28 febbraio 2020
Aggiornato 07:00
Mercato del lavoro

Poletti: «Il contratto a tempo indeterminato deve costare meno di quello a termine»

Il Ministro del Lavoro: «I mercati oggi sono più volatili e questa dinamicità ci consegna il bisogno di costruire anche sul mercato del lavoro forme nuove». Sacconi (Ap): «Le istituzioni aiutino la riforma dei contratti».

VENEZIA - «L'obiettivo del governo è avere un contratto a tempo indeterminato che costi meno di quelli a termine o precari e che rappresenti il modo normale di assunzione».
Lo ha sottolineato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, dopo la firma di una convenzione con la Regione Veneto. Sugli sgravi alle imprese, ha aggiunto, «abbiamo fatto decontribuzione nel primo anno in maniera molto forte per scalfire una convinzione», ovvero quella che assumere a tempo indeterminato «non fosse possibile perché le rigidità erano inabbordabili»; per il prossimo anno «li confermeremo riducendone l'importo ed è prevedibile che quello dopo faremo lo stesso», ha proseguito. Per Poletti «i mercati oggi sono più volatili e questa dinamicità ci consegna il bisogno di costruire anche sul mercato del lavoro forme nuove», operazione fatta con l'introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che «deve costare di meno di contratti a termine e contratti precari», ha concluso il ministro.

Sacconi (Ap): Le istituzioni aiutino riforma contratti
«La produzione e il lavoro stanno cambiando con progressione geometrica e la contrattazione collettiva, se vuole avere ancora un ruolo, deve rivelarsi davvero utile tanto alla crescita delle imprese quanto all'incremento dei salari e delle competenze perché capace di collegare i due obiettivi. Il contratto nazionale non può che diventare cornice di garanzie minime, sia salariali che regolatorie. Altro che salari come variabile indipendente o cumulo di norme invasive e omologanti gli inquadramenti, le mansioni e molto altro». Lo scrive Maurizio Sacconi, presidente Ap della commissione Lavoro del Senato, nella sua rubrica quotidiana pubblicata sul blog dell'Associazione amici di Marco Biagi.

L'Italia non può permettersi un'altra stagione di bassa produttività
«Il maggiore livello retributivo nazionale, in quanto reddito minimo - ha sottolineato Sacconi - deve essere assorbito ove il salario di fatto sia già superiore, come accade da tempo con il contratto dirigenti. Ma le parti devono reciprocamente adattarsi e condividere lo scambio tra produttività e salari solo in prossimità, con accordi aziendali o territoriali, tra loro alternativi. Le istituzioni possono assecondare il cambiamento attraverso la detassazione del salario di produttività. O, se necessario, attraverso il salario minimo di legge. Si tratta comunque di decisioni importanti che richiedono una piena rappresentatività dei negoziatori perché le conseguenze, nel bene e nel male, sarebbero destinate a durare nel tempo. E l'Italia non può permettersi un'altra stagione di bassa produttività. Il ruolo sostitutivo della Bce non può durare all'infinito».