2 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Imprese

Decreto liquidità e banche, 10 giorni o più per i nuovi finanziamenti

Il Segretario generale della FABI: Per adeguare le procedure interne alle banche al decreto sulle nuove garanzie per i prestiti alle imprese servono «almeno 10 giorni»

Il Ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri
Il Ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri ANSA

ROMA - Per adeguare le procedure interne alle banche al decreto sulle nuove garanzie per i prestiti alle imprese servono «almeno 10 giorni. In questo momento il 65% del personale bancario in Italia è in smart working. La conseguenza è che ogni rapporto quotidiano tra i dirigenti rimasti nelle direzioni, i dipendenti nella trincea delle filiali e chi sta a casa è molto rallentato. E qualunque tipo di nuova norma deve scontare questo passaggio. Inoltre, chi sta al governo deve considerare la complessità di un'operazione di finanziamento bancario». È quanto ha spiegato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, in una intervista al Giornale, spiegando l'applicazione dell'ultimo decreto-legge approvato dal governo sull'emergenza Coronavirus.

«Qualunque nuova disposizione per regolare i rapporti con i clienti - ha aggiunto - sconta un periodo di tempo. Le procedure, che sono standard, vanno adeguate. Faccio un esempio: di fronte a una richiesta di credito la banca si attiva per chiedere molte informazioni a molteplici soggetti. Inoltre, a seconda dell'importo, ci sono diversi livelli decisionali: si va da semplici comitati crediti fino al cda stesso del gruppo bancario. Tutti gli importi sono oggetto di valutazione in base alle organizzazioni interne alla banca. Se viene richiesto di modificare la procedura standard, le banche si devono adeguare».

Sangalli: «Liquidità serve oggi con zero burocrazia»

«Il decreto appena varato va nella direzione giusta ma è ancora una risposta parziale. Il problema centrale per tutti gli imprenditori resta la necessità vitale oggi, e non domani, di liquidità, a zero burocrazia, a Roma come a Bruxelles e nella maniera più semplice e accessibile». Lo afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in un'intervista al Corriere della Sera.

«Valuteremo con attenzione il testo finale del provvedimento - prosegue - Emerge, intanto, la scelta di rafforzare l'azione del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese e di mobilitare Sace per le imprese più grandi. Pensiamo, però, che, anche sul piano delle dotazioni, andrebbe fatto di più per potenziare il Fondo centrale e per assicurarne l'intervento di garanzia al 100 per cento, in maniera automatica e senza valutazione, ben oltre le operazioni fino a 25 mila euro».

«Contestualmente - secondo Sangalli - sarebbe utile anche valorizzare l'esperienza sul campo dei consorzi di garanzia fidi. E poi occorre che, sulla scorta di questa rete di garanzia, il sistema bancario agisca con lungimiranza. Quella lungimiranza per cui, nel 2009, l'allora Governatore Draghi richiamava l'esempio dei banchieri italiani che tra gli anni 50 e 60 finanziarono ricostruzione e crescita».

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