18 dicembre 2018
Aggiornato 22:30

Manovra, Conte tratta con Juncker. Da Salvini segnali di apertura: il 2,4% non è la Bibbia

L’Italia tratta con Bruxelles, ma il passo avanti che Roma è disposta a fare non è ampio

Il premier Giuseppe Conte con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker
Il premier Giuseppe Conte con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker (EPA/SASCHA STEINBACH)

BUENOS AIRES - L’Italia tratta con Bruxelles, ma il passo avanti che Roma è disposta a fare non è ampio, non superiore a una riduzione dello 0,2% rispetto al 2,4% del rapporto deficit/Pil scritto nella manovra. E’ questo il dato che emerge al momento, mentre la legge di Bilancio è in commissione alla Camera dove la prossima settimana l’esecutivo dovrebbe porre la fiducia sul provvedimento. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivato a Buenos Aires in Argentina insieme al ministro dell’Economia Giovanni Tria per partecipare ai lavori del G20. Ma anche per discutere con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker della manovra italiana. «Ci vedremo e sarà una occasione per continuare il dialogo», ha detto Conte, tenendosi però estremamente sul vago rispetto a eventuali modifiche da apportare alla legge di Bilancio. «Noi non scendiamo al di sotto di quelle che sono le riforme per cui ci siamo impegnati con gli italiani, la linea rossa sono le riforme senz’altro», ha detto Conte, sottolineando però di essere d’accordo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sull’importanza della tenuta dei conti pubblici: «Dobbiamo tenere i conti in ordine, lavoriamo per l’interesse degli italiani, non per compromettere l’interesse degli italiani».

Salvini apre, Di Maio più cauto
Se Conte non si sbilancia, è la Lega che sembra più propensa a concedere qualcosa all’Europa, pur di ottenere i provvedimenti ritenuti più rilevanti, a partire da quota 100 per le pensioni. «Non è mica scritto nei dieci comandamenti della Bibbia che dobbiamo fare il 2,4 per cento», è stata l’apertura del leader leghista a ‘Porta a porta’. Anche se il governo non si spingerà troppo in là: in mattinata lo stesso Salvini, rispondendo ai giornalisti, aveva escluso comunque un ritocco superiore allo 0,2%. Da parte sua oggi Luigi Di Maio oggi è volato a Bruxelles per incontri su Ilva e Alitalia. Il leader M5s è sotto pressione per il caso delle denunce di alcuni operai che avrebbero lavorato in nero nell’azienda di famiglia. Il ministro si è detto «assolutamente tranquillo» ma la realtà è che la vicenda gli sta creando politicamente non poche difficoltà. Sulla manovra «il tema non è il 2,2%, non sono i decimali. Il tema è la struttura complessiva della manovra», ha detto oggi, ribadendo che «io credo nel dialogo bilaterale con l’Ue, ma senza tradire» le aspettative di cittadini italiani.

Il nodo Global Compact
In questa situazione complicata si innesta la frattura, per il momento ‘composta’, con il rinvio al Parlamento, della posizione italiana sul Global compact Onu sui migranti. Conte, dall’Argentina, ha ammesso che tra Lega e M5s «c’è una diversità di opinioni» ma del resto «quando abbiamo sottoscritto il contratto di governo eravamo consapevoli che si potessero avere differenti vedute». Certo è che Salvini non vuol mollare, perché «sull’immigrazione decidono l’Italia e gli italiani», ha ribadito anche oggi. Per disinnescare la mina però c’è ancora tempo: il voto in Parlamento sull’adesione italiana è stato calendarizzato il 17 dicembre, una settimana dopo il summit sull’accordo di Marrakech in Marocco. Una «presa in giro», insorge il Pd con la deputata Lia Quartapelle.