25 maggio 2022
Aggiornato 03:00
Energia & materie prime

Petrolio, sanzioni e rischi guerra: trader snobbano il greggio russo

I grandi consumatori di energia stanno boicottando il greggio russo dopo l'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca, contribuendo a spingere i prezzi del petrolio sopra i 110 dollari al barile

Impianto petrolifero russo
Impianto petrolifero russo Foto: Sputnik

Nonostante le sanzioni occidentali evitino accuratamente di interferire con i mercati di petrolio e gas, i grandi consumatori di energia stanno boicottando il greggio russo dopo l'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca, contribuendo a spingere i prezzi del petrolio sopra i 110 dollari al barile. Lo sostiene il Financial Times, che ha sentito trader e analisti del mercato petrolifero.

La domanda di petrolio russo è crollata poiché raffinerie, banche e armatori di petroliere stanno evitando il mercato delle materie prime del Paese. Energy Aspects, una società di consulenza, ha affermato che il 70% del greggio russo «fatica a trovare acquirenti».

I mercati dell'energia sono stati risparmiati dalle sanzioni dispiegate da Stati Uniti, UE e Regno Unito nei confronti del settore finanziario russo, ma i compratori si stanno di fatto auto-sanzionando, cercando di assicurarsi forniture alternative, spiegano gli analisti.

«La maggior parte delle major europee non sta toccando il petrolio russo e solo poche raffinerie e società commerciali europee sono ancora sul mercato, ma l'aumento delle tariffe di trasporto e i premi assicurativi di guerra stanno complicando significativamente le transazioni», ha affermato Energy Aspects. «Secondo quanto ci viene riferito, diversi armatori non sono disposti a effettuare prenotazioni dal Mar Baltico o dal Mar Nero a causa della mancanza di un'assicurazione di guerra».

Il greggio Brent oggi è salito del 6% al massimo di otto anni oltre i 111 dollari al barile, estendendo i rialzi da lunedì a quasi il 10%. I prezzi del gas naturale europeo sono aumentati del 50% raggiungendo il massimo storico di 185 euro al megawattora.

Michael Tran, analista di RBC Capital Markets, ha affermato che i trader hanno difficoltà nell'ottenere lettere di credito per acquistare petrolio russo. «Probabilmente questo non cambierà perchè i potenziali acquirenti faticano a ottenere garanzie dalle banche» ha affermato. «Le tariffe delle petroliere sono in forte rialzo mentre i paesi consumatori si affrettano a comprare i barili fisici da altrove».

Ieri gli Stati Uniti e altre grandi nazioni consumatrici di energia hanno concordato di rilasciare 60 milioni di barili di petrolio dalle loro scorte di emergenza per affrontare i timori per l'interruzione delle forniture russe. Ma per trader e analisti la mossa è molto al di sotto di quanto servirebbe per calmare il mercato. «Un rilascio di greggio una tantum di questa ampiezza è sminuito dalla straordinaria portata delle interruzioni dell'esportazioni russe», ha affermato Ehsan Khoma, capo della ricerca sui mercati emergenti presso MUFG. «Le scorte di mercato a livelli critici e il calo della capacità inutilizzata a fronte di un deficit di lunga durata lasciano solo una leva per riequilibrare i mercati petroliferi: la caduta della domanda».

L'Opec e i suoi alleati, tra cui la Russia, si incontreranno più nel pomeriggio per discutere i livelli di produzione. Nonostante le turbolenze sui mercati petroliferi, il cartello dovrebbe mantenere il suo piano di aumentare la produzione di 400.000 barili al giorno ad aprile.