19 marzo 2019
Aggiornato 05:00
il rischio è politico

Brexit, De Felice: «L'impatto sull'export italiano sarà limitato»

Secondo lo chef economist di Intesa Sanpaolo, in caso di Brexit le ripercussioni economiche per l'Italia sarebbero contenute. Il Belpaese esporta verso il Regno Unito il 7% del suo export. Ma la vera incognita è di natura politica

ROMA - L'impatto per l'Italia di un'eventuale Brexit sarebbe tutto sommato limitato sul fronte delle esportazioni, la vera incognita sarà la reazione dei mercati finanziari e su questo punto molto dipenderà dalle reazioni politiche. Ne è convinto Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo, commentando il rischio Brexit per il nostro Paese a due giorni dal voto sul referendum.

L'impatto economico è limitato
Nonostante le turbolenze in atto sui mercati finanziari europei, cresce il numero di economisti che ridimensiona gli eventuali effetti negativi della Brexit sull'economia italiana. «La trasmissione per Italia avviene in tre modi: la minore crescita inglese quindi recessione della Gran Bretagna, la svalutazione della sterlina e la maggiore avversione al rischio che avremo sui mercati finanziari - ha spiegato De Felice, a margine della presentazione di un accordo Intesa Sp e Gruppo 24 Ore sulla formazione - Sui primi due punti l'impatto economico è tutto sommato limitato».

L'Italia esporta verso il Regno Unito il 7% dell'export
L'Italia esporta verso il Regno Unito il 7% del proprio export, ossia circa 22 miliardi di euro. Ma il rischio sembra essere più contenuto del previsto. «Noi abbiamo calcolato - ha proseguito De Felice - che nella peggiore delle ipotesi, considerando il worst case scenario, Italia può avere un calo delle esportazioni di circa 3 miliardi, ma è l'ipotesi peggiore».

La vera incognita è politica
La vera incognita è cosa succederà sui mercati finanziari e molto dipenderà dalle reazioni, non tanto di politica monetaria - perché la Bce e la BoE forniranno tutta la liquidità necessaria - ma «dalle reazioni di natura politica a un'eventuale uscita», ha spiegato De Felice. E ha concluso: «Se si rimane su posizioni molto rigide, con una costruzione europea tale e quale a quella attuale, possiamo avere dei contraccolpi anche importanti sullo spread, sui mercati finanziari, sui titoli delle banche e così via».