16 luglio 2024
Aggiornato 15:00
Nonostante l'ultimatum posto dai paesi arabi

Siria, otto le persone uccise oggi dal regime di Assad

Lo hanno detto l'Osservatorio siriano per i diritti dell'Uomo (Osdh). Tra le vittime anche due bambini. Russia: Con i metodi dell'opposizione rischio di guerra civile. Germania, Gran Bretagna e Francia preparano risoluzione di condanna all'ONU. Damasco resta «sospesa dai lavori» della Lega araba

DAMASCO - Nonostante l'ultimatum posto dai paesi arabi al regime di Bashar al Assad, almeno otto persone - tra cui due bambini - sono state uccise nella repressione in atto in Siria contro le forze di opposizione. Lo hanno detto l'Osservatorio siriano per i diritti dell'Uomo (Osdh) e i Comitati locali di coordinamento (Lcc), che guidano la protesta sul terreno.
Tre uomini e un bambino sono stati uccisi a Idleb. Due civili sono morti a Homs, focolaio della protesta nel centro del paese. E a Deir Ezzor, nell'est, un bambino e un uomo sono morti nel corso di perquisizioni. Inoltre decine di persone sono state arrestate in diverse città, secondo gli attivisti siriani. Sempre a Idleb un gruppo di soldati disertori ha sparato dei razzi RPG sulla sede locale del partito Baath, al potere a Damasco. Lo hanno riferito delle Ong siriane. Ieri i disertori avevano attaccato una base dei servizi segreti nei pressi della capitale. Secondo un bilancio delle Nazioni Unite, negli ultimi otto mesi oltre 3.500 persone sono state uccise nella repressione attuata dal regime di Assad.

Russia: Con i metodi dell'opposizione rischio di guerra civile - I «metodi» impiegati dall'opposizione siriana nella lotta contro il regime del presidente Bashar al Assad rischiano di far precipitare il Paese in una «guerra civile»: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.
Lavrov, in conferenza stampa congiunta con il responsabile della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, ha risposto a una domanda relativa all'attacco contro un centro dei servizi segreti rivendicato dal Libero Esercito Siriano, forza armata dell'opposizione formata da disertori dell'esercito.
«Vediamo con quale insistenza dall'estero si cerchi di attizzare l'odio in Siria, senza dubbio per drammatizzare la situazione dal punto di vista mediatico e ottenere in tal modo delle giustificazioni per un'ingerenza negli affari siriani», ha concluso Lavrov.
Ashton da parte sua ha ribadito la necessità delle dimissioni di Assad, sottolineando come anche la Lega Araba «abbia espresso chiaramente» ieri la propria posizione sulla questione, dando a Damasco tre giorni di tempo per cessare la repressione pena l'adozione di sanzioni economiche.

Germania, Gran Bretagna e Francia preparano risoluzione di condanna all'ONU - Francia, Germania e Gran Bretagna intendono presentare una risoluzione all'Onu che condanni la sanguinosa repressione in Siria, assicurando di avere il sostegno dei Paesi arabi. Lo hanno riferito dei diplomatici precisando che i tre Paesi contano di presentare la risoluzione al Comitato dei diritti umani dell'Assemblea generale per un voto che dovrebbe tenersi martedì. Sempre secondo le stesse fonti, gli ambasciatori britannico, francese e tedesco hanno incontrato ieri i colleghi arabi all'Onu.
«C'è stato un forte sostegno al progetto di risoluzione, alcune delegazioni arabe hanno anche espresso l'intenzione di co-sponsorizzare la risoluzione», ha dichiarato un portavoce della delegazione tedesca. Altri diplomatici hanno sottolineato che Giordania, Kuwait, Libia, Qatar, Marocco e Arabia Saudita figuravano fra i Paesi candidati a co-sponsorizzare l risoluzione.
Il successo di una tale iniziativa potrebbe aumentare la pressione sul Consiglio di sicurezza dell'Onu a proposito della crisi in Siria. Russia e Cina il mese scorso hanno opposto il loro veto ad una risoluzione di condanna delle violenze perpetrate dalle forze del presidente Bashar Assad.

Damasco resta «sospesa dai lavori» della Lega araba - La Siria «resta sospesa dai lavori della Lega araba», conformemente alle sanzioni adottate il 12 novembre dall'organizzazione panaraba: lo ha detto oggi una fonte diplomatica araba a Rabat. «La Siria è sospesa da mercoledì (ieri, ndr), data dell'entrata in vigore delle misure adottate dai ministri degli Esteri arabi riuniti sabato al Cairo», ha precisato la stessa fonte. «La sospensione della Siria (dalle riunioni della Lega araba, ndr) è divenuta effettiva da ieri ma ciò non vuol dire che la Lega araba romperà i suoi contatti con il governo siriano», ha indicato, da parte sua, un diplomatico della Lega araba.

