19 novembre 2018
Aggiornato 21:30

L'Europa chiede una manovra correttiva, ma il governo dice no

La Ue taglia le stime sul Pil italiano e vorrebbe un nuovo intervento sui conti. Ma il ministro Tria, che ha incontrato il commissario Moscovici, ha già frenato
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria al vertice Ecofin di Bruxelles
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria al vertice Ecofin di Bruxelles (EPA/STEPHANIE LECOCQ)

BRUXELLES – La Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica sull'eurozona e in particolare sull'Italia, che con un + 1,3% del Pil sul 2018 e un + 1,1% sul 2019 si conferma il Paese con l'espansione più limitata di tutta l'Unione europea. Le stime, basate su una politica economica invariata e l'ipotesi che non scattino le clausole di salvaguardia nel 2019 con l'aumento dell'Iva, sono state abbassate di 0,2 punti sul 2018, rispetto alle previsioni di tre mesi fa, mentre sul 2019 è stata operata una limatura di 0,1 punti. Sull'eurozona è previsto un + 2,1% quest'anno (anche in questo caso 0,2 punti in meno rispetto a tre mesi fa) e un + 2% sul 2019 (stima invariata). A inizio anno l'Italia ha registrato un rallentamento meno marcato di altre economie avanzate ma «non è riuscita a sfuggire pienamente alla generale perdita di slancio», afferma la Commissione nel capitolo dedicato all'Italia del suo Summer Interim Forecast. Consumi e scorte delle imprese hanno tenuto mentre investimenti e export hanno avuto un effetto frenante, e le prospettive della produzione industriale fanno anche qui presagire una moderazione. «I rischi al ribasso per le prospettive di crescita sono diventati più accentuati con le accresciute incertezze a livello globale e interne. A livello interno – dice la Commissione – qualunque riemergere di preoccupazioni o incertezze sulle politiche economiche e possibili ricadute sul rifinanziamento delle imprese da tassi di interesse più alti sui titoli di Stato, potrebbero peggiorare le condizioni di finanziamento e smorzare la domanda interna».

Correzione sì o no?
Eppure, secondo il ministro dell'Economia Giovanni Tria, il divario di crescita dell'Italia rispetto alla media europea si è lievemente ridotto, il problema è che persiste e va chiuso. «Noi da 10 anni circa siamo un punto sotto al tasso Ue – ha affermato, interpellato sulle previsioni della Commissione europea – Quest'anno e per il 2019 le previsioni Ue ci danno lo 0,8 sotto, se potessimo scherzare su queste cose staremmo meglio. Ma non stiamo meglio – ha affermato il ministro – il problema è chiudere questo gap». Tria ribadisce però il limite posto dal governo sull'aggiustamento dei conti pubblici: «Sul 2018 nulla cambia mentre sul 2019 non ci sarà un peggioramento del saldo strutturale». Dopodiché «è sempre bene essere più ambiziosi – ha detto giungendo all'Eurogruppo – ma questo dipende anche dall'andamento dell'economia, che come sappiamo non sta andando molto bene a livello europeo e l'Italia segue». Tria ha incontrato il vicepresidente della commissione Valdis Dombrovskis, responsabile dell'euro, e il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, che chiede a Roma una manovra correttiva sui conti: la risposta del governo è stata un secco no. «Stiamo andando avanti con un dialogo costruttivo e continuo in funzione del programma», l'Ue si mostra «collaborativa» ma per capire se ci sarà un consenso sul da farsi con l'esecutivo Ue bisognerà attendere il Def di settembre. «Il problema è che in un momento di rallentamento dell'economia non si possono fare aggiustamenti troppo forti, che rischiano di essere prociclici, nel senso di accentuare il rallentamento dell'economia. Quando ho detto che non ci sarà un peggioramento strutturale – ha spiegato Tria – significa porre dei limiti a quello che possiamo fare per non far rallentare la crescita». Secondo il ministro, Dombrovskis per ora non ha mostrato «nessuna reazione» su questa linea di cui «ha preso atto» mentre «la commissione è consapevole dell'andamento delle varie economie, il dialogo è costruttivo e la commissione è collaborativa». Ad ogni modo «l'accordo o non accordo si fa a settembre – ha concluso Tria – quando avremo costruito il quadro programmatico».

Più investimenti
«Il centro» della manovra della politica di bilancio del governo è far crescere gli investimenti rispetto alla spesa corrente, ribaltando la tendenza che si è vista finora, ha poi affermato il ministro nella conferenza stampa al termine dell'Ecofin. «Abbiamo discusso della qualità, ci siamo trovati d'accordo sul fatto che è essenziale migliorare la qualità del bilancio. L'obiettivo – ha detto – è di far crescere la quota di investimenti pubblici rispetto alla spesa corrente e quindi limitare fortemente la spesa corrente, per ampliare il più possibile gli investimenti. Quello è il centro della manovra della politica di bilancio. Il profilo di discesa del debito non è in discussione. Il centro della manovra – ha insistito Tria – è ribaltare la tendenza che c'è stata fino ad oggi di aumentare sempre la quota di spesa corrente nell'ambito della spesa totale a scapito della spesa per investimenti». A Bruxelles «questo è stato molto apprezzato perché in passato è stato concesso molto all'Italia per aumentare gli investimenti ma poi gli investimenti si sono sempre ridotti, nonostante la flessibilità ottenuta. Questo – ha concluso il ministro – sarebbe un vero aggiustamento strutturale».

(da fonte Askanews)