27 aprile 2024
Aggiornato 10:00
Papa Francesco all'Ilva di Cornigliano

Il Papa all'Ilva, il discorso sul lavoro, l'attacco agli imprenditori-speculatori e il Crozza-show

Bergoglio a Genova, davanti a 3500 lavoratori dell'Ilva e accanto al card. Angelo bagnasco, ha parlato a lungo di lavoro, dignità, società, e ha sferrato un duro attacco a chi fa lo speculatore anziché l'imprenditore

Papa Francesco all'Ilva di Cornigliano con l'arcivescovo di Genova card. Angelo Bagnasco davanti a 3500 lavoratori
Papa Francesco all'Ilva di Cornigliano con l'arcivescovo di Genova card. Angelo Bagnasco davanti a 3500 lavoratori Foto: ANSA/LUCA ZENNARO ANSA

GENOVA - Il mondo del lavoro è una «priorità umana e pertanto è una priorità cristiana. Ed è anche una priorità del Papa». Con queste parole Papa Bergoglio ha salutato gli operai dell'Ilva di Cornigliano arrivati in massa a Genova per la sua prima tappa della visita pastorale genovese e l'incontro col mondo del lavoro all'interno del magazzino «prodotti finiti». Presenti oltre 3.500 persone provenienti da un centinaio di aziende genovesi. Il Pontefice, atterrato alle 8.20 all'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova e arrivato nello scalo genovese a bordo di un Falcon dell'aeronautica militare, ha lasciato l'auto blindata ai cancelli dello stabilimento, ha proseguito a bordo della Papamobile e ha raggiunto il palco applaudito dai presenti. "Il vero imprenditore» ha detto il Pontefice, «conosce i suoi lavoratori perché lavora accanto a loro, con loro: non dimentichiamo che l'imprenditore deve essere prima di tutto un lavoratore. Se non ha questa esperienza della dignità del lavoro non sarà un buon imprenditore».

«Il lavoro è amico dell'uomo»
E poi ha parlato di lavoro a 360 gradi il Papa, citando l'articolo 1 della Costituzione italiana: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». «Lavoro per tutti. Il lavoro è amico dell'uomo e l'uomo è amico del lavoro e per questo non è facile conoscerlo come nemico perché si presenta come persona di casa anche quando ci colpisce e ci ferisce. Uomini e donne si nutrono con il lavoro, col lavoro sono unti da dignità». Per questa ragione attorno al lavoro «si edifica il patto sociale», perché quando non si lavora o si lavoro poco, male, o troppo, «è la democrazia che entra in crisi». E' tutto il patto sociale: anche questo è il senso dell'art. 1 della Costituzione italiana, «che è molto bello». Togliere il lavoro alla gente o sfruttare la gente con il lavoro indegno o malpagato è «anticostituzionale» attacca ancora. «Se non fosse fondata sul lavoro, l'Italia non sarebbe una democrazia».

«Senza lavoro non c'è dignità»
Lavoro è dignità, senza lavoro non c'è dignità. Da qui il monito: «Guardare con responsabilità alle trasformazioni tecnologiche e non rassegnarsi alle ideologie. Deve essere chiaro che senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti». Poi chiede: «Voi sapete la percentuale di giovani dai 25 anni in giù che ci sono in Italia? Non lo dirò, cercate le statistiche. Questi giovani crescono senza dignità perché non sono unti dal lavoro che è quello che dà la dignità». Allora la domanda è questa: «Un assegno statale, mensile che ti faccia portare avanti una famiglia non risolve il problema. Il problema va risolto con il lavoro per tutti». Il Papa esorta quindi a «cambiare visione se vogliamo il bene dell'impresa, dei lavoratori e dell'economia: altro valore che è disvalore è la tanto osannata meritocrazia, ma viene strumentalizzata e snaturata. La meritocrazia sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza». Non è mai festa nelle famiglie dove non si lavora, sottolinea ancora Bergoglio: "Per potere fare festa, dobbiamo lavorare. Nelle famiglie dove ci sono disoccupati non è mai festa. Per celebrare le feste bisogna poter celebrare il lavoro».

La denuncia degli imprenditori-speculatori
Il Papa denuncia anche pubblicamente gli imprenditori-speculatori: «Una malattia dell'economia è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori: l'imprenditore non va assolutamente confuso con lo speculatore, sono due tipi diversi. Lo speculatore è una figura simile a quella che Gesù chiama nel Vangelo mercenario, non ama azienda e lavoratori ma li vede solo come mezzi per fare profitto. Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente. Chi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando gente, non è un buon imprenditore, è un commerciante. Oggi vende la sua gente, domani vende la dignità propria». Bergoglio ricorda anche un episodio accaduto durante la messa a Santa Marta: «Ricordo all'uscita si avvicina un uomo e piangeva. 'Sono venuto a chiedere una grazia, io sono al limite e devo fare una dichiarazione di fallimento, questo significherebbe licenziare una sessantina di lavoratori e non voglio perché sento che licenzio me stesso'. E quell'uomo, bravo imprenditore, piangeva e lottava per la sua gente. Era sua», osserva il Papa. «Si soffre sempre e a volte da questa sofferenza nascono nuove idee per evitare il licenziamento: questo è il buon imprenditore», chiude.

