15 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Europa

Savona torna a spaventare l'Ue: «Il 2019 può essere un anno drammatico»

Il ministro agli Affari europei alla Camera dei deputati: «La situazione può sfuggire di mano. Sovranismi e insoddisfazioni possono fondersi»

Il ministro degli Affari europei, Paolo Savona
Il ministro degli Affari europei, Paolo Savona ANSA

ROMA - È stato il nome che ha rischiato di non far mai nascere il governo del cambiamento. Definito «professore anti-Euro», «nemico della Germania», addirittura colui che «può rompere l'Euro». Da ministro dell'Economia è stato 'spostato' agli Affari Esteri. Ma la linea di Savona non è mai cambiata. Anche perché, a dispetto di quanto detto ai tempi delle consultazioni al Quirinale, Savona non è mai stato 'anti-Euro'. Critico, certo. E tanto. Ma mai 'anti'. E l'analisi che ha fatto intervenendo nel corso di un'audizione alla Camera dei deputati è tutt'altro che antieuropeista. Anzi. Savona osserva già l'anno che verra, quello delle elezioni europee, e avverte Bruxelles: «Attenzione» perché il prossimo voto «per i diversi sovranismi e per le diverse insoddisfazioni che possono incontrarsi» e per «la situazione dal lato europeo ci può sfuggire di mano». Da qui la domanda centrale del suo intervento: «Siamo preparati ad affrontare una situzione del genere?».

Savona nel ruolo di 'difensore' dell'Ue
«Io mi darò da fare per ogni genere di preparazione da questo punto di vista» ha poi spiegato il ministro agli Affari europei. «I sovranismi sono uno diverso dall'altro, il sovranismo austriaco è diverso da quello francese è diverso da quello tedesco ed è diverso dal nostro» ha sottolineato. «La mia preoccupazione è che nessuno ha discusso del futuro di un'Europa di cui abbiamo bisogno». L'analisi di Savona è semplice, ma non semplicistica: «Dovunque siate e dovunque operiate avete la sensazione che questa Europa non funziona bene» ha rilevato. «Ma se fossi certo che l'Europa è fallita allora non farei niente. Io sono convinto che invece dell'Europa abbiamo ancora necessità e dobbiamo fare tutto quanto possibile. Ma c'è bisogno di un'accelerazione nel processo decisionale perché i tempi nelle mie valutazioni sono stretti».

«Aprire una discussione o il 2019 sarà un anno drammatico»
Da qui, l'invito. Diretto verso Bruxelles. Sull'assetto dell'Unione Europea «apriamo una discussione, altrimenti il 2019 può essere un'anno drammatico per l'Europa. Abbiamo le elezioni, abbiamo la nomina della nuova commissione e poi quella del presidente Bce» ha aggiunto «nel 2019 possiamo trovarci un'Europa migliore più forte e più equa o un'Europa peggiore meno forte e meno equa». Nella costruzione dei trattati, ha ricordato, si è detto «sistemiamo prima i debiti in eccesso e poi possiamo essere rigorosi». L'Italia doveva «convergere verso il 60%, partendo allora da 80%. Ma se siamo andati invece dall'80% a 130% il meccanismo non funzionava».

La proposta di Savona
«All'inizio, e le mie idee sono scritte nel contratto di governo, pensavo di dover aprire una trattativa ma se un paese mette il veto la trattativa non la inizierai mai, quindi è proibito trattare» ha sottolineato Savona. Per questo «la proposta è quella di avviare una discussione con un gruppo di lavoro. Qui scatta il mio inguaribile ottimismo che è la forza delle idee che porta avanti le cose. Se iniziamo una discussione, una buona idea vince su una cattiva idea, sia perché c'è una performance insoddisfacente da trent'anni sia perché le pressioni popolari sono tali e chiedono 'questo benessere quando arriva'?».

La questione immigrazione
Il ministro entra in quello che sarà il tema caldo della prossima legislatura europea: la questione immigrazione. «Se un paese come l'Italia deve fronteggiare l'immigrazione di massa mantenendo uno stato di diritto e uno stato che risponda a criteri etici, deve necessariamente garantire l'accoglienza». Allora «la disputa è concentrata su chi paga?» La risposta, per Savona, può essere una sola: «La politica fiscale europea, altrimenti l'Italia con i suoi vincoli cosa può fare? Chiude le frontiere».