17 settembre 2019
Aggiornato 06:30
Business forum Italia-Iran

Le imprese italiane: «Dobbiamo correre perchè in Iran c'è la fila»

L'Italia si trova infatti a dover affrontare l'agguerrita concorrenza di paesi come gli Emirati, primo paese esportatore verso l'Iran e soprattutto la Cina che ha registrato un avanzamento significativo nel 2014 per quanto riguarda le importazioni iraniane, seguita dall'India.

ROMA - L'Iran è per l'Italia un'«opportunità formidabile». Dall'industria alla chimica, dai trasporti, all'agricoltura per finire al settore big dell'energia «ci sono tutte le premesse per far ripartire alla grande il nostro rapporto con l'Iran». Questo il quadro tracciato dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, in occasione del business forum Italia-Iran svoltosi in concomitanza con la visita del presidente iraniano Rohani in Italia, primo paese dell'occidente a essere visitato dopo la fine delle sanzioni. Per l'Italia l'Iran offre possibilità di sbocco sia per le grandi imprese sia per le piccole e medie aziende, come ha detto al forum lo stesso Rohani. «È un paese affidabile che dobbiamo coinvolgere e con cui dobbiamo intensificare le relazioni», ha detto Squinzi. Affidabilità su cui ha posto l'accento lo stesso capo della repubblica islamica per dire l'Iran «è pronto ad accogliere gli investimenti esteri senza nessuna divergenza tra i vari livelli delle istituzioni e le varie fazioni».

Tuttavia, ha detto il presidente dell'Ice, Riccardo Monti «dobbiamo correre perchè in Iran c'è la fila», se l'Italia vuole approfittare dell'opportunità offerta da anni di consolidati rapporti che vedevano l'interscambio tra i due paesi a 7 miliardi prima delle sanzioni poi sceso a 1,5 mld nel 2015, come ha ricordato lo stesso Squinzi. L'Italia si trova infatti a dover affrontare l'agguerrita concorrenza di paesi come gli Emirati, primo paese esportatore verso l'Iran e soprattutto la Cina che ha registrato un avanzamento significativo fino a raggiungere una quota pari al 27,8% nel 2014 per quanto riguarda le importazioni iraniane, seguita dall'India (2,7% nel 2010, 5% nel 2014). L'avanzamento delle economie asiatiche è avvenuto principalmente a discapito dei paesi europei, soprattutto Germania e Italia che tuttavia, nonostante l'arretramento, sono stati gli unici paesi europei a resistere nella graduatoria dei primi 10 partner.

Uno dei settori chiave è appunto quello dell'energia, per il quale si attende la formalizzazione della revisione dei contratti da parte dell'Iran, attesa a fine febbraio a Londra, per rendere convenienti investimenti in un paese che ne ha bisogno ma che deve anche considerare un prezzo del greggio che viaggia intorno ai 30 dollari al barile ma anche sotto. «Guardiamo con attenzione al mercato - ha spiegato la presidente di Eni, Emma Marcegaglia - in un paese in cui siamo stati i primi. Certo con un petrolio così basso aspettiamo di vedere quali saranno le condizioni per investire». La presidente ha infatti chiarito che dopo la prima bozza contrattuale da parte dell'Iran si attende una migliore definizione dei nuovi contratti.

L'Iran è comunque il paese nel mondo tra quelli vicini all'Italia «a più alto potenziale» con i suoi 80 milioni di abitanti. E tra i due paesi sono state già sottoscritte, lunedì, intese per 17 miliardi che coinvolgono aziende da Ansaldo energia a Condotte, da Gavio a Pessina Costruzioni, da Danieli a Saipem che ha firmato per l'ammodernamento delle raffinerie di Pars Shiraz e di Tabriz. Il potenziale riguarda però anche le piccole e medie imprese cosa di cui si è discusso al business forum in una serie di panel ad hoc riservati ai macrotemi energia, agricoltura e food, infrastrutture e industria.

Prossimo appuntamento già fissato: dall'8 al 10 febbraio una missione italiana sarà a Teheran capeggiata dei ministri delle Infrastrutture, Graziano Delrio e dell'Agricoltura, Maurizio Martina.

(con fonte Askanews)