Erdogan critica il silenzio internazionale sulla repressione - Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato la Comunità internazionale di non far sentire abbastanza forte la sua voce contro la repressione delle opposizioni in atto in Siria, affermando che ciò non accadrebbe se il Paese producesse più petrolio.
«Sembra che la Siria non sia seguita dalla comunità mondiale con l'attenzione e la sensibilità che merita, perchè non è abbastanza ricca di risorse energetiche» ha detto Erdogan in un forum regionale a Istanbul. Il premier ha affermato che la Siria non attira la stessa attenzione della Libia perchè «non possiede abbastanza petrolio» e ha accusato le grandi potenze, senza citarle, di avere «appetiti» nei confronti della Libia, restando silenziose sui «massacri» di Damasco.

Fratelli musulmani: Sì all'intervento da parte della Turchia - Il leader in esilio dei Fratelli musulmani siriani Mohammad Riad Shakfa ha affermato a Istanbul che i siriani saranno pronti ad accettare un intervento turco in Siria per proteggere la popolazione da violenze commesse dal regime di Damasco. «Il popolo siriano accetterà un intervento in Siria da parte della Turchia, piuttosto che dall'Occidente, nel caso in cui si tratti di difendere i civili», ha dichiarato Shakfa durante una conferenza stampa.

Pechino: Siamo molto preoccupati dalla situazione nel paese - La Cina si è detta oggi «molto preoccupata» per l'attuale situazione in Siria, dopo che la Lega Araba ha dato tre giorni di tempo a Damasco per mettere fine alla repressione delle manifestazioni di protesta contro il regime che hanno fatto circa 4.000 morti.
«La Cina è molto preoccupata per gli avvenimenti in Siria», ha dichiarato il portavoce del ministero cinese degli Affari Esteri, Liu Weimin.
«Invitiamo le parti interessate in Siria a mettere fine alle violenze, restaurare la stabilità nazionale e un ordine normale non appena possibile», ha aggiunto il portavoce cinese ricordando che il suo paese chiederà a Damasco di attuare il piano arabo che prevede la liberazione dei manifestanti arrestati e il ritiro delle forze armate dalle città.
Quanto a eventuali azioni a livello delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza dell'Onu, Pechino auspica che esse «aiutino a trovare una soluzione alle tensioni in Siria, a facilitare la risoluzione dei conflitti attraverso dialogo politico e a mantenere la pace e la stabilità in Medio Oriente», ha commentato ancora il diplomatico cinese.

Parigi: No al riconoscimento immediato del CNS, ora si organizzi - Prima di «un riconoscimento ufficiale», il Consiglio nazionale siriano - organo che riunisce la maggior parte dei gruppi di opposizione al regime in Siria (Cns) - ha ancora bisogno di «organizzarsi». E' quanto ha spiegato il ministro degli affari esteri francese, Alain Juppé, escludendo nell'immediato un riconoscimento ufficiale del Cns da parte della Francia. «Serve che il Cns si organizzi. Abbiamo dei contatti con loro, ho visto a Parigi Burhan Ghalioun, che è il presidente. Li aiutiamo, abbiamo dei contatti con loro e li incoraggiamo a organizzarsi», ha dichiarato Juppé.
Il ministro ha nuovamente criticato il regime di Damasco per «la repressione brutale, selvaggia, esercitata da mesi, che non può continuare». «Abbiamo depositato un progetto di risoluzione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite chiedendo la fine della repressione e l'apertura di un processo di riforme», ha aggiunto il ministro.

Marocco favorevole a invio missione osservatori - Il Marocco è favorevole all'invio di una missione di osservatori in Siria «nel più breve tempo possibile»: lo ha affermato il ministro degli Esteri marocchino, Taib Fassi Fihri, le cui dichiarazioni sono state riportate dall'agenzia di Stato, la Map.
«Il piano di uscita dalla crisi è noto da tempo ma purtroppo al momento le violenze continuano: non abbiamo ricevuto alcuna informazione sulla possibilità che una missione di esperti e di osservatori arabi e musulmani possa recarsi in Siria per verificare i fatti e quindi abbiano approntato un protocollo che è stato sottoposto alle autorità siriane», ha spiegato Fihri.