16 dicembre 2019
Aggiornato 03:30
i dati del centro studi promotor

PIL Pro Capite, l'Italia è la più penalizzata dell'Ue. Da quando c'è l'euro stiamo (molto) peggio

Il rapporto del Centro Studi Promotor parla chiaro: l'Italia è stata fortemente penalizzata dall'ingresso nell'Ue. Altri paesi, come la Germania, hanno invece guadagnato molto con l'euro barattando la loro crescita economica con l'impoverimento dell'Europa mediterranea

PIL Pro Capite, l'Italia è la più penalizzata dell'Ue. Da quando c'è l'euro stiamo (molto) peggio
PIL Pro Capite, l'Italia è la più penalizzata dell'Ue. Da quando c'è l'euro stiamo (molto) peggio Shutterstock

ROMA - E' ancora peggiorato nel 2015 il rapporto tra il Pil pro capite italiano e quello medio dell'Unione Europea. Lo rileva il Centro Studi Promotor che, da un'elaborazione su dati Eurostat, sottolinea come nel 2014 il Pil pro capite italiano era sceso al di sotto di quello medio dell'Unione dell'1,9%. Nel 2015 lo scarto è del 3%.

Il rapporto del Centro Studi Promotor
Lo studio mette a confronto la situazione del 2001 con quella del 2015. Nel 2001, che è l'anno che ha preceduto l'adozione dell'euro da parte dell'Italia, il nostro Pil pro capite (in euro 2010) era di 27.800 euro. Nel 2015 il valore corrispondente è stato di 25.500 euro con un calo dell'8,27%. La gravità del dato è evidente in assoluto anche perché nessun altro paese dell'Unione ha avuto una penalizzazione così forte tra il 2001 e il 2015. La situazione dell'Italia risulta però ancora più preoccupante se si confronta il nostro Pil pro capite con quello medio dell'Unione.

L'Italia è stata fortemente penalizzata
Nel 2001 il valore dell'Italia superava quello medio del 18,8%, nel 2015, come si accennava in apertura, siamo scesi sotto la media del 3%. Dallo studio del Centro Studi Promotor oltre alla penalizzazione dell'Italia emergono anche altri aspetti tutt'altro che trascurabili. Innanzitutto va segnalato il fatto che un notevole miglioramento in termini di Pil pro capite nei quindici anni considerati lo hanno ottenuto i paesi dell'est che, dopo la caduta del muro di Berlino, hanno gradualmente adottato l'economia di mercato e sono poi entrati nell'Unione.

Chi ha guadagnato dall'UE
Secondo il Csp vanno però evidenziati anche i risultati ottenuti da paesi economicamente avanzati come la Germania che ha visto il suo scarto dal reddito medio pro capite dell'Unione passare da +25,6% del 2001 a +29,7% del 2015 o come il Regno Unito il cui scarto dalla media UE è passato da +15% a +17,5%. Per la Francia vi è stato invece un peggioramento in termini relativi in quanto lo scarto del Pil pro capite di questo paese dalla media UE è passato dal +26,1% del 2001 al +19,6% del 2015, ma va segnalato che la Francia è rimasta comunque tra i paesi con Pil pro capite superiore alla media europea, mentre l'Italia, tra tutti i paesi dell'Unione, è l'unico ad essere passato dal gruppo dei paesi sopra la media al gruppo dei paesi sotto la media.

L'impoverimento dell'Europa mediterranea
Al di là del caso clamoroso dell'Italia, dall'elaborazione del Centro Studi Promotor emerge anche la penalizzazione subita dagli altri paesi mediterranei della zona euro. In particolare per la Spagna, tra il 2001 e il 2015, lo scarto dal Pil pro capite dell'Unione è passato da -5,6% a -12,2%, per il Portogallo si è scesi da -29,9% a -36,9%, per Cipro da -10,7% a -21,7% e per la Grecia da -22,2% a -35,4%. Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, «le cause del forte peggioramento del Pil pro capite in termini relativi, oltre che in termini assoluti, dell'area meridionale della zona euro sono indubbiamente molte e complesse, ma dai dati emerge con grande chiarezza l'esigenza di rinegoziare i trattati nell'ambito della UE e della zona euro, in quanto non è certo compatibile con lo spirito dell'Unione, che allo sviluppo dei paesi più ricchi e di quelli dell'Est si associ l'impoverimento e il declino di un'area di grande importanza non solo economica e sociale, ma anche strategica come l'area dei paesi dell'Europa mediterranea».