Finanza

Commissione Banche, lavori al via e potranno essere «segreti». Ma, c'è un grande ma...

La commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema finanziario e bancario italiano ha approvato oggi con poche modifiche il regolamento interno e si appresta a iniziare il suo lavoro

Il presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche è Pierferdinando Casini, qui sopra in compagnia di Maria Elena Boschi.
Il presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche è Pierferdinando Casini, qui sopra in compagnia di Maria Elena Boschi. (ANSA/CLAUDIO PERI)

ROMA - La Commissione d'inchiesta sulle banche nasce già morta. Pochissimi mesi per tanti, troppi interrogativi. La commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema finanziario e bancario è composta da venti senatori e venti deputati, ha approvato oggi con poche modifiche il regolamento messo a punto dal presidente della stessa commissione, Pier Ferdinando Casini, e dai vicepresidenti Mauro Maria Marino (Pd) e Renato Brunetta (Fi), tra le proteste in particolare di M5S, Si e Fdi. Il gruppo Fi si è mosso nella maggior parte delle votazioni insieme alla maggioranza. Mentre la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, non ha esitato a denunciare i tempi strettissimi che, inevitabilmente, strangoleranno i lavori della commissione e a condannare la presidenza che sarebbe dovuta spettare all'opposizione. Secondo FdI la scelta di Pierferdinando Casini non è neutrale. Questo pomeriggio un ufficio di presidenza allargato ai rappresentanti dei gruppi dovrà iniziare a stabilire il calendario e un primo schema sulle audizioni che verranno svolte.

M5S vuole ascoltare Draghi, Visco, Vegas e Padoan
Un passaggio di sostanza con M5S che ha già annunciato di voler ascoltare: il presidente della Bce, Mario Draghi, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco (il cui incarico scade a fine ottobre e che il governo sarebbe orientato a riconfermare), il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, l'ex Ad di Unicredit Federico Ghizzoni, le procure di Milano, Roma e Trani e poi i protagonisti delle crisi bancarie a partire dai vertici di Mps. La commissione, come recita la legge istitutiva, deve concludere i lavori «comunque entro la fine della legislatura» e dunque entro marzo o addirittura prima se si andrà ad elezioni anticipate. Mesi complicati in cui a tenere banco saranno la legge di Bilancio per il 2018 e il dibattito sulla legge elettorale. Tutto questo per uno spettro molto ampio di indagine.

La Commissione potrà lavorare "in segreto"
Tra i compiti attribuiti alla commissione, verificare gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale, l'efficacia delle attività di vigilanza e l'adeguatezza della legislazione che regola il settore. La commissione accenderà poi un faro particolare sulla gestione degli istituti in situazioni di crisi e di dissesto che sono stati oggetto di interventi con risorse pubbliche come Mps ma anche Banca Marche, Cariferrara, Banca Etruria, Cassa di risparmio di Chieti oltre alle due banche venete. La commissione avrà gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. Per quanto attiene alla pubblicità dei lavori verrà redatto il processo verbale e pubblicato il resoconto stenografico e un resoconto sommario salvo che la commissione non disponga altrimenti. Nel corso della seduta la commissione potrà disporre che i lavori procedano «in forma segreta» e «qualora lo ritenga opportuno la commissione può decidere di riunirsi in seduta segreta, su richiesta del presidente».

Troppo poco tempo per tanti interrogativi
Il presidente della commissione, Casini, potrà valutare l'ammissibilità delle domande rivolte ai testimoni ascoltati dalla stessa commissione. E' stato infatti bocciato, tra le proteste dei grillini, di Sinistra italiana e Fdi, un emendamento al regolamento che chiedeva appunto di cancellare l'ultimo inciso dell'articolo 14 ("che ne valuta l'ammissibilità"). Respinto anche l'emendamento che chiedeva di allargare ai rappresentanti dei gruppi le riunioni dell'ufficio di presidenza (composto, oltre che da Casini, dai vicepresidenti Marino e Brunetta e dai due segretari esponenti della Lega e delle autonomie) che dovranno stabilire se classificare o meno come segreti gli atti e i documenti che arriveranno alla commissione. Tanto che Carlo Sibilia, M5S, uscendo dalla seduta dice: «chi è stato eletto dal 25% degli italiani sarà tagliato fuori». E all'indomani della polemiche sulla vicenda sollevata dalle Iene sui collaboratori parlamentari, è stato approvato un emendamento al regolamento firmato da Sinistra italiana che prevede che i collaboratori esterni della commissione «dovranno essere scelti tra persone di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza nei settori che formano oggetto dell'inchiesta della commissione».