24 giugno 2021
Aggiornato 13:30
Gli aiuti rischiano di non bastare

Ucraina, economia in ginocchio

Il presidente Petro Poroshenko e il premier Arseni Yatseniuk devono affrontare la situazione economica che in Ucraina si fa sempre più pesante. Il volume degli aiuti della comunità internazionale si aggira complessivamente intorno ai 17 miliardi di dollari per i prossimi due anni, ma il prolungamento della guerra nel sudest e gli effetti collaterali sull'intero sistema rischiano di rendere insuffi

KIEV - Oltre alla sfida di riportare la pace nel Donbass, il presidente Petro Poroshenko e il premier Arseni Yatseniuk devono affrontare la situazione economica che in Ucraina si fa sempre più pesante. Il volume degli aiuti della comunità internazionale si aggira complessivamente intorno ai 17 miliardi di dollari per i prossimi due anni, ma il prolungamento della guerra nel sudest e gli effetti collaterali sull'intero sistema rischiano di rendere insufficiente il programma approntato. Nei giorni scorsi il vice primo ministro Volodymyr Groysman ha richiesto l'adozione di una sorta di piano Marshall per evitare che l'ex repubblica sovietica cada definitivamente nel baratro.

Dopo il ricevimento della prima tranche di oltre 3 miliardi di dollari a maggio, Kiev si aspetta a breve la seconda di circa 1,5 miliardi. Il Fondo Monetario Internazionale ha appena concluso il 12 luglio una missione di quasi tre settimane in Ucraina, prolungata rispetto ai termini iniziali, ma non si è ancora espresso in merito. Sebbene il prolungamento della linea di finanziamenti sia scontato, già al momento del suo lancio il Fondo aveva sottolineato la possibilità che potesse essere rivisto in corsa, alla luce degli avvenimenti nel paese e della capacità del governo di avviare il processo di riforme concordato.

Secondo Basil Yurchishin, direttore del dipartimento economico del Razumkov Center di Kiev, l'espansione del conflitto nel Donbass penalizzerebbe ancor di più i fondamentali economici già negativi dell'economia ucraina. Per la fine dell'anno si prevede ora un calo del pil del 6-7% e un'inflazione al 16-17%, ma se le cose peggiorassero ulteriormente i numeri potrebbero ancora più catastrofici. È insomma solo una piccola consolazione che Standard&Poor's la scorsa settimana abbia rivisto al rialzo l'outlook sul credito ucraino, correggendo da negativo a stabile, visto che i problemi per Kiev sono molto ravvicinati.

Sulla capacità dell'Ucraina di risollevare la sua economia non pesa solo il conflitto nel sudest del paese, ma anche la capacità di presidente e governo di coordinare i piani di ristrutturazione dell'intero sistema economico. Un compito improbo di per sé, che risulta praticamente impossibile nell'attuale contesto.

Considerando anche il fatto che al di là delle direttive dell'esecutivo è il parlamento che deve approvare le leggi di riforma e sino ad ora non ha dato prova di coesione e velocità.

Dopo la rivoluzione di febbraio, la Rada non è stata rinnovata e in sostanza sono ancora i blocchi legati agli oligarchi e alle vecchie strutture di potere a gestire il valzer delle decisioni politiche. Le contrapposizioni tra i partiti governativi, che sostengono presidente e premier, sono anche alla base dello stallo che risulta in primo luogo evidente sulle promesse non ancora mantenute di riforma della costituzione.

Secondo Yurchishin la firma della parte politica dell'accordo di associazione con l'Unione Europa, avvenuto il 27 giugno, può essere un elemento positivo dal punto di vista psicologico, ma i problemi strutturali da risolvere sono enormi.

Anche il futuro delle relazioni con la Russia, sia in riferimento ai nodi commerciali ancora da sciogliere proprio in seguito alla creazione dello spazio economico comune tra Kiev e Bruxelles, sia all'eterna questione del gas ancora irrisolta, sarà determinante per la velocità della ripresa dello sviluppo in Ucraina.

Dopo che a giugno Gazprom ha bloccato le forniture di gas, richiedendo il pagamento dei debiti arretrati e quello per le commesse future, non è ancora stato trovato un accordo e i prossimi colloqui trilaterali tra Mosca, Kiev e Bruxelles per sbloccare la crisi si terranno non prima di agosto. Il debito di oltre 5 miliardi di dollari e il futuro prezzo che potrebbe aggirarsi sui 350 dollari per 1000 metri cubi, in linea con la media europea, graveranno ogni caso non poco sui malandati conti ucraini.