5 giugno 2020
Aggiornato 15:30
Dossier Generali

Intesa San Paolo incassa 3,1 miliardi di utili nel 2016 e vende il 4,88% di Bankitalia

Secondo l'Ad Carlo Messina, Intesa San Paolo è l'acceleratore dell'economia reale del paese. La banca ha chiuso il 2016 con 3,1 miliardi di utili e il Cda ha deliberato in queste ore di cedere una quota del capitale della Banca d'Italia

MILANO – Intesa San Paolo chiude il 2016 con un utile da 3,1 miliardi di euro, in aumento del 13,6% rispetto all'esercizio precedente. Sull'ultimo quarto di esercizio, peraltro, pesano "i contributi ordinari e straordinari al fondo di risoluzione, i contributi ordinari al fondo di garanzia dei depositi e gli oneri relativi alle rettifiche di valore riguardanti Atlante e lo schema volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi" per salvare le Popolari Vicenza e Veneto.

Messina: Intesa è l'acceleratore dell'economia italiana
«La nostra banca rappresenta l'acceleratore dell'economia reale in Italia». Così ha esordito l'Ad di Intesa San Paolo, Carlo Messina, commentando i risultati dell'esercizio 2016. Nel 2016 il credito a medio lungo termine erogato è stato pari a 48 miliardi: il circa l'80% in più rispetto al 2014. «Negli ultimi 3 anni - ha aggiunto - abbiamo consentito a circa 53.000 aziende in difficoltà di intraprendere il loro risanamento con un effetto pari a 3 miliardi di crediti deteriorati riportati in bonis».

Il riferimento al dossier Generali
La banca è «protagonista dello scenario europeo, con prospettive di crescita che potremo cogliere a condizione di mantenere inalterata la nostra capacità di remunare i soci in maniera significativa e la nostra forza patrimoniale, che resta un fattore competitivo di importanza cruciale", ha sottolineato l'ad Carlo Messina riferendosi chiaramente al dossier Generali. La possibile scalata è stata definita un «case study» da molti economisti e resta oggetto di molteplici valutazioni. Nel frattempo, il cda di Intesa ha deliberato la cessione «al valore nominale coincidente con il valore di carico» di una quota complessivamente pari al 4,88% del capitale sociale della Banca d'Italia, per un controvalore di circa 366 milioni di euro.

La cessione delle quote del capitale della Banca d'Italia
Secondo il comunicato diffuso dalla banca ad acquistare sono: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondo Pensione a contribuzione definita del Gruppo Intesa Sanpaolo, Cassa di Previdenza Integrativa per il Personale Istituto San Paolo Torino, Fondo Pensione Complementare per il Personale del Banco di Napoli, Fondo Pensioni per il Personale Cariplo, Fondo di Previdenza Cr Firenze. A seguito della finalizzazione dell'operazione, la partecipazione del gruppo al capitale sociale della Banca d'Italia «scenderà al 27,81%».La Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cariplo, spiega poi il comunicato in merito agli acquirenti, sono «soggetti identificati dalla banca come parti correlate in quanto azionisti di Intesa Sanpaolo con una partecipazione al capitale con diritto di voto superiore alla soglia minima prevista dalla disciplina sulla comunicazione delle partecipazioni rilevanti nelle società con azioni quotate (attualmente pari al 3%)».

L'operazione e i soggetti acquirenti
L'operazione - che «non è di maggiore rilevanza e pertanto non è prevista la pubblicazione di un documento informativo» - è stata deliberata dal cda, previo parere favorevole del comitato per le operazioni con parti correlate di Intesa Sanpaolo spa e soggetti collegati del gruppo. La cessione delle quote di partecipazione nel capitale della Banca d'Italia è «coerente con le previsioni di legge riguardanti le quote eccedenti la soglia regolamentare del 3% introdotta dal D.Lgs. n. 133 del 30 novembre 2013 convertito nella legge n. 5 del 29 gennaio 2014, in cui è stabilito in particolare che - a decorrere dal 31 dicembre 2016 - alle quote possedute in eccesso (direttamente e indirettamente) rispetto a tale soglia non potranno essere distribuiti i relativi dividendi». La finalizzazione di ciascuna operazione è subordinata all'esito positivo della verifica - da parte del Consiglio Superiore della Banca d'Italia - della sussistenza, in capo all'acquirente, dei necessari requisiti.


 

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