20 gennaio 2020
Aggiornato 00:30
Banche

Etruria, Ghizzoni conferma incontro con Boschi: «Mi chiese di valutare acquisizione»

L'ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, è stato ascoltato stamane dalla Commissione bicamerale d'inchiesta

L'ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni a Palazzo San Macuto per l'audizione davanti alla bicamerale
L'ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni a Palazzo San Macuto per l'audizione davanti alla bicamerale ANSA

ROMA – Il giorno fatidico è arrivato. E uno tsunami rischia ora di travolgere la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, e tutto il cosiddetto «giglio magico renziano» condannando alle prossime elezioni il Partito democratico ad un epic fail. L'ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, è stato ascoltato questa mattina davanti alla Commissione bicamerale d'inchiesta sulle banche e ha de facto confermato quanto aveva anticipato a suo tempo Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, sul suo incontro con Maria Elena Boschi (De Bortoli nel descrivere il rapporto tra il Pd e le banche toscane aveva però anche usato la celebre espressione «stantio odore di massoneria»).

La testimonianza di Ghizzoni davanti alla Bicamerale
Oggi Ghizzoni ha confermato davanti ai membri della commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche di aver ricevuto da parte del ministro Maria Elena Boschi, alla fine del 2014, una richiesta sulla possibilità di un'acquisizione di Banca Etruria da parte del suo istituto aggiungendo, però, di non aver ricevuto pressioni per tale esito. Nell'incontro del 12 dicembre 2014, «la ministra Boschi mi manifestò la sua preoccupazione per le due banche toscane in crisi, Etruria e Mps – ha raccontato Ghizzoni - . La sua preoccupazione non era sulle singole banche, ma sugli impatti che la loro crisi avrebbe potuto avere sull'offerta di credito nel territorio toscano», ha aggiunto l'ex amministratore delegato di Unicredit, nel corso della sua audizione alla Commissione di inchiesta sulle banche.

Il dossier su Banca Etruria
Poi il racconto di Ghizzoni è andato avanti così: «Alla fine la Boschi mi chiese se era pensabile un intervento di Unicredit su Etruria. Risposi che su richieste di questo genere non potevo dare una risposta né positiva e né negativa – ha dichiarato - . Spiegai che le strutture della banca stavano esaminando il dossier e che avremmo dato una risposta, in totale indipendenza, direttamente a Banca Etruria. Non avvertii pressioni da parte del ministro Boschi», ha sottolineato Ghizzoni. L'esame del dossier su Banca Etruria da parte di UniCredit, sempre secondo la testimonianza di Ghizzoni, avrebbe quindi seguito prassi e procedure standard. «Ipotizzando l'intervento del fondo di garanzia in cui Unicredit ha il 18% - ha detto l'ex ad - volevamo valutare se l'acquisto dell'istituto comportasse un esborso di capitale inferiore a quello che avremmo dovuto sostenere con l'intervento del fondo».

La risposta negativa di Unicredit
Ghizzoni ha infine sottolineato che il 29 gennaio 2015 UniCredit ha comunicato a banca Etruria «la risposta negativa» all'ipotesi di acquisizione e «per più di una ragione». In particolare, poco prima c'era stata la comunicazione della Bce con l'innalzamento dei ratio patrimoniali. «L'acquisto di Banca Etruria avrebbe comportato un effetto pari a 27 punti base, circa un miliardo di euro di capitale». Inoltre «dalla nostra analisi il portafoglio crediti di Banca Etruria non era di buona qualità». Analisi che peraltro, col tempo, sarebbe risultata quantomeno lungimirante. «No, non ci fu nessun cambio di atteggiamento del governo dopo nostra decisione di abbandonare il dossier Etruria", ha detto infine l'ex ad di Unicredit rispondendo alla domanda di un commissario. Il quesito verteva sull'eventuale cambio di atteggiamento del governo dopo il No di Unicredit all'acquisizione di Banca Etruria.