16 luglio 2019
Aggiornato 04:00
Tregua finita

Ucraina, parola di nuovo alle armi

Le autorità di Kiev, guidate dal presidente Petro Poroshenko, hanno ripreso la loro «operazione anti-terrorismo», con la quale puntano a riprendere il controllo delle aree dell'Est del paese finite sotto il controllo dei separatisti filorussi.

KIEV - La fragile e più volte violata tregua voluta dal presidente ucraino Petro Poroshenko è finita, quando nella notte il capo dello Stato ha annunciato la fine del cessate-il-fuoco. Le autorità di Kiev hanno ripreso la loro «operazione anti-terrorismo», con la quale puntano a riprendere il controllo delle aree dell'Est del paese finite sotto il controllo dei separatisti filorussi.

«Noi attaccheremo e libereremo la nostra terra» ha detto Poroshenko, di fatto chiudendo la breve parentesi negoziale che l'ha visto, nei giorni scorsi, più volte intrattenersi in conferenza telefonica col presidente russo Vladimir Putin, grazie alla mediazione del presidente francese Francois Hollande e della Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ancora ieri i quattro leader si sono impegnati a lavorare assieme per trovare una via pacifica alla soluzione della crisi e all'ipotesi di una tregua bilaterale tra Kiev e i separatisti sulla base di negoziati da tenere «il prima possibile». Putin, inoltre, aveva auspicato che vi fosse una proroga del cessate-il-fuoco unilaterale sancito da Poroshenko, che scadeva alle 22 di ieri, ora locale. Tale proroga non c'è stata.

Poroshenko aveva decretato il primo cessate-il-fuoco unilaterale il 20 giugno e l'aveva già prorogato una volta per dare spazio al negoziato. Tuttavia questa tregua, sottoscritta anche dai separatisti, è stata sistematicamente violata e le parti si sono rinfacciate queste violazioni.

La fine del cessate-il-fuoco ha portato a un'immediata ripresa delle ostilità. «Le forze armate effettuano degli attacchi contro le basi e le roccaforti dei terroristi», ha dichiarato Oleksandr Turchinov, il presidente del parlamento di Kiev.

Turchinov non ha fornito dettagli sugli attacchi, spiegando che avrà in giornata in mattinata con i ministri della Difesa e dell'Interno.

Sul terreno l'episodio più grave avvenuto è la morte a Kramatorsk, nella regione di Donetsk, di quattro persone che viaggiavano su un minibus finito nella linea di tiro di armi da fuoco, di cui ha dato notizia l'amministrazione regionale. Nell'episodio, la cui dinamica non è stata chiarita, sono state ferite anche diverse altre persone.

A Slavyansk, uno dei principali epicentri del conflitto, è crollata - secondo quanto hanno riferito via Twitter testimoni oculari - la torre della televisione Karachun, alta 222 metri. La struttura, in metallo, avrebbe perso il suo equilibrio statico: in seguito ai combattimenti, alcuni cavi d'acciaio che la sostenevano sono stati tranciati.

La crisi ucraina si trascina ormai da novembre dello scorso anno, quando la mancata firma dell'Accordo d'associazione all'Unione europea - poi apposta da Poroshenko la scorsa settimana - portò a manifestazioni di piazza e alla caduta del presidente Viktor Yanukovich, legato a Mosca. Ne è conseguita una sollevazione dei separatisti nelle aree del Sud e dell'Est del Paese, dove le popolazioni russofone sono più consistenti, che ha portato all'annessione della Crimea e di Sebastopoli alla Russia e al conflitto nell'Est tra forze regolari e miliaziani filorussi.