22 novembre 2019
Aggiornato 10:30
Meeting di CL a Rimini

Savona contro Draghi: «Bce impreparata a crisi, ha risposto in ritardo»

Il Presidente della Consob, Paolo Savona: «Draghi ha fatto il Qe solo nel 2012, 4 anni dopo l'inizio della crisi. Servono strumenti debito europeo»

Il Presidente della Consob, Paolo Savona
Il Presidente della Consob, Paolo Savona ANSA

RIMINI - Quando è scoppiata la crisi internazionale «l'Europa era impreparata, la Bce era impreparata. Draghi ha fatto il Qe solo nel 2012, quattro anni dopo» l'inizio della crisi. Lo ha detto il presidente di Consob, Paolo Savona, nel corso di un incontro al Meeting di Cl a Rimini. Per l'ex ministro degli Affari esteri «serve una Banca Centrale che possa intervenire contro la speculazione, ma non nel modo in cui ha fatto Draghi».

Interventi utili ma non risolvono speculazione

«Questa è la mia critica: non sono contro l'Europa ma non si è dotata degli strumenti giusti» ha aggiunto Savona, che ha definito «incomplete» le istituzioni Ue. La Bce «interviene sul debito pubblico italiano, oggetto di speculazione, che ne ha bisogno ma poi interviene anche in quello tedesco che non ne ha bisogno. Il debito pubblico italiano è esposto a speculazione. Gli interventi messi in atto da Draghi sono utili ma non risolvono» la questione.

Serve un accordo serio con l'Europa

Per Savona esiste quindi la «possibilità tecnica» che nasce da un accordo serio con l'Europa, alla quale serve un'assicurazione che «non vogliamo uscire dall'Europa, non vogliamo uscire dall'euro in via irreversibile». Questo, ha precisato il presidente di Consob, è uno dei «punti fondamentali che ho discusso con i miei colleghi» da ministro del governo Conte «che fanno» certe «affermazioni perché sono convinti che l'Europa non cambierà mai. No, noi dobbiamo ancora credere nella forza della ragione, degli argomenti ben posti, che sono molto più importanti di quanto non siano la prova di forza e il pugno sul tavolo che tanto amano alcune persone. Io sono andato qualche volta a battere il pugno sul tavolo a Bruxelles ma non sentiva nessuno».

Italia resti in Ue, ma per cambiare difetti costruzione

L'Italia «deve restare in Europa, ma con la forza della ragione deve riuscire a cambiare, quantomeno alleggerire, i difetti di costruzione. La società italiana deve restare in Europa, deve andare in Europa - ha spiegato Savona -, ma con la forza della ragione deve riuscire a cambiare, quantomeno alleggerire, questi difetti di costruzione nati dal fatto che nel 1992 i paesi che hanno firmato» il trattato «non si fidavano l'uno dell'altro, volevano porre dei limiti ai comportamenti soprattutto di indebitamento. Non sono contro l'Europa - ha aggiunto l'ex ministro degli Affari esteri - ma serve una moneta che abbia tutti i poteri».

Servono strumenti debito europeo che non siano eurobond

Per risolvere il problema dei debiti pubblici dei paesi membri, l'Europa dovrebbe «attuare la creazione di uno strumento di debito europeo, che non è l'eurobond». Attraverso questo «l'Italia per uno o due anni potrebbe non emettere nuove obbligazioni» e se presentasse «un programma di rielaborazione del suo bilancio che sia convincente» potrebbe risparmiare «30 miliardi che possiamo investire immediatamente in infrastrutture». Lo ha detto il presidente di Consob, Paolo Savona, nel corso dell'incontro «Europa: problema o opportunità per l'Italia?» al Meeting di Cl a Rimini.

Il risparmio europeo se ne è andato al servizio degli interessi esteri

Secondo Savona, l'Europa dovrebbe mettere in campo degli «strumenti di debito comune, che non siano gli eurobond», per aiutare i conti pubblici italiani. E allo stesso tempo per «creare un'attività sicura che fermi in Europa il deflusso di fondi che si è realizzato nei confronti degli Stati Uniti, in particolare dei T-Bond». Infatti, secondo il presidente di Consob «il risparmio europeo, compreso quello italiano, se ne è andato al servizio degli interessi esteri e non si è fermato al servizio dell'Europa». Se invece «si crea questo titolo che fa parte di un programma completo e il ricavato dall'emissione di questi titoli viene dato a Paesi come l'Italia che per uno o due anni non emettono nuove obbligazioni. Esistono strumenti - ha proseguito - che se attuati possono cessare le pressioni nei confronti dello spread italiano, che potrebbe ridursi fino anche ad azzerarsi, e se l'Italia presenta un programma di rielaborazione del suo bilancio che sia convincente, noi risparmiamo 30 miliardi che possiamo investire immediatamente in infrastrutture».