18 dicembre 2018
Aggiornato 11:34

Quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza: il Senato «incardina» la manovra

La Nota di aggiornamento al Def approvata dal Senato. Dalla maggioranza una risoluzione netta, che prevede chiare scelte da portare avanti fino in fondo

L'Aula del Senato durante la discussione della nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018
L'Aula del Senato durante la discussione della nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018 (Maurizio Brambatti | ANSA)

ROMA - La Nota di aggiornamento al Def ha superato la prova del Senato. Con 165 voti a favore, 107 contrari e 5 astenuti l'aula dei Palazzo Madama ha dato il via libera al Def. La risoluzione discussa in aula chiede chiare scelte, da parte dell'esecutivo, da portare avanti fino in fondo. Uno dei punti principali riguarda la tanto discussa flat tax l 15% per professionisti, artigiani e ditte individuali, più la riduzione del carico fiscale per le Pmi che resterebbero fuori dal nuovo regime forfettario. Qui la richiesta della maggioranza, nella risoluzione, è stata chiara. Il testo infatti impegna il governo «ad ampliare la platea dei contribuenti a cui è concessa l'opzione del regime forfettario, mediante la previsione di una aliquota flat al 15% a cui anche i liberi professionisti, gli artigiani e le ditte individuali possano aderire in sostituzione del regime ordinario e, al contempo, a prevedere una riduzione del carico fiscale per quelle piccole e medie imprese che non potranno optare per il nuovo regime forfettario ampliato».

Le altre due voci «calde»: Quota 100 e reddito di cittadinanza
La maggioranza giallo-verde ha poi impegnato il governo a intervenire nella prossima legge di bilancio con le modifiche alla legge Fornero, e in particolare sull'introduzione della cosiddetta quota 100, e con l'avvio del reddito di cittadinanza, della pensione di cittadinanza e la riforma dei centri per l'impiego. La maggioranza impegna il governo, si legge, nella prossima legge di bilancio e più in generale con ulteriori provvedimenti di carattere economico-finanziario «all'introduzione della cosiddetta 'quota 100' quale somma di età anagrafica e anzianità contributiva nell'ambito di un superamento delle vigenti rigidità di accesso al pensionamento imposte dall'articolo 24 della Riforma Fornero». Lega e M5S impegnano ancora l'esecutivo «all'avvio del reddito di cittadinanza, della pensione di cittadinanza e la riforma del rafforzamento dei centri per l'impiego».

Al Mef una cabina di regia sulla spending review
Poi si passa ai tagli. Niente organi esterni, però, come in passato. Il riferimento ovviamente è all'osservatorio guidato dal commissario straordinario Carlo Cottarelli. La maggioranza infatti ha 'chiesto' al governo la creazione di una «cabina di regia unica presso il Mef», in coordinamento con la Presidenza del Consiglio dei ministri, «che procederà a una rapida e concreta attuazione del processo di revisione, razionalizzazione e riduzione della spesa».

Banche, il ruolo da giocare in Ue
Il governo, poi, è chiamato a «promuovere azioni» in sede europea per correggere i termini dell'Unione bancaria. La risoluzione impegna il governo «a promuovere iniziative, a livello europeo, per correggere l'unione bancaria e il processo di unificazione dei mercati dei capitali in termini tali da assicurare maggiori garanzie ai risparmiatori italiani e da non esporre il sistema finanziario nazionale a condizioni di precarietà». Inoltre la maggioranza chiede «l«implementazione in tempi rapidi della Banca per gli investimenti, anche prevedendo un coinvolgimento di Banca d'Italia e Cassa depositi e prestiti, anche al fine di gestire ed erogare direttamente incentivi e finanziamenti all'economia reale».

Calo demografico, «culle vuote» e spese militari
Voce per voce, la risoluzione entra anche in campi che raramente in precedenza erano stati toccati durante la discussione della manovra. Ad esempio i due capigruppo al Senato, Sefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeno (Lega), impegnano il governo «a intraprendere azioni di contrasto al calo demografico e al fenomeno delle cosiddette 'culle vuote' anche mediante misure incentivanti per l'istruzione scolastica e la formazione universitaria». Poi si passa alle spese militari: l'obiettivo, qui, è «rivedere il modello di difesa con un taglio delle spese militari, tutelando l'occupazione». Il testo impegna il governo a «una revisione del'attuale modello di difesa riducendo le spese militari, razionalizzando i sistemi di difesa, ad esclusione dei settori di ricerca ad alto contenuto tecnologico e di utilizzo duale, anche per scopi civili, salvaguardando i livelli occupazionali».

Il «graduale azzeramento» del fondo per l'editoria
Inevitabile, e c'era da aspettarselo dopo gli scontri degli ultimi giorni, un riferimento agli organi di informazione. La «guerra» soprattutto tra il Movimento 5 stelle e la stampa non è mai stata tanto violenta. E allora non c'è da sorprendersi se, si legge nella risoluzione, la maggioranza abbia impegnato il governo a «un graduale azzeramento a partire dal 2019 del contributo del Fondo per il pluralismo - quota del Dipartimento informazione editoria - in essere presso palazzo Chigi».