22 ottobre 2019
Aggiornato 10:00
Economia

Controllo conti correnti e reddito di cittadinanza: come difendere la privacy

Una recente indagine in materia di conti correnti e privacy ha provato a fare luce su alcuni punti ancora oscuri della questione.

Controllo conti correnti e reddito di cittadinanza
Controllo conti correnti e reddito di cittadinanza ANSA

Una delle principali novità introdotte dal Governo nel corso degli ultimi mesi è, senza dubbio, il Reddito di Cittadinanza, un sistema che ha permesso a molti italiani di poter contare su di un contributo significativo per poter coprire le spese di prima necessità. Le richieste per il rilascio del Reddito di Cittadinanza sono state inferiori alle attese, tanto che uno degli argomenti principali del dibattito politico delle ultime settimane riguarda il modo in cui utilizzare i fondi stanziati e non usati. Dopo il primo mese, inoltre, le rinunce al Reddito di Cittadinanza sono state ben 100 mila (secondo altre fonti arriverebbero addirittura a 130 mila) ed il numero potrebbe continuare a crescere.

La scelta di rinunciare al Reddito di Cittadinanza è legata all’importo molto più basso rispetto alle attese, con moltissimi richiedenti che hanno ricevuto un sussidio mensile inferiore ai 200 Euro, e, soprattutto, i controlli obbligatori e necessari per ricevere il beneficio. A spingere molti richiedenti a fare marcia indietro sarebbero le possibili conseguenze legate a dichiarazioni false o omissioni gravi che possono tradursi in una condanna sino a 6 mesi di carcere. Al momento, nel caos generato dall’entrata in vigore del RdC di questi mesi, le procedure che INPS e Agenzia delle Entrate seguono per effettuare i controlli non sono ancora chiare. Allo stesso modo, non risulta chiaro se tali controlli possano essere considerati legittimi.

Una recente indagine di SosTariffe.it in materia di conti correnti e privacy ha provato a fare luce su alcuni punti ancora oscuri della questione. In particolare, l’analisi punta ad evidenziare quali siano i soggetti che possono eseguire i controlli e quale sono le informazioni che possono essere monitorare, sulla base delle normative vigenti in materia.

Chi può controllare il conto?

La Guardia di Finanza e i vari enti preposti come l’Agenzia delle Entrate e la Commissione tributaria hanno la possibilità di effettuare controlli su tutti gli strumenti e prodotti bancari o postali. A poter essere monitorati sono i conti deposito, le carte di credito, i prodotti finanziari, le obbligazioni e i buoni fruttiferi oltre, naturalmente, ai conti correnti.

Nell’anagrafe tributaria sono visionabili i rapporti dei saldi, le aperture e chiusure di conti, gli accessi alle cassette di sicurezza e l’utilizzo delle carte oltre a tante altre tipologie di operazioni. I controlli effettuati dagli enti preposti riguardano tutti i contribuenti e non solo imprenditori o liberi professionisti che, in passato, erano i soggetti «preferiti» da questa tipologia di controlli.

I controlli avvengono senza preavviso

La Guardia di Finanza e gli altri enti preposti ad effettuare i controlli dei conti non sono tenuti ad informare il contribuente ed a dare un preavviso relativo all’avvio del controllo stesso. Tutta la documentazione viene richiesta alla banca o alle poste direttamente dall’ente che effettua il controllo sulla base della normativa in vigore.

La Guardia di Finanza deve ricevere l’autorizzazione da parte del Comandante regionale mentre l'Agenzia delle Entrate può procedere dietro autorizzazione del Direttore centrale o regionale dell’Ente. Da notare che per far partire l’accertamento è necessario che vi siano prove consistenti oppure segnalazioni di versamenti sospetti. Per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, invece, è prevista una  verifica automatizzata tramite Anagrafe dei conti correnti.

Controlli conto correnti: cosa sapere
Controlli conto correnti: cosa sapere (SosTariffe.it)

Quali sono i dati che possono essere controllati?

Gli enti che effettuano i controlli hanno accesso al SID (Sistema di interscambio flussi) dell’Agenzia dell’Entrate. Il SID è un database che contiene le informazioni fornite dai vari istituti di credito attivi in Italia e dalle Poste.

Grazie al SID è possibile monitorare buoni fruttiferi, fondi pensione, c/c e conto deposito titoli, obbligazioni, gestione del risparmio, gestione patrimoniale ed anche i movimenti delle carte di pagamento oltre che i finanziamenti, gli incassi, i pagamenti e le utenze collegate al conto. Non vengono effettuati controlli sui prelievi dal conto.

L’articolo 255 del Codice di Procedura Penale prevede che l’autorità giudiziaria, nell’opera di reprimere un reato, può ottenere le informazioni dagli istituti di credito bypassando anche il segreto bancario.

«L'autorità giudiziaria può procedere al sequestro presso banche di documenti, titoli, valori, somme depositate in conto corrente e di ogni altra cosa, anche se contenuti in cassette di sicurezza, quando abbia fondato motivo di ritenere che siano pertinenti al reato, quantunque non appartengano all'imputato o non siano iscritti al suo nome».

Da notare, inoltre, che non c’è distinzione tra i diversi tipi di contribuente. La conferma arriva da una  sentenza 104 del 4 gennaio 2019 della Corte di Cassazione

 «secondo questa Corte, il contribuente ha l’onere di superare la presunzione posta dagli artt. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973 e 51 del d.P.R. n. 633 del 1972, dimostrando in modo analitico l’estraneità di ciascuna delle operazioni bancarie a fatti imponibili (Cass. 3 maggio 2018, n. 10480), dimostrazione che nel caso di specie non risulta avvenuta, senza che assuma alcuna rilevanza la sua qualifica soggettiva di lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore».

(SosTariffe.it)

Rispetto della privacy e controllo sui conti: quali sono le criticità?

Come capire in quali casi i controlli effettuati sul contribuente sono da ritenersi illegittimi? La questine non è semplice e comporta un’analisi legata all’effettivo rispetto della privacy ed alla tutela dei dati personali degli utenti.

La procedura di controllo relativa al Reddito di Cittadinanza potrebbe esporre banche ed enti ad una serie di reclami per violazione della normativa sul trattamento dei dati personali degli utenti. In particolare, gli istituti bancari, in caso di reclamo, devono dimostrare come hanno adempiuto, o perché non lo hanno fatto, alle norme prescritte dal GDPR.  In sostanza, è richiesto l’obbligo di dover dimostrare, in qualsiasi momento, cosa è stato fatto per conservare, tutelare e trattare i dati personali degli utenti.

Il Garante della privacy, nel febbraio del 2019, ha presentato una Memoria alla Commissione Lavoro del Senato evidenziando i punti critici legati ai controlli del Reddito di Cittadinanza ed il relativo rispetto della privacy.

«si segnala, al riguardo, che il sito rivela, già nel suo attuale stato di sviluppo, alcune carenze, in particolare, nell’informativa sul trattamento dei dati e nelle modalità tecniche della sua implementazione (che, ad oggi, comportano un’indebita e non trasparente trasmissione a terzi dei dati di navigazione, quali indirizzi IP e orario di connessione, da parte dei visitatori del medesimo sito)».