I lavori «cattivi»
Certo è che «non tutti i lavori sono buoni: ci sono ancora troppi lavori cattivi e senza dignità nel traffico di armi, nella pornografia, nei giochi d'azzardo e nelle imprese che non rispettano i diritti dei lavoratori». Il Pontefice bolla ancora come «cattivo il lavoro di chi è pagato per non avere orari», criticando i «culti di puro consumo e piacere» come la scelta di negozi aperti 24 ore, che favoriscono il culto del consumo. «Il lavoro è fatica, ma una società edonista non capisce il valore della fatica e del lavoro», sottolinea ancora il Papa che termina il suo discorso a braccio con una preghiera sul lavoro.

Le parole di una precaria
Micaela Canu, 41 anni, sposata e con un figlio di 10 anni, e da 8 lavoratrice interinale amministrativa presso l’ospedale Gaslini di Genova, è stata scelta da Cgil, Cisl e Uil per portare un messaggio al Pontefice: «Santo Padre: siamo felici che Lei oggi sia qui con noi e che con questa sua presenza ci permetta di riportare alla ribalta il valore del lavoro. Oggi la vera rivoluzione sarebbe trasformare la parola ‘lavoro’ in una forma concreta di riscatto sociale». Oggi di industria si parla nuovamente grazie alla quarta rivoluzione industriale o industria 4.0 - ha aggiunto la lavoratrice genovese - il mondo del lavoro è pronto ad accettare nuove sfide produttive che portino benessere. Ma «la nostra preoccupazione è che questa nuova frontiera tecnologica e la ripresa economica e produttiva, che prima o poi verrà, non portino con sé nuova occupazione di qualità, ma anzi contribuiscano nell’incrementare precarietà e disagio sociale». Genova - conclude la donna - ha le «potenzialità per riscattarsi» dalla crisi economica: il porto, il turismo e la cultura non ultima l’industria, che seppure lontana dalle dimensioni di qualche anno fa, rappresenta una punta di eccellenza nel panorama nazionale.

Anche Maurizio Crozza ad accogliere il Papa, a modo suo
A dare il benvenuto in città a Papa Francesco c'era anche un genovese doc, Maurizio Crozza, che in un video messaggio trasmesso in esclusiva da Tv2000, fa una sorpresa al Pontefice: «Vorrei rivolgermi all'eminentissimo, al mega capo dei vescovi galattici, ciao Papa, ciao France. Benvenuto a Genova, finalmente, la mia città e di colui che dice di essere il più grande francescano, Beppe Grillo, il poverello di Sant'Ilario». Crozza ironizza: «Dì la verità: sei a Genova per scomunicarlo? L'ultimo personaggio illustre che è passato di qui è stato Carlo Conti, di passaggio per andare a San Remo». Quindi, scherzando sulla proverbiale taccagneria dei genovesi, Crozza dice: «Genovesi, non vi preoccupate: il Papa non vi entrerà di sorpresa in casa (la settimana scorsa ha fatto una sorpresa agli abitanti di Ostia andando a fare le benedizioni porta a porta, ndr). A Genova se provi a citofonare ti dicono 'Eh, eh il Papa, vi conosco mascherine'». Quindi si rivolge al Pontefice: «Le piace Genova? E' leggermente più tranquilla, ci sono meno buche per le strade. Noi le macchine le teniamo in garage per non consumare le gomme». Il Pontefice incontrerà alle 12 i giovani nel santuario della Madonna della Guardia: «A Genova - dice il comico genovese - il lavoro è così poco che l'ultima volta che si è visto un pellegrino andare a piedi fino alla Madonna c'era ancora Paolo VI». Poi uno scherzoso appello al Papa: «Come guardie non potrebbe assumere dei genovesi al posto degli svizzeri? Ci rimarranno un po' male ma gli svizzeri si sa come sono diranno: 'Apriamo una banca'. France, esagero, ma perché non si trasferisce a Genova, vicino a me? Guardi che con la bella stagione Genova è bellissima: sarebbe il primo papa con le infradito e l'asciugamano sotto braccio. Volevo solo strapparle un sorriso, per le pasquinate si rischiava l'infamia con Benedetto XIII. Ne approfitto anche per chiederle scusa se ogni tanto mi prendo l'ardire di imitarla ma, anche lei, quando ci si mette sembra più a sinistra di Che Guevara. La saluto, e ci pensi».