20 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Solo così si realizza ripresa economia e lavoro

Crisi, Squinzi: bene riforme, ma serve una politica industriale

Bene la spinta impressa dalle riforme, ma occorre in Italia una politica industriale. Il presidente di Confindustria, Giorgi Squinzi, è tornato a sottolinearlo nel suo discorso all'assemblea annuale di Assolombarda Confindustria Monza e Brianza, tenutasi negli spazi di Expo 2015

RHO - Bene la spinta impressa dalle riforme, ma occorre in Italia una politica industriale. Il presidente di Confindustria, Giorgi Squinzi, è tornato a sottolinearlo nel suo discorso all'assemblea annuale di Assolombarda Confindustria Monza e Brianza, tenutasi negli spazi di Expo 2015. «La ripresa dell'economia e del lavoro si prepara con le riforme, ma si realizza solo con le politiche. Questa fase della legislatura è stata caratterizzata da una forte spinta riformista e al cambiamento del funzionamento delle istituzioni», ha considerato Squinzi.

Risultati importanti
«Alcuni risultati - ha proseguito - sono importanti, bisogna difenderli e ampliarne il più possibile la forza di discontinuità che rompe la crosta conservatrice della società italiana. Contemporaneamente - ha sottolineato Squinzi - l'Italia necessita di una politica per l'industria e l'innovazione»«La politica industriale cui pensiamo oggi - ha spiegato - è un complesso di misure e strumenti per tenerci connessi alle reti della competizione globale, per produrre la conoscenza necessaria all'innovazione continua delle produzioni tradizionali, che ci vedono vincitori in molti mercati del mondo e per il rinnovamento generazionale del capitalismo italiano con le nuove imprese»

Misure rivolte al rilancio della domanda
Secondo Squinzi, «da questa fase dovranno nascere nuovi leader di mercato e di filiera, i leader del nuovo made in Italy» e bisognerà accompagnare questa fase «con misure rivolte al rilancio della domanda interna, certamente difendendo i risultati straordinari dell'export raggiunti in questi anni». Questa politica avrà «tanto più effetto quanto più verrà sostenuta da condizioni interne aperte alla competizione globale e alla spinta innovativa. Sarà tanto più efficace quanto meno il paese nel suo complesso resterà ancorato a vecchi paradigmi».

Associazioni d'impresa
Squinzi ha quindi definito al riguardo "determinante" il ruolo delle associazioni d'impresa per «aiutare a costruire un ambiente favorevole all'innovazione e che abbandoni le logiche tradizionali degli incentivi, dei prezzi o dei sostegni diretti. La chiave decisiva - ha concluso - non saranno solo i settori tech-lead o le start up, ma soprattutto l'ibridazione della manifattura tradizionale con i nuovi modelli di business».

Europeisti... ma prima l'Italia
«Siamo stati europeisti, sempre e comunque, anche in momenti come questo in cui è faticoso credere all'Unione, però oggi dobbiamo pensare in primo luogo all'Italia, al recupero della crescita e ad accelerare e qualificare e qualificare la nostra competenza, produttività ed efficienza», ha inoltre dichiarato. «Questo è oggi il vero problema da aggredire e risolvere - ha proseguito - davanti a noi c'è un mondo che sta muovendosi, freneticamente e instabilmente e caoticamente, ma che cerca novità, qualità, sostenibilità e creatività. E' come se dicesse che cerca made-in, che cerca Italia - ha concluso Squinzi - sta solo a noi rispondere».

Definire con chiarezza politica economica
«E' certamente giusto», secondo il presidente di Confindustria «definire con chiarezza quale debba essere il tipo di intervento pubblico nell'economia italiana. La storia del nostro paese è densa di interventi volti a modificare lo status quo della base produttiva del paese, dalle privatizzazioni forzate, a interventi più o meno diretti di sostegno alle imprese, da progetti per il rilancio della ricerca industriale a modelli di forte indirizzo programmatico dello Stato», ha ricordato Squinzi nel suo intervento all'assemblea generale di Assolombarda Confindustria Monza e Brianza.

Fare tesoro degli errori già compiuti
Il presidente degli industriali italiani ha però sottolineato l'importanza che «si faccia tesoro degli errori del passato in cui peraltro tutti, noi compresi, hanno qualche responsabilità su cui meditare». In secondo luogo, ha invitato a ricordarsi che «l'approccio deve essere temperato dal fatto che oggi non tutto è praticabile e possibile alla luce delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato e la concorrenza». In terzo luogo, Squinzi ha sottolineato che «il primo intervento che va chiesto allo Stato è quello di liberare spazio al mercato e alla concorrenza»«La politica - ha concluso - non ha dato bella manifestazione di sé in alcuni aspetti della vita pubblica economica. Ricordo solo una sorta di 'occupazione indebita degli spazi' che aprivano lo Stato o le regioni quando si sono fatti imprenditori o quando le emergenze sono state inseguite malamente: vedi Ilva».

Rilanciare la domanda
«Rilanciare la domanda interna attraverso uno stimolo intelligente e fortemente innovativo al settore delle costruzioni, del turismo e della distribuzione: il paese non può reggere a lungo con il solo approccio export lead». E' la sfida indicata dal presidente della Confindustria. «Tutto ciò - ha sottolineato Squinzi - va calato nell'ecosistema dei cambiamenti in corso e che prevedibilmente si realizzeranno, da cui la politica, la buona politica, dovrà trarre e costruire gli strumenti adeguati». Il presidente di Confindustria ha sottolineato che i trend sociali e tecnologici «sono convergenti nel disegnare un cambiamento generale e diffuso, con più qualità e sostenibilità, meno quantità e una spinta personalizzazione nei consumi»«E' un futuro - ha sottolineato - che sembra disegnato per l'industria italiana, che ha la qualità e la personalizzazione del Dna costitutivo. Dunque è adesso che una politica industriale e per l'innovazione deve far propria questa condizione unica», ha concluso.

(Con fonte Askanews)