20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
In rosso

Banca Popolare di Vicenza, perde 795 milioni di euro nel primo semestre e il suo destino è ancora sospeso

La Banca Popolare di Vicenza ha chiuso il primo semestre del 2016 con una emorragia da 795 milioni di euro. A pesare è satato soprattutto il divorzio da Cattolica Assicurazioni ma anche i contenziosi con i clienti sono raddoppiati

ROMA – Una emorragia da 795 milioni di euro. La Banca Popolare di Vicenza ha chiuso il primo semestre dell'anno con una perdita da capogiro. A determinare il bilancio in rosso da un lato il divorzio storico con Cattolica Assicurazioni, dall'altro l'aumento dei contenziosi verso la banca da parte dei clienti.

Una emorragia da 795 milioni di euro
La Banca Popolare di Vicenza chiude il primo semestre dell'anno con una emorragia da 795,3 milioni di euro. Un bilancio in rosso sul quale pesa soprattutto il divorzio storico da Cattolica Assicurazioni, al netto del quale la perdita sarebbe stata limitata a 85 milioni di euro. Ma a peggiorare lo stato di salute dell'istituto ci sono anche le litigation, ovvero i contenziosi in corso tra la banca e i suoi clienti. Durante il primo semestre del 2016 sono più che raddoppiati.

Il divorzio da Cattolica Assicurazioni
La partita più salata, però, resta quella con Cattolica Assicurazioni. Il divorzio costerà alla Banca Popolare di Vicenza 175 milioni di euro, ai quali dovranno aggiungersi altri 230 milioni di euro di svalutazioni obbligatorie sulla partecipazione. Ma non finisce qui. L'istituto che fu di Gianni Zonin deve provvedere ai nuovi accantonamenti richiesti dalla BCE e da Bankitalia. Per quanto riguarda i contenziosi, invece, vale la pena sottolineare che nei primi sei mesi del 2016 sono passati da 2.919 a 6.936.

Gli esuberi sono destinati a salire
Brutte notizie anche per quanto riguarda gli esuberi. L'amministratore delegato, Francesco Iorio, ha annunciato in conferenza stampa che gli esuberi previsti dall'attuale piano industriale, pari a 550 unità, «non saranno sufficienti» alla luce delle nuove perdite. Iorio apre invece a «forme di collaborazione con Veneto Banca» e il presidente Gianni Mion ha sottolineato che la fusione tra i due istituti di credito «si doveva concludere già alcuni anni fa». Proprio sui due istituti del Nord Est avrebbero messo gli occhi alcuni fondi statunitensi.

L'offerta dei fondi statunitensi
Secondo quanto riporta l'articolo di Andrea Montanari pubblicato nelle scorse ore su Milano Finanza, infatti, quattro fondi internazionali (Atlas, Baupost, Centerbridge e Warburg Pincus) sarebbero interessati a rilevare Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza e avrebbero già consegnato una proposta ufficiale al Fondo Atlante. Sembra che l'offerta in questione consista in un miliardo di euro a supporto del piano di risanamento dei due istituti per agevolarne la futura fusione.

Le incertezze per il futuro
Per quanto riguarda il futuro la Bpvi rende noto che per la seconda metà del 2016 è ipotizzabile che, al netto del contributo degli utili da cessione di attività finanziarie, «i proventi operativi siano sostanzialmente in linea con il primo semestre», anche se potrebbero risentire dello scenario macroeconomico ancora debole e della non ancora stabilizzata ripresa dell'azione commerciale. Permangono tuttavia significative incertezze «relativamente ai potenziali impatti prospettici derivanti dall'eventuale revisione in ottica maggiormente conservativa delle policy e delle procedure di provisioning» che il consiglio di amministrazione potrebbe valutare in seguito alle indicazioni che la Bce dovesse impartire successivamente alla chiusura degli accertamenti. A queste incertezze si aggiungono quelle dipendenti dall'evoluzione del contenzioso dei reclami