22 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Inaugurazione col trucco

Salerno-Reggio Calabria, dopo cinquant'anni i lavori (non) sono finiti e la 'ndrangheta ringrazia

Dopo più di 50 anni la Salerno-Reggio Calabria è stata terminata. Oggi apre al traffico la Galleria Larìa, ultimo grande cantiere dell'A3. Ma i lavori sono davvero finiti? E la 'ndrangheta quanto ha allungato i suoi tentacoli sull'opera pubblica?

https://adv.diariodelweb.it/video/askanews/2016/12/20161222_video_18090821.mp4

SALERNO – Il giorno X è arrivato. Dopo oltre cinquant'anni la realizzazione dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria può dirsi conclusa. Oggi infatti è stata aperta al traffico la galleria Larìa, in provincia di Cosenza, e il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, alla presenza del presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, ha presentato ai giornalisti il completamento dell'A3. Ma i lavori sono davvero finiti? E i tentacoli dell'ndragheta quanto si sono allungati su questa gigantesca opera pubblica?

Dopo 50 anni la Salerno-Reggio Calabria è finita
Dopo oltre cinquant'anni il giorno X è arrivato. Quella di oggi è una data storica, perché con l'apertura al traffico della galleria Larìa, in provincia di Cosenza, si sono conclusi i grandi lavori per la realizzazione dell'autostrada A3, percorribile tutta a tre e due corsie per senso di marcia con standard autostradali. Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, e il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, hanno percorso tutto il tracciato insieme ai giornalisti prima di arrivare presso il Castello di Altafiumara dove, alla presenza del neo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è stato presentato il completamento della nuova autostrada.

La storia dell'A3 dal fascismo ai giorni nostri
La storia dell'A3 parte da lontano. Il suo progetto venne concepito durante il fascismo, ma solo il 21 gennaio del 1962 durante il governo di Amintore Fanfani partirono i lavori. Nel 1967 entrarono in esercizio i primi 125 km (da Salerno a Lagonegro), mentre i lavori proseguivano per gli altri 318 km. Nel 1974 l'intero tratto da Salerno a Reggio Calabria, finanziato dallo Stato, venne aperto al traffico. Tra il 1996 e il 1997 il governo presieduto da Romano Prodi approvò un piano di lavori su tutto il tracciato dell'A3, stanziando 6 mila miliardi di lire. Il costo finale, però, fu di 368 miliardi di lire, con una media di 830 milioni a chilometro.

I lavori sono davvero finiti?
Oggi la Salerno-Reggio Calabria può dirsi finalmente conclusa. Ma i lavori sono davvero finiti? La risposta è «no». Anas, d'intesa con il Governo e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha già avviato un Piano di manutenzione da oltre 1 miliardo di euro, interamente finanziato, per la realizzazione di interventi di ammodernamento su un tratto di 58 km compreso tra le province di Cosenza e Vibo Valentia, in tratti già caratterizzati da quattro corsie e standard autostradali. Il Piano consiste, principalmente, nel risanamento profondo o superficiale del corpo stradale, della pavimentazione e della relativa segnaletica verticale ed orizzontale. I lavori sull'A3, dunque, proseguiranno ancora e non è possibile sapere quando termineranno.

La longa manus dell'ndrangheta
Inoltre, vale la pena sottolineare un altro aspetto di questa gigantesca (e infinita) opera pubblica. Come ci ricorda Mario Portanova su Il Fatto Quotidiano, in tutta Europa non è possibile trovare un'altra autostrada che sia costata, fra le altre cose, anche una trentina di «morti ammazzati». Tra le grandi imprese nazionali appaltatrici dell'opera pubblica, infatti, e i gruppi mafiosi presenti sul territorio si sarebbe sviluppata per anni «una relazione di scambio che permetteva alle prime di truffare l'Anas sui lavori e di girare ai secondi parte dei ricavi». A danno delle casse dello Stato, naturalmente. Un accordo preventivo basato sulla reciproca convenienza. Solo tra il 2005 e il 2009, nel tratto di 30 chilometri tra Gioia Tauro e Scilla, si sono verificati 147 episodi di intimidazione nei cantieri autostradali. E poi ci sono stati i morti. Tanti. Troppi. Una ventina. Per imporre la propria supremazia nelle aree in cui non era ancora chiara l'egemonia di un gruppo criminale sugli altri. Perché sull'A3, probabilmente, hanno messo le mani diverse cosche mafiose. Il che ci fa pensare che oggi, infondo, ci sia davvero poco da festeggiare.