23 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Damasco accusa: Washington è implicata nei disordini

Siria, Assad? Finirà come Gheddafi

A sostenerlo è l'ex vicepresidente siriano Khaddam che chiede l'intervento militare internazionale. L'Opposizione, intanto, chiede «protezione internazionale» a Homs. Il Ministro inglese Hague: L'intervento militare in Siria è escluso

PARIGI - Il Presidente siriano Bashar al Assad finirà come Muammar Gheddafi. A sostenerlo è l'ex vicepresidente siriano Abdel Halim Khaddam, in esilio in Francia dal 2005, che a Parigi ha dato vita al Comitato nazionale di sostegno alla rivoluzione siriana, i cui 60 membri si sono riuniti lo scorso fine settimana agli Champs-Élysées.
Assad «minaccia la Siria e il mondo intero. Non vi ricorda nulla? - dice Khaddam in un'intervista a Le Figaro - È diventato pazzo come Gheddafi, e finirà come lui». Come per la Libia, l'ex vicepresidente auspica quindi «un intervento militare occidentale», perchè «la comunità internazionale non può più ritenere quanto sta avvenendo una crisi interna». L'ex vicepresidente invita poi il popolo siriano «a impugnare le armi» e i militari «ad assumersi le loro responsabilità patriottiche e a partecipare alla caduta del regime».
Riguardo al nuovo Comitato nazionale di sostegno alla rivoluzione siriana, Khaddam precisa che vuole «sostenere i rivoluzionari coraggiosi. Le scelte politiche arriveranno dopo la vittoria, nelle elezioni».

Damasco accusa: Washington è implicata nei disordini - Le autorità siriane hanno accusato gli Stati Uniti di essere implicati nei «sanguinosi eventi» in Siria chiedendo l'aiuto della Lega araba, in una lettera inviata all'organizzazione panaraba. Lo si è appreso da un comunicato della stessa Lega diffuso oggi.
Nella lettera, il ministro degli Esteri siriano, Walid Muallem, accusa Washington «di essere attualmente implicata nei sanguinosi eventi in Siria» e chiede alla Lega «di condannare questo suo coinvolgimento e di fare il necessario per porvi fine».
La Siria, che aveva accettato «senza riserve» mercoledì scorso un piano arabo per uscire dalla crisi, reclama parallelamente l'aiuto della Lega «per creare l'atmosfera appropriata per applicare l'accordo», secondo il comunicato.
Il piano arabo prevede la cessazione totale delle violenze, la liberazione delle persone arrestate durante la repressione, il ritiro dell'esercito dalle città e la libera circolazione di osservatori e media, prima dell'apertura di un dialogo fra governo e opposizione. Da quando Damasco ha accettato il piano, le forze del regime hanno proseguito le operazioni di sicurezza, provocando più di 70 morti, in maggioranza a Homs, nel centro del Paese. A fronte dell'escalation della repressione, la Lega araba ha accusato il potere siriano di non aver rispettato i suoi impegni e ha annunciato una riunione d'urgenza» il 12 novembre al Cairo.

L'Opposizione chiede «protezione internazionale» a Homs - L'opposizione siriana ha lanciato un appello all'Onu, all'Organizzazione della conferenza islamica e alle organizzazioni internazionali perchè venga garantita una «protezione internazionale» ai civili della città di Homs, assediata dalle forze del regime di Bashar al Assad e teatro di violenti scontri tra soldati e disertori.
In un comunicato, il Consiglio nazionale siriano ha chiesto alla comunità internazionale di «intervenire per fermare il massacro che il regime sta commettendo a Homs, garantendo una protezione internazionale ai civili». Nella nota si sollecita quindi «l'invio immediato di osservatori arabi e internazionali a Homs per monitorare la situazione sul campo e impedire al regime di continuare a commettere i suoi barbari massacri».
Homs è sotto assedio da cinque giorni e oggi, poco prima dell'alba, le forze militari siriane hanno lanciato in città un nuovo attacco con «crimini» perpetrati dalle milizie fedeli al regime. «I corpi giacciono a terra», ha denunciato il Comitato, precisando che l'esercito siriano usa «artiglieria pesante, razzi e l'aviazione per bombardare zone residenziali».
Secondo l'Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo, nella notte ci sono stati violenti scontri tra soldati e disertori che hanno causato «decine di morti e di feriti da entrambe le parti».

Il Ministro inglese Hague: L'intervento militare è escluso - Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha escluso l'opzione di un intervento militare in Siria, privilegiando un rafforzamento della pressione internazionale sul regime affinché cessi la sua cruenta repressione.
Durante un incontro con la stampa a Strasburgo dove ha assunto la presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, il ministro britannico ha definito «completamente inaccettabili» gli atti di repressione condotti dal regime siriano, malgrado il suo accordo a un piano arabo di uscita dalla crisi.
«Non penso che la risposta a questo sia un intervento militare che viene dall'estero», ha aggiunto, giudicando la situazione in Siria «molto più complessa» di quella che c'era in Libia prima dell'intervento della Nato. «Penso tuttavia che dovremmo esercitare una pressione internazionale sempre più forte sul regime» di Bashar al Assad, ha proseguito.
Ricordando le sanzioni già applicate dall'Unione europea, Hague ha ritenuto che occorra prevedere «sanzioni supplementari nei prossimi giorni e nelle prossime settimane». «Certamente, il Regno Unito vorrebbe poter far adottare una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, che esprima la condanna della Comunità internazionale riguardo all'uso della forza contro i civili da parte del regime siriano», ha aggiunto. «Questo non è stato possibile il mese scorso, a causa del veto della Russia e della Cina», ha proseguito.