23 agosto 2019
Aggiornato 00:00
Affair Tapie

Perché Christine Lagarde è sotto processo e rischia la galera

Il numero uno del Fondo Monetario Internazionale in Francia è stata accusata di «negligenza» dalla Cour de justice de la Republique e rischia un anno di carcere e 15mila euro di multa per l'«affair Tapie»

PARIGI – Il numero uno del Fondo Monetario Internazionale rischia la galera. Christine Lagarde è sotto processo, in Francia, per quello che è divenuto famoso come «l'affair Tapie» e risale a dieci anni fa. La presidente del Fmi all'epoca dei fatti ricopriva la carica di Ministro delle Finanze sotto la presidenza Sarkozy ed oggi è accusata di «negligenza», reato punibile con un anno di carcere e 15mila euro di multa.

Leggi anche "Grecia, il FMI ammette di averla sacrificata per salvare l'euro e l'UE"

Il numero uno del FMI rischia la galera
Il numero uno del Fondo Monetario Internazionale è sotto processo e rischia la galera. E' quanto sta accadendo al di là delle Alpi a Christine Lagarde, che sarà presto giudicata dalla Cour de justice de la République, un tribunale speciale di Parigi, per l'esercizio delle sue funzioni sotto la presidenza Sarkozy. Lagarde, infatti, ha ricoperto la carica di Ministro delle Finanze nel 2007 e il suo ruolo fu determinante per l'esito di quello che è divenuto famoso come «affair Tapie», risalente a dieci anni fa. All'epoca dei fatti, la presidente del FMI fu protagonista della procedura d'arbitrato che diede ragione all'imprenditore Bernard Tapie. Ma oggi è accusata di «negligenza». Un reato punibile con un anno di carcere e 15mila euro di multa.

Leggi anche "Il FMI ammette che la globalizzazione fa male. Scusi ma lei è pazzo o solo completamente stupido?"

L'affair Tapie e la vendita di Adidas
Il caso per cui Christine Lagarde è imputata è in verità una complicata vicenda legale tra lo stato francese e l'imprenditore Bernard Tapie, che nei primi anni Novanta era proprietario dell'Adidas. Dopo averne risollevato le finanze, fu però costretto a venderla quando divenne Ministro delle città sotto il governo Mitterand, per non incorrere in un conflitto d'interessi. Tapie decise allora di affidarne la vendita al Crédit Lyonnais e qui iniziano i problemi. La banca, infatti, svolse il doppio ruolo di compratore e venditore attraverso una sua controllata e si impossessò del 19% delle quote di Adidas.

L'arbitrato e il ruolo di Christine Lagarde
Tapie decise di citare in giudizio il Crédit Lyonnais e dopo dieci anni la Corte d'Appello di Parigi condannò la banca a risarcire l'imprenditore con 135 milioni di euro per il danno subito. Per l'imprenditore la vicenda sembrava conclusa, ma l'anno dopo la Cassazione ribaltò la sentenza. Tapie chiese ed ottenne allora la possibilità di ricorrere all'arbitrato per risolvere definitivamente la questione. E qui entra in gioco Christine Lagarde. All'epoca dei fatti ricopriva l'incarico di Ministro delle Finanze del governo Sarkozy e fu lei ad accettare la proposta di Tapie e a fare in modo che ottenesse il risarcimento.

Le accuse della Corte di Giustizia della Repubblica francese
La presidente del FMI è oggi accusata di aver preso decisioni sbagliate e di essere stata perciò «negligente» nei confronti degli interessi dello stato francese, che fu costretto a pagare 405 milioni di euro a Tapie. La Cour de justice de la Republique ritiene che «le negligenze ripetute commesse in quell’occasione da un ministro con molta esperienza di contenziosi finanziari e della procedura d’arbitrato sono difficilmente spiegabili, se non con la volontà di imporre delle scelte fatte in precedenza». Il processo durerà fino al 20 dicembre e Christine Lagarde dovrà prendere un periodo di aspettativa dalla presidenza del FMI perché dovrà comparire quotidianamente davanti alla commissione che dovrà giudicarla.