19 giugno 2019
Aggiornato 16:30
Finanza

Il boom del lavoro USA traina Wall Street

Indici in netta ripesa grazie all'impennata dell'occupazione a dicembre. A dare slancio ai listini anche le possibili evoluzioni positive sul fronte commerciale con la Cina

Il boom del lavoro USA traina Wall Street
Il boom del lavoro USA traina Wall Street ( ANSA )

NEW YORK - La terza seduta del 2019 è finita in rally all'indomani di un tonfo. Se ieri erano tornati a temere una frenata dell'economia globale sulla scia del taglio raro delle guidance sui ricavi annunciato da Apple (dovuto alla debolezza della Cina), oggi gli investitori hanno riscoperto la propensione al rischio. A mettere il turbo agli indici è stato un cocktail di tre fattori: in ordine temporale, la conferma che il 7 e l'8 febbraio una delegazione americana sarà a Pechino per riprendere le trattative commerciali tra Usa e Cina; un ottimo rapporto sull'occupazione americana, che con dicembre ha archiviato il migliore anno dal 2015; le rassicurazioni giunte dal governatore della Federal Reserve, Jerome Powell. I mercati hanno ignorato il fatto che il caos politico a Washington continui, con la paralisi del governo federale giunta al 14esimo giorno.

Il Dow ha aggiunto il 3,29%, l'S&P 500 ha guadagnato il 3,43% e il Nasdaq è salito del 4,26%. All'indomani di un tonfo del 10%, Apple ha aggiunto il 4,3%. Quella appena finita è stata la seduta migliore dal 26 dicembre.

Nella notte la Cina aveva confermato che le due parti torneranno a trattare nel primo incontro faccia a faccia da quando, il primo dicembre scorso, il presidente americano Donald Trump e quello cinese, Xi Jinping, siglarono una tregua di 90 giorni. Parlando alla stampa, il leader Usa ha detto di credere che un'intesa verrà raggiunta e che la debolezza economica che Pechino sta vivendo mette Washington in una posizione di vantaggio.

Alle 14.30 italiane è stato diffuso il rapporto sull'occupazione Usa, secondo cui a dicembre sono stati creati 312mila posti di lavoro, ben oltre le stime e pari ai massimi del febbraio scorso. La partecipazione della forza lavoro è migliorata e i salari orari hanno messo a segno un rialzo annuale del 3,2%, massimi che non si vedevano dalla crisi. Di questi dati Trump si è vantato mentre Powell li ha usati per dimostrare che l'economia Usa va bene, in barba ai dubbi degli investitori, per lui eccessivi.

Parlando dalla Georgia dalle 16.15 italiane, il successore di Janet Yellen ha promesso «pazienza» e «flessibilità» non solo sui tassi ma anche sulla riduzione del bilancio della Fed. Powell ha fatto così pace con i mercati, che il 19 dicembre scorso avevano reagito male all'annuncio del quarto rialzo dei tassi del 2018, della riduzione a due da tre del numero delle strette previste nel 2019 (il mercato ne aveva messa in conto a malapena una) e all'affermazione fatta dal governatore che la riduzione del bilancio della Fed procedeva con un «pilota automatico». Così non è. Powell ha anche detto che non si dimetterebbe se Trump dovesse chiedergli di farlo difendendo così l'indipendenza di uno degli istituti più importanti al mondo.