di critiche e tensioni, non solo tra l'amministrazione Obama e l'opinione pubblica sulla sicurezza nazionale e la gestione delle crisi internazionali, ma anche tra il ministro e il presidente, conosciute nei corridoi dei palazzi del potere e da molti giornalisti. Ora, quelle incomprensioni, in particolare su Russia e Siria, e la frustrazione di Hagel, messe su carta, sono state rivelate dal Wall Street Journal, che ha svelato i contenuti di due lettere private indirizzate dal segretario alla Difesa al presidente.
Nella prima, scritta circa due mesi fa, Hagel chiedeva nuove misure contro il presidente russo Vladimir Putin e maggiori sforzi per rassicurare i preoccupati alleati europei. Poco tempo dopo, il segretario alla difesa ha inviato una seconda lettera, chiedendo all'amministrazione di chiarire la sua strategia in Siria, dove si combatte l'avanzata degli estremisti sunniti dell'Isis mentre prosegue la battaglia, ora più debole, contro il presidente Bashar al-Assad, la cui deposizione è un obiettivo ormai messo da parte dall'Occidente.

FORTE DISAGIO - Si tratta di lettere - ha sottolineato il quotidiano - che mostrano il disagio del capo del Pentagono, tenuto sempre più a margine al momento di prendere le decisioni all'interno dal Consiglio per la sicurezza nazionale, il principale organo che assiste il presidente statunitense - che lo presiede - in materia di sicurezza nazionale e politica estera, composto dal vicepresidente, dai segretari di Stato, Tesoro, Difesa ed Energia, dal consigliere per la Sicurezza nazionale e dalle massime autorità militari e dell'intelligence, alle cui riunioni poi partecipano altri stretti collaboratori del presidente.
Hagel, in particolare, ha criticato più volte l'indecisione mostrata dal Consiglio per la sicurezza nazionale e la sua lentezza nel prendere le decisioni, oltre alle ingerenze della Casa Bianca nella gestione del dipartimento della Difesa. Una frustrazione comune ai suoi due predecessori al Pentagono, Leon Panetta (dal luglio 2011 alla fine del febbraio 2013) e Robert Gates (scelto nel dicembre 2006 da George W. Bush e rimasto in carica per i primi due anni e mezzo del primo mandato di Obama).

LA CRISI SIRIANA E RUSSA - Ora servirà trovare, e non sarà facile, una persona adatta e accettata dagli altri componenti del Consiglio per la sicurezza nazionale, un 'cerchio magico' di stretti e fidati collaboratori di Obama di cui Hagel non ha mai fatto parte. James Jeffrey, ex ambasciatore in Turchia e Iraq, ha detto di Hagel: «Il suo allontanamento non renderà le cose migliori perché non era la fonte dei problemi. I problemi sembrano essere più vicini al presidente».
La rottura tra Hagel e Obama avrebbe anche una data: il 30 agosto 2013, il giorno in cui il presidente, dopo un colloquio con il capo di gabinetto della Casa Bianca, Denis McDonough, informò il segretario alla Difesa della cancellazione del piano di bombardare Assad per il suo presunto uso di armi chimiche, il giorno prima dell'inizio dei raid. Hagel disse ai suoi collaboratori che era un voltafaccia che avrebbe danneggiato Washington nel mondo.
La sua frustrazione è poi cresciuta nel corso del 2014, con il dibattito infinito sul sostegno all'Ucraina contro la Russia, dopo la promessa pubblica di aiuti, che ha ulteriormente danneggiato l'immagine e la credibilità statunitense. Hagel ha provato ad avvertire Obama, in un colloquio privato, del bisogno di fare di più contro la Russia; gli Stati Uniti, secondo il capo del Pentagono, stavano passando da una crisi all'altra, incapaci di prendere una direzione.
Mosca, non il Medio Oriente, pone la maggiore minaccia nel lungo periodo alla sicurezza internazionale, secondo il capo del Pentagono. Lo scorso giovedì, mentre Hagel discuteva con McDonough delle sue dimissioni, il vicepresidente Joe Biden arrivava in Ucraina, insieme a tre sistemi radar che l'esercito di Kiev aspettava da tempo, per difendersi dagli attacchi russi. Hagel aveva più volte manifestato la propria frustrazione per il ritardo nella consegna dei sistemi radar, che l'Ucraina aveva richiesto in primavera.

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