19 giugno 2019
Aggiornato 15:00
Intervista al sociologo Nuccio Bovalino

De Masi e il suo lavorare gratis, ennesimo alibi per lo sfruttamento dei giovani

De Masi propone che i disoccupati «vendano» il proprio lavoro gratis, in modo tale da costringere chi lavora di più a cedere una quota di impiego e a liberalizzare il mercato. Giusto?

ROMA - «Lavorare gratis, lavorare tutti». Parola del professor Domenico De Masi la cui tesi di fondo, racchiusa nel titolo del suo ultimo libro, sta facendo molto discutere. Una provocazione, in parte, ma anche una soluzione a suo avviso a uno dei mali del sistema lavorativo in Italia che vede un monte ore non retribuite ben superiore alla media europea. Il rimedio? Che i disoccupati «vendano» il proprio lavoro gratis, in modo tale da costringere chi lavora di più a cedere una quota di impiego e a liberalizzare il mercato.

Tesi troppo azzardata
Tesi ardita che commentiamo in questa intervista telefonica con Nuccio Bovalino, sociologo e ricercatore del Seaq Sorbonne di Parigi reputa «fin troppo originale. Riconosco a De Masi di aver dato spesso spunti importanti ma questa idea dei disoccupati come il fulcro futuro del mondo del lavoro mi sembra un tantino azzardata». Il pericolo, secondo Bovalino, è che possa avverarsi l'effetto contrario per giovani in cerca di lavoro: «Quella forma di sovversione creativa che lui auspica più che scardinare questo incancrenito mondo del lavoro e dei sindacati credo finirebbe solo per fornire nuovi alibi allo sfruttamento dei giovani che già, da decenni, si barcamenano tra tirocini e stage infiniti».

Concorrenza sleale
De Masi propone nel concreto una «concorrenza sleale» da parte dei disoccupati. Un modo per costringere ad allargare il mercato, sostiene. «Qui si rischia di andare oltre all'attacco dei diritti sociali – commenta ancora Bovalino -. Tutto questo ragionamento si conforma a un percorso già intrapreso da intellettuali, amministratori e dalle grandi aziende. Si sta tentando di disumanizzare la persona: scarnificare ognuno e rendere gli individui dei corpi mobili che si possono facilmente incastrare nel mosaico sociale, nei modi però che sono più convenienti al mondo produttivo, non di certo all'individuo in sé».