26 novembre 2020
Aggiornato 13:00
Politica monetaria

Lagarde «promette» una risposta energica alla seconda ondata

La BCE garantirà condizioni finanziarie favorevoli tutto il tempo che sarà necessario a sostenere le spese delle famiglie, a mantenere l'afflusso di credito e a scoraggiare licenziamenti di massa

Christine LAGARDE, Presidente della BCE
Christine LAGARDE, Presidente della BCE Unione Europea

La Banca centrale europea si appresta a intervenire contro la seconda ondata di Covid con la stessa energia e determinazione mostrate nella prima, ha promesso la sua presidente. Perché la recente ripresa dei contagi e le contestuali nuove misure restrittive hanno aggravato un quadro di incertezza che era già molto elevata e le ultime indagini mostrano che la ripresa, dopo un terzo trimestre positivo, ha perso slancio nel finale d'anno.

E nella sua lunga audizione al Paramento europeo, Christine Lagarde ha aggiunto un nuovo elemento a quelli che aveva già anticipato riguardo alle misure che l'istituzione metterà in campo in occasione del Consiglio obiettivo del 10 dicembre, quando saranno anche aggiornate le previsioni economiche. La Bce, ha infatti assicurato, garantirà «condizioni finanziarie favorevoli tutto il tempo che sarà necessario a sostenere le spese delle famiglie, a mantenere l'afflusso di credito e (anche-ndr) a scoraggiare licenziamenti di massa».

E' la prima volta che la numero uno dell'istituzione prefigura un collegamento dello stimolo monetario così esplicito e diretto al mercato del lavoro nell'area valutaria.

Lagarde ha ribadito che quando si pensa a condizioni finanziarie favorevoli «quello che conta non è solo il livello» di queste condizioni, «ma anche la durata del supporto». E che posto che «tutte le opzioni sono sul tavolo», tuttavia, così come nella prima ondata due misure chiave si sono rivelate particolarmente «efficaci» - il piano di acquisti di titoli anticrisi Pepp e i rifinanziamenti ultra agevolati alle banche Tltro - è probabile che sempre questi due strumenti «restino i principali per aggiustare la nostra politica monetaria».

L'importanza della durata dei nuovi supporti e il fatto (in realtà abbastanza scontato) che Pepp e Tltro costituiranno il fulcro dei nuovi interventi erano stati anticipati da Lagarde già lo scorso 11 novembre, in occasione del forum annuale (virtuale, stavolta) di Sintra. In questo modo l'istituzione si era ulteriormente spinta lontano da una regola che seguiva in precedenza, cioè a non «preimpegnarsi» riguardo alle future decisioni, pur volendo restare prevedibile nelle sue mosse a più breve termine.

La rottura è stata conclamata al Consiglio di ottobre, che ha esplicitamente anticipato la volontà di «ricalibrare» tutte le misure a dicembre.

Ora si aggiunge questo nuovo elemento, di collegare la durata dello stimolo anche al mercato del lavoro, più nello specifico allo «scoraggiare licenziamenti di massa».

Il tutto mentre l'istituzione prosegue la sua revisione alla strategia, che la presidente vorrebbe servisse anche a prendere in considerazione questioni climatiche e ambientali negli obiettivi di politica monetaria. Magari l'elemento menzionato oggi potrebbe significare qualcosa di analogo riguardo all'occupazione, posto che Lagarde ha più volte precisato che la revisione non punta a modificare il mandato istituzionale della Bce, che è e resta perseguire la stabilità dei prezzi (punto), laddove ad esempio la Federal Reserve americana ha un doppio mandato, che oltre al controllo inflazionistico punta anche a massimizzare i livelli occupazionali. Magari si vuole far leva su obiettivi secondari, non incompatibili con quello primario.

Intanto Lagarde ha invocato una rapida attuazione del piano di rilancio Next Generation Eu e del suo principale strumento, il Recovery fund. E guardando al settore bancario, ha notato con un velo di preoccupazione che il calo dei livelli di redditività, per quanto legato alle attese perdite da crisi pandemica, si è spinto oltre i livelli visti nella crisi passata. Ha quindi lanciato un richiamo a procedere con gli accantonamenti che serviranno a coprire le future perdite. «Sarà essenziale preparare una strategia per gestire i nuovi crediti deteriorati (Npl), che includa cessioni di attività, ristrutturazioni dei prestiti, svalutazioni e - ha aggiunto - dove appropriato, veicoli di smaltimento», le bad bank da tempo invocate dal capo della Vigilanza, Andrea Enria.

La presidente Bce ha invece stroncato qualunque ipotesi di cancellazione dei debiti pubblici da parte dell'istituzione, anche se confinata ai soli debiti contratti in risposta alla cris pandemica. «Sarebbe in violazione dei trattati europei», ha detto citando l'articolo 123 del Tfue «e io rispetto il Trattato, semplicemente».

(con fonte Askanews)