9 dicembre 2019
Aggiornato 05:00
Economia

Manovra, siamo alla resa dei conti: il governo pronto allo scontro finale con l'Ue

Dall'Ue arriva la conferma: si lavora a una «replica» alla nuova legge di bilanco dell'Italia. Salvini e Di Maio: «Nessuna paura. Avanti con le riforme»

Giuseppe Conte con Luigi Di Maio e Matteo Salvini
Giuseppe Conte con Luigi Di Maio e Matteo Salvini ANSA

ROMA - Alla Commissione europea «stiamo preparando il nostro pacchetto per mercoledì, che includerà i pareri sui piani di Bilancio di tutti i Paesi, incluso quello rivisto dall'Italia». Lo ha affermato il vicepresidente della commissione, Valdis Dombrovskis giungendo all'Eurogruppo. Nel caso della Penisola, ha aggiunto, l'Ue lavora anche a «una replica» dopo la risposta di Roma alla richiesta di chiarimenti «sui fattori rilevanti» riguardo alla regola del debito, in base alll'articolo 126 comma 3 dei Trattati europei. L'ex primo ministro lettone conferma quella che sarà la linea di Bruxelles, con la Commissione pronta ad avviare una procedura d'infrazione contro l'Italia. Due giorni, quindi, e inizierà lo scontro finale tra Ue e Conte-Salvini-Di Maio. 

Ma il governo non arretra
La linea dura decisa da Bruxelles, però, non sembra spaventare il governo italiano. La procedura d'infrazione per l'Italia «non mi preoccupa» e le riforme «le faremo lo stesso». Così il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha risposto ai giornalisti a margine della firma di un protocollo con l'Istituto tecnico Barsanti circa l'appuntamento del prossimo 21 novembre, quando i commissari europei dovranno esprimere i giudizi sui diversi bilanci nazionali. A chi gli chiedeva della procedura d'infrazione, Di Maio ha risposto: «Non mi preoccupa». E alla domanda se le riforme si faranno lo stesso, ha aggiunto: «Sì». Risposte secche e chiare. Non un passo indietro.

La «linea Salvini»
Come fronteggiare, quindi, il prossimo scontro con Bruxelles. Salvini ha spiegato i prossimi passi. Il primo, un piano di privatizzazioni del patrimonio pubblico. «L'Italia è un Paese strano dove abbiamo ricchezze incredibili non utilizzate e non c'è una mappa» ha spiegato il vicepremier leghista a margine del convegno Idn 2018 in corso a Palazzo delle Stelline a Milano. «Stiamo facendo la ricognizione di tutto quello che di bello abbiamo ma che è chiuso e inutilizzato o sottoutilizzato da anni». L'obiettivo è raggiungere l'ormai famosa cifra di 18 miliardi di euro che dovrebbe costituire un margine di sicurezza per garantire che gli obiettivi di riduzione del debito approvati dal parlamento siano raggiunti, anche qualora non si realizzi appieno la crescita del Pil ipotizzata. A chi gli ha chiesto da dove partirà il governo per realizzare il Piano, Salvini ha replicato: «Penso a un patrimonio immobiliare enorme, basta guardare a Milano. Certo in 5 mesi non possiamo fare ciò che non è stato fatto in dieci anni ma abbiamo cominciato».

La rabbia contro l'Ue
Ma il piano economico non basterà. E il governo lo sa bene. Con l'Ue i prossimi mesi sarà scontro senza confini. Ed è questo che fa infuriare Salvini. Perché, è il parere del leader leghista, le sanzioni «sarebbero ingenerose nei confronti di un Paese che da anni versa miliardi di miliardi di euro a Bruxelles. Che non tornano indietro. Che Bruxelles dica agli italiani che non hanno diritto al lavoro, alla pensione, alla salute mi sembra davvero strano».

Tria: «Deficit necessario ma non abbiamo sforato»
«Il programma del governo non cambia ma c'è la volontà di discutere» ha quindi spiegato il ministro dell'economia Giovanni Tria al termine dell'Eurogruppo. «Penso che uno sforzo debba essere fatto per riportare la discussione sulla reale portata del tema»: non solo deficit ma «la discussione deve tener presente che si conferma un rallentamento dell'economia europea non solo italiana». Anzi, in questo contesto, «l'Italia rallenta meno di altri», ha aggiunto. Sul deficit «stiamo parlando di scostamenti che non sono grandi, perciò dico che bisogna riportare la discussione alla portata reale. Era necessario aumentare il deficit per fare le cose che il governo riteneva importanti, ma certamente non abbiamo sforato i parametri».