16 novembre 2018
Aggiornato 00:00

È arrivato il 'giorno X': l'Italia nel mirino della Bce

Via al direttorio di Francoforte. Sul tavolo la frenata della crescita dell'Eurozona e, soprattutto, il 'caso Italia'
Il presidente della Bce Mario Draghi
Il presidente della Bce Mario Draghi (ANSA/EPA/JULIEN WARNAND)

FRANCOFORTE - Il 'giorno X' è arrivato. Dopo la bocciatura della Commissione europea e alla vigilia del giudizio dell'ultima delle tre grandi agenzie di rating, Standard & Poor's, che si prevede dica la sua venerdì, giovedì la manovra sarà nei radar anche della Banca centrale europea. Con ogni probabilità il presidente Mario Draghi si vedrà nuovamente rivolgere domande sul tema, nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo. La riunione dei banchieri centrali inizierà di fatto stasera, con la cena informale che precede il direttorio. Alle 13 e 45 verranno comunicate le decisioni operative sulla politica monetaria, su cui non sono attesi sviluppi ma anche qui ci sono crescenti problemi da valutare, specialmente sul rallentamento della ripresa.

Il 'caso Italia'
Sul bilancio italiano Draghi è già intervenuto più volte. Prima richiamando la politica della Penisola a misurare le parole dopo che diverse dichiarazioni dei mesi passati hanno già causato «danni» in termini di rialzi sui rendimenti dei titoli di Stato, innescando speculari rincari sui costi dei nuovi presti che le banche fanno pagare a imprese e famiglie. Successivamente, in occasione delle assemblee annuali di Fmi e Banca Mondiale a Bali, Draghi aveva richiamato «tutti», non solo l'Italia quindi, ad «abbassare i toni» sulla manovra.

L'ipotesi dello 'scudo anti-spread'
Inoltre, il capo della Bce ha fornito chiarimenti su un punto rilevante, la possibilità che a fronte dei continui rialzi di tassi sui titoli italiani l'istituzione azioni il suo scudo anti-spread, l'Omt, finora mai utilizzato. Presupporrebbe una richiesta formale da parte del Paese interessato ma concordando un piano di correzione e aiuti con la Commissione e il Fondo salva stati, l'Esm. Quindi bisognerebbe accettare un serrato negoziato con la Troika praticamente su ogni singolo provvedimento di bilancio. Qualcosa di molto più intrusivo rispetto al negoziato attuale con l'Ue, che riguarda prevalentemente l'ammontare di deficit e debito. 

Gli alti temi sul tavolo
A parte il caso Italia, la Bce ha diversi altri temi attinenti alle sue responsabilità di politica monetaria su cui confrontarsi. A cominciare dalla dinamica della crescita globale e dell'area euro e dei crescenti rischi di rallentamento che si sono evidenziati su più versanti. Perché si sta avvicinando la conclusione del programma di acquisti netti di titoli, al termine del quale il quantitative easing dell'istituzione proseguirà unicamente per «inerzia», con il riacquisto delle emissioni già accumulate e che progressivamente giungono a scadenza.

Il crollo della crescita
Proprio oggi è arrivata una doccia fredda dalle indagini tra i responsabili degli approvvigionamenti delle imprese: l'attività nell'area euro a ottobre è caduta ai minimi da 2 anni. Il clima di fiducia è sprofondato ai livelli più bassi da 4 anni. E il manifatturiero della Germania, locomotiva d'Europa ma particolarmente esposta alla frenata dell'export dovuto alla guerra sui dazi dell'amministrazione Trump, ha visto il relativo Purchasing managers index (Pmi) piombare ai valori più bassi da 47 mesi.

Cosa accadrà nelle prossime settimane
Domani non sono attese decisioni sui tassi di interesse, che la stessa Bce ha precisato di contare di lasciare a zero almeno fino all'estate del 2019. Né sono attese variazioni sullo stop agli acquisti netti di titoli, preventivato per la fine di dicembre ma se i dati continueranno a confermare lo scenario previsionale della Bce. Si tratterà di capire se il Consiglio dovesse mostrare un qualche disagio a confermare questa tabella di marcia alla luce dei segnali di indebolimento della crescita. Perché una crescita più debole potrebbe implicare uno smorzamento della risalita inflazionistica verso i livelli obiettivo della Bce. Ad oggi comunque dal caro vita medio dell'area euro sono giunti sviluppi che confermano il recupero: a settembre è risalita al 2,1 per cento.