Economia | Corruzione

Finmeccanica, assolti Orsi e Spagnolini per la presunta maxi tangente in India

Si è chiuso il processo di appello bis a carico dell'ex amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e dell'ex numero uno di Augusta West, Bruno

Il CEO di Finmeccanica Giuseppe Orsi a processo
Il CEO di Finmeccanica Giuseppe Orsi a processo (ANSA/MATTEO BAZZI)

MILANO - Assolti da tutte le accuse: si è chiuso così il processo di appello bis a carico dell'ex amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e dell'ex numero uno di Augusta West, Bruno Spagnolini, imputati per la presunta maxi tangente che sarebbe stata versata a politici indiani in cambio del via libera del governo di New Delhi all'appalto per la fornitura di 12 elicotteri Aw 101. Secondo i giudici della terza Corte d'appello di Milano, mancano le prove per dimostrare la presunta corruzione da parte degli ex vertici di Finmeccanica: "Non vi è prova sufficiente", ha chiarito il presidente della Corte leggendo il dispositivo della sentenza. Orsi e Spagnolini erano presenti in aula al momento della lettura del verdetto.

"Nessuna prova"
Soddisfazione dall'avvocato Ennio Amodio, difensore di Orsi: così, ha commentato, "si chiude una vicenda che doveva, fin dalle prime battute, essere chiara anche agli investigatori: non esiste alcun accordo costruttivo, non vi è prova alcuna che il denaro sia pervenuto a Tyagi (l'ex capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica indiana, indicato dall'accusa come destinatario di parte della tangente), né si è mai dimostrato che che i funzionari indiani abbiano in qualche modo interferito nella gara». La fornitura dei 12 elicotteri Aw a New Delhi, ha aggiunto il legale, fu "un successo dell'industria elicotteristica italiana che aveva offerto all'India una delle sue macchine di maggiore efficienza, tanto da essere acquisita anche dall'amministrazione statunitense per i viaggi del presidente Obama». Spagnolini si è soffermato sul "danno fatto all'azienda" da un processo che si è chiuso con un'assoluzione pena. Nessun commento, invece, da Orsi.

5 anni da quell'accusa
Sono passati quasi 5 anni dal giorno in cui i due manager vennero arrestati per false fatture e corruzione internazionale. Era il febbraio 2013: Orsi finì in carcere, Spagnolini ai domiciliari. L'inchiesta era stata aperta due anni prima dalla procura di Napoli sulla base delle rivelazioni rilasciate ai magistrati partenopei da Lorenzo Borgogni, ex responsabile relazioni esterne di Finmeccanica. Raccontò agli inquirenti di una maxi tangente di euro pagata dalla capogruppo per far ottenere alla controllata Augusta Westland l'appalto per la fornitura di 12 elicotteri al governo indiano attraverso la modifica dei requisiti di un bando di gara che sarebbe stato ricucito su misura a favore del gruppo italiano dopo il pagamento di una maxi tangente (51 milioni di euro in tutto, di cui cui 14 milioni sarebbero stati incassati dal maresciallo Sasha Tyagi, ex capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica del governo di New Delhi). Il fascicolo venne poi trasferito a Busto Arsizio per competenza territoriale (la sede di Augusta Westland e a Samarate, nel Varesotto) e affidato al pm Eugenio Fusco.

Le sentenze
Il processo di primo grado partì nel giugno 2013 davanti al Tribunale di Busto Arsizio. Insieme a Orsi e Spagnolini, erano imputate anche le due società Finmeccanica e Aw che però imboccarono la strada del patteggiamento della pena, con il pagamento di una sanzione pecuniaria di 380 mila euro e la confisca di 7,5 milioni. La sentenza arrivò nell'ottobre 2014 con un colpo di scena: i due imputati assolti dall'accusa più grave (quella, appunto, di aver versato una maxi tangente a Sashi Tyagi, ex capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica indiana, per far ottenere ad AW una commessa da 560 milioni di euro) e condannati per false fatture. Verdetto poi ribaltato nel secondo grado di giudizio, con i giudici della Corte d'Appello di Milano che condannarono Orsi e Spagnolini (a 4 anni e 6 mesi il primo, a 4 anni il secondo) anche per corruzione. Fu poi la Cassazione, nel dicembre 2016, ad annullare la condanna dei due manager e a disporre un nuovo processo d'appello. Quello che si è chiuso oggi con l'assoluzione piena dei due imputati per mancanza di prove. La parola passa ora alla Cassazione.