31 agosto 2025
Aggiornato 05:30
I numeri dell'economia illegale

Corruzione, Uil Lazio: Oltre 17 miliardi il sommerso a Roma

I numeri dell'economia illegale All'interno del sommerso la quota più rilevante è rappresentata dalle sotto-dichiarazioni (evasione fiscale), il cui valore è stimato in 9,3 miliardi, seguite dal lavoro irregolare (6,7 miliardi) e dagli 1,7 miliardi sottratti da altre voci (affitti in nero, compensazioni domanda-offerta e mance) al computo dell'economia legale nella provincia capitolina

ROMA - E' di 17,7 miliardi di euro il valore aggiunto generato dall'economia sommersa nella Capitale e provincia. Una cifra che, in termini pro capite, a parità di introiti, consentirebbe una possibile netta riduzione della pressione fiscale e una maggiore disponibilità di risorse da destinare al welfare e agli investimenti pubblici. Applicando infatti la pressione fiscale media (pari al 43,3%) al valore aggiunto prodotto dall'economia sommersa si produrrebbe un gettito di 7,7 miliardi di euro (attualmente evasi), determinando un risparmio medio pro capite pari a 1.765 euro. E' quanto emerge da uno studio realizzato dalla Uil di Roma e del Lazio in collaborazione con l'Eures, sull'economia sommersa e illegale nella Capitale. Sommando al valore dell'economia sommersa (determinata da lavoro nero, sotto-dichiarazioni e altre forme di evasione fiscale), quello prodotto a Roma dall'economia illegale (prostituzione, traffico di stupefacenti e contrabbando di tabacchi) pari a 1,5 miliardi, sale a 19,2 miliardi di euro il valore aggiunto complessivamente prodotto nella provincia di Roma dalla cosiddetta «economia non osservata», il cui ammontare complessivo, a livello nazionale, si attesterebbe a ben 207 miliardi (fonte Istat). 

L'evasione fiscale
All'interno del sommerso la quota più rilevante è rappresentata dalle sotto-dichiarazioni (evasione fiscale), il cui valore è stimato in 9,3 miliardi, seguite dal lavoro irregolare (6,7 miliardi) e dagli 1,7 miliardi sottratti da altre voci (affitti in nero, compensazioni domanda-offerta e mance) al computo dell'economia legale nella provincia capitolina. «Uno studio - ha commentato il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica - fortemente voluto dal sindacato non solo per denunciare, conti alla mano, una situazione intollerabile che va avanti da anni, ma anche per trovare una soluzione concreta ai mali della città, a partire proprio dalla diffusa illegalità che ha caratterizzato non solo l'amministrazione comunale, come emerso dalla cronaca degli ultimi mesi, ma l'intera macchina politico-amministrativa». Sono soprattutto i settori del commercio - ristorazione in primis - trasporti e alloggi gli ambiti dove più frequente è il ricorso alla sotto-dichiarazione (con 3,3 miliardi evasi), seguiti dai servizi professionali (2 miliardi) e dai servizi alle imprese (1,5 miliardi), mentre nei servizi alle persone l'economia sommersa si caratterizza soprattutto per il lavoro irregolare (con un danno stimato pari a 1,6 miliardi).

L'illegalità nella «cosa pubblica»
Strettamente connesso all'economia sommersa è l'illegalità contro la «cosa pubblica». I dati del Ministero dell'Interno sulla diffusione dei reati contro la PA e in particolare di quelli ascrivibili a corruzione e concussione - dice Uil Lazio - parlano chiaro e collocano il Lazio al terzo posto in Italia (dopo Campania e Sicilia) per numero di reati scoperti contro la pubblica amministrazione (405 in totale nel 2014, di cui il 65,4%, ovvero 265, nella sola provincia di Roma). Ancora peggiore il posizionamento del Lazio per i reati di corruzione (61 scoperti nel 2014, che collocano la nostra regione al secondo posto, dopo la Campania, a fronte di una media nazionale di 19 reati l'anno) e per quelli di concussione (18 denunce nel 2014, contro una media di 5,6). «Dati preoccupanti, soprattutto se rapportati al fatto che l'Italia, stando al rapporto sulla corruzione del 2015, è tra i Paesi più corrotti nella gestione della res pubblica, tanto da collocarsi al 61 posto nel mondo e al penultimo in Europa, preceduta soltanto dalla Bulgaria, mentre ormai persino Grecia e Romania fanno meglio di noi - ha detto Civica - la stessa Corte dei Conti ha stimato che il danno prodotto dalla corruzione come una "tassa" sulle opere, forniture e servizi della Stato, è pari addirittura al 40% del valore della domanda pubblica». Una stima che, se rapportata ai soli appalti emessi dal Comune di Roma e dai 15 municipi capitolini, genererebbe un sovrapprezzo di 1,3 miliardi di euro. Anche proiettando l'incidenza della corruzione sul Pil nella provincia di Roma il suo costo si attesterebbe a 1,5 miliardi di euro.

(con fonte Askanews)