4 agosto 2021
Aggiornato 13:30
La crisi del coronavirus

L'Eurogruppo e l'agenda Draghi: aiuti solo alle imprese vitali

Aiutare le aziende redditizie, che hanno un futuro, e assicurare una ordinata uscita dal mercato a quelle che non hanno futuro e non sono riconvertibili

Il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni
Il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni Unione Europea

L'Eurogruppo riunito ieri pomeriggio in videoconferenza ha iniziato a discutere come ricalibrare le politiche di sostegno pubblico alle aziende, che finora hanno assorbito in parte lo shock della pandemia di Covid-19, evitando insolvenze e fallimenti. Bisogna cominciare a prospettare misure che distinguano fra le imprese economicamente sostenibili, che erano sane prima della pandemia ma ne hanno sofferto l'impatto, e alle quali dunque è giusto continuare a fornire sostegno pubblico, e le imprese non sostenibili, per le quali bisognerà pensare invece all'uscita dal mercato in modo ordinato.

Ma bisogna farlo con cautela: si tratta di una distinzione molto difficile da fare, in particolare nei settori (come turismo, alberghiero, ristorazione) che sono stati più duramente colpiti; e senza perdere di vista il fatto che si parla di persone che perderanno il lavoro. Questa è, in sostanza la conclusione a cui sono giunti i ministri, secondo quanto hanno riferito stasera, nella videoconferenza stampa al termine della riunione, il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, e il presidente dell'Eurogruppo Pascal Donohoe.

«Abbiamo parlato della questione della solvibilità delle imprese, riconoscendo il fatto che le iniziative che abbiamo preso» nell'Eurozona e nell'Ue «hanno avuto successo nel ridurre il rischio di bancarotta e insolvenza delle aziende. E questi rischi c'erano: la nota che abbiamo distribuito ai ministri - ha detto Gentiloni - mostra che se non ci fossero state le misure di sostegno pubblico, o nuovi prestiti, il 23% delle imprese dell'Ue avrebbero sofferto di problemi di liquidità ('liquidity distress' ndr) dopo aver esaurito le proprie riserve di capitale».

«Ma la percentuale delle aziende che hanno problemi di liquidità - ha precisato il commissario - varia significativamente fra i diversi settori: dall'8% di tutte le società del settore dei computer e dell'elettronica, al 75% per settore alberghiero e della ristorazione».

«Insomma - ha continuato Gentiloni -, grazie ai regimi di garanzie pubbliche e alle moratorie sui debiti, e anche ad altri strumenti comuni come il meccanismo europeo Sure (per il sostegno ai sistemi di cassa integrazione, ndr), questi rischi sono rimasti bassi. Ma - ha sottolineato - dobbiamo evitare un forte aumento delle insolvenze in futuro, e sarà cruciale gestire molto attentamente il ritiro delle misure di sostegno pubblico».

«Innanzitutto - ha spiegato il commissario - bisognerà muoversi gradualmente, dall'attuale approccio indifferenziato ad azioni più mirate, con la distinzione che non sarà facile da fare tra le società che consideriamo non economicamente sostenibili ('non viable', ndr) e quelle che consideriamo sostenibili». E in alcuni settori - ha avvertito Gentiloni - questa definizione non sarà facile».

In secondo luogo, bisognerà «facilitare una diversificazione del finanziamento di queste imprese, e preservare un canale di credito efficace specialmente per le più piccole». E infine, bisognerà «organizzare per le imprese non sostenibili un'uscita ordinata» dal mercato «assicurando procedura di insolvenza solide».

«Insomma - ha sintetizzato Gentiloni - dovremmo prendere le giuste decisioni per affrontare in modo decisivo le sfide della insolvenza delle imprese nei prossimi mesi e anni, tenendo ben presenti le implicazioni sociali delle nostre decisioni. Abbiamo a che fare - ha ricordato - con posti di lavoro, lavoratori, persone, non con entità astratte».

«Non è facile fare questa distinzione - ha insistito il commissario - con questo livello di incertezza, e con alcuni settori della nostra economia così fortemente colpiti. Quindi - ha concluso - dobbiamo lavorare con cautela e gradualità».

«Le misure che sono state predisposte dall'Eurogruppo e dall'Ue - ha ricordato da parte sua Donohoe, collegato da Dublino - hanno già svolto un ruolo molto importante e molto positivo nel ridurre le difficoltà finanziarie dal momento in cui è cominciata la crisi, e abbiamo visto disoccupazione e tensioni finanziarie che sono state limitate da quelle misure».

«Penso - ha proseguito il presidente dell'Eurogruppo - che questo sia stato molto importante e positivo per aiutare la società ad affrontare la pandemia nel 2020, e quando guardiamo alla fine del 2021 e al 2022, dobbiamo riconoscere le sfide che potremo dover affrontare nell'Unione Europea e nell'Eurozona riguardo all'insolvenza delle imprese e ai crediti deteriorati, e riconoscere che questo influenzerà le misure di sostegno e le decisioni di bilancio che prenderemo».

«Il modo in cui incoraggeremo la crescita dell'occupazione e dell'economia nell'Eurozona è un elemento vitale alla base di una ripresa sostenibile; e perciò le questioni della solvibilità delle imprese e dei crediti deteriorati saranno veramente degli indicatori importanti per capire quali decisioni di sostegno economico prenderemo mentre ci avviciniamo all'estate, e poi il giusto livello di sostegno economico per l'anno 2022», ha concluso Donohoe.

(con fonte Askanews)