2 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Decreto liquidità

Bankitalia teme insolvenze a causa del «cigno nero» del Coronavirus e sollecita uno scudo per le banche

Il Capo del Servizio Struttura economica, in audizione davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera sul dl liquidità: «Servono trasferimenti diretti alle imprese da parte dello Stato»

Bankitalia teme insolvenze a causa del «cigno nero» del Coronavirus e sollecita uno scudo per le banche
Bankitalia teme insolvenze a causa del «cigno nero» del Coronavirus e sollecita uno scudo per le banche ANSA

ROMA (ASKANEWS) - Una parte del danno economico che avranno subito le imprese a causa del «cigno nero» del Coronavirus non sarà recuperabile e questo rischia di avere un impatto sulla futura capacità delle aziende di «intraprendere gli investimenti necessari ad accelerare la ripresa economica». Per questo il Capo del Servizio Struttura economica della Banca d'Italia, Fabrizio Balassone, in audizione davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera sul dl liquidità, ha chiesto che oltre alla garanzia statale sui prestiti si prevedano anche «trasferimenti diretti alle imprese da parte dello Stato (volti a coprire, in misura da definire, le perdite di fatturato e le spese operative)».

Provvedimenti che «dovrebbero essere attentamente calibrati per commisurare il sostegno pubblico, per quanto ragionevolmente possibile, all'effettivo danno subito in conseguenza della crisi; saranno tanto più efficaci quanto più si baseranno su meccanismi semplici, trasparenti e automatici», ha puntualizzato Balassone.

«I tassi di insolvenza» legati ai prestiti con garanzia pubblica che il governo ha inserito nel dl liquidità, «potrebbero anche superare quelli del biennio 2012-2013, quando si avvicinarono al 10 per cento», ha riferito Balassone.

Venendo alla rapidità dell'erogazione dei prestiti, che è tema fondamentale per le imprese, Balassone ha invitato a «individuare un equilibrio tra due opposte esigenze, quella di far affluire le risorse con rapidità alle imprese che ne hanno bisogno, e quella di tutelare lo Stato, evitando che le garanzie vadano a coprire prestiti a elevatissimo rischio di non essere onorati».

Per «attenuare» il problema, è il suggerimento, «si potrebbe fare leva su una maggiore responsabilizzazione del potenziale prenditore, utilizzando l'autocertificazione per attestare la sussistenza dei requisiti per l'accesso al finanziamento» che allo stesso tempo arginerebbe «il rischio legale per la banca». Ma qualora si volesse privilegiare «al massimo» la rapidità, «si dovrebbe stabilire esplicitamente che la valutazione del merito di credito è assolta con la sola verifica formale della sussistenza dei requisiti previsti dal decreto (ed eventualmente anche disapplicando temporaneamente le norme penali rilevanti). Questo intervento ridurrebbe ulteriormente i tempi della fase istruttoria; di contro, potrebbe consentire l'accesso al finanziamento a un numero più elevato di imprese non meritevoli, con potenziale aggravio degli oneri per le finanze pubbliche».

Inoltre, ad eccezione «dei finanziamenti di importo più modesto», Bankitalia propone «vincoli di destinazione dei finanziamenti e l'obbligo di far confluire le somme erogate e le relative movimentazioni su conti dedicati per consentire la tracciabilità dei flussi» oltre a «prevedere autocertificazioni anche in deroga alle disposizioni del Codice Antimafia», «possibili severe sanzioni penali in caso di falsità», e l'obbligo per la Sace (e per l'Fcg limitatamente alle garanzie di importo più elevato) di «comunicare all'Unità di informazione finanziaria i nominativi dei beneficiari dei prestiti coperti dalle garanzie, in maniera da favorire l'individuazione di eventuali operazioni rilevanti a fini di prevenzione del riciclaggio».

E' una «scelta politica» quella di trovare un equilibrio tra il «raggiungere la più alta platea nei tempi più brevi» e il «rischio di appesantire molto i conti dello Stato e avere effetti non desiderabili», ha sottolineato Bankitalia.

La decisione di incrementare il debito pubblico per affrontare questa fase eccezionale di emergenza, ha detto Balassone, è una «necessità da affrontare con la consapevolezza dei vincoli che ne discenderanno in futuro». I «margini si sono ampliati» e ciò significa che lo Stato è libero di deviare verso il pareggio di bilancio» ma i soldi che vengono spesi «vanno a finire sul debito pubblico italiano» e il fatto «che siamo liberi di fare disavanzo non significa che questo sia un pasto gratuito per i conti dello stato». Quindi, ha concluso, bisogna avere la «consapevolezza che quei denari devono essere utilizzati con accortezza perché più alto è il debito che accumuliamo maggiori saranno i vincoli da affrontare per uscire dalla crisi».

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