17 novembre 2019
Aggiornato 09:30
lo studio dell'iper

Crisi: la povertà travolge sempre più bambini, giovani e 50enni

Lo studio dell'Iper mostra che è in Italia è in aumento la povertà assoluta. I poveri sono tra gli 11 e i 15 milioni e circa 50mila sono i senza fissa dimora. Il servizio sanitario nazionale spende ogni anno 3 miliardi in ansiolitici e il ddl povertà non basta

ROMA - Lo sviluppo del Paese passa necessariamente attraverso la lotta alla povertà assoluta e relativa, che coinvolgono quasi il 20% della popolazione italiana ed interessano sempre di più bambini, giovani ed adulti in età lavorativa, scivolati direttamente dalla classe media alla povertà.

Lo studio dell'Iper
E' quanto emerso durante la presentazione dello studio «Il Belpaese - relazione sulla povertà, il disagio e l'esclusione sociale in Italia» realizzato dall'Iper, Istituto per le ricerche economiche e sociali. Nel rapporto si evidenzia che sono 4 milioni e 102 mila le persone in condizioni di povertà assoluta (il 6,8% della popolazione residente) mentre sono 7 milioni e 815mila le persone in condizione di povertà relativa (il 12,9% della popolazione).

E' in aumento la povertà assoluta
Dalla ricerca emerge come la povertà sia strettamente collegata all'ampiezza del nucleo familiare, al titolo di studio e alla condizione lavorativa. La povertà assoluta colpisce il 4% delle famiglie senza figli e sale fino al 16% delle famiglie con 3 o più figli. Allo stesso modo vivono in questa condizione solo l'1,3% delle persone laureate, il 3,9% di quelle con diploma, il 7,8% di quelle con licenza media e l'8,4% delle persone con titoli inferiori o nessun titolo.

I poveri sono tra gli 11 e i 15 milioni
La ricerca sottolinea che il lavoro è il principale strumento di contrasto alla povertà. Accrescere i livelli occupazionali e favorire il livello di partecipazione della popolazione al mercato del lavoro rappresentano senza dubbio le principali leve per arginare povertà, disagio ed esclusione sociale che in talune aree del Paese, complice una crisi senza precedenti, raggiungono oggi dimensioni preoccupanti. «I numeri fanno paura - ha sottolineato la responsabile lavoro di Forza Italia Renata Polverini nel corso della presentazione - perché un terzo della popolazione è a rischio di povertà e questo è più evidente nelle famiglie numerose: i poveri sono da 11 a 15 milioni e nella povertà vediamo lo specchio della condizione del Paese».

50mila senza fissa dimora in Italia
Dubbi sull'efficacia delle misure di contrasto alla povertà fin qui adottate dall'Esecutivo sono stati espressi anche dal presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo: «La sola forma che si guarda è quella dell'indennizzo monetario e sento che si parla di reddito minimo, ma questo non basta». Secondo Impagliazzo serve soprattutto la garanzia di un lavoro perché il lavoro non è solo un fattore economico, ma è un elemento fondamentale per la dignità della persona. Come spiega il Papa, «il lavoro ci unge di dignità». Tra i 7000 senza fissa dimora che vivono a Roma e i 50mila in Italia è cresciuto enormemente il numero di quelli che finiscono in strada per la perdita di lavoro. «Se il sistema si fonda sull'espulsione bisogna cambiare il sistema non adeguarvisi», ha sottolineato.

Il servizio sanitario è per chi sta bene
Tra i servizi più in sofferenza c'è quello sanitario, che sta diventando «un servizio per chi sta bene e non per chi sta male» secondo Aldo Morrone, direttore Dipartimento Salute globale dell'Istituto San Gallicano. «I ticket e l'attività intramoenia andrebbero eliminati. Soprattutto i ticket che allontanano le persone dal servizio sanitario nazionale» ha sostenuto evidenziando alcuni paradossi: «Vi dico solo che chi ha la scabbia non è certo una persona facoltosa. E la terapia per la scabbia è in fascia C, quindi bisogna comprarla. E abbiamo una mortalità infantile che è tornata indietro ai livelli del 1926.»

Il Ssn spende 3 miliardi l'anno in ansiolitici
In italia si spendono 3 miliardi di euro di ansiolitici di cui 1,5 dal parte del Ssn. Morrone conclude: «Io credo che a chi perde il lavoro a 50 anni non vadano forniti ansiolitici, ma politiche per riacquisire la dignità del lavoro». Paolo Beni, deputato Pd e componente Commissione Affari sociali, ha sottolineato che «gli anni della crisi hanno contribuito ad allargare il divario sociale del Paese che c'era da tempo, spingendo una consistente fette della classe media verso la povertà relativa». Il rischio di povertà aumenta nelle famiglie numerose soprattutto se hanno figli piccoli, ed è legato all'istruzione. Ma è sempre più forte l'incidenza su questi punti della condizione della famiglia di origine.

Il ddl povertà non basta
Se ancora uno straccio di ascensore sociale fino a qualche anno fa c'era in questo Paese, ora non c'e' più». Il ddl povertà all'esame del Parlamento, ha aggiunto, «è indubbiamente positivo e dobbiamo provare a migliorare il testo che sarà comunque un passo avanti». Ma «le risorse sono insufficienti» e non precisamente individuate per gli anni a venire. In generale, ha concluso Beni «credo che servirebbe un riordino complessivo del sistema di protezione sociale con un progressivo sganciamento da un sistema incentrato sul modello lavoristico» verso un sistema che guarda alle nuove complessità sociali e «servirebbe spostare le risorse dall'erogazione monetaria all'erogazione dei servizi».

(fonte Askanews)