29 ottobre 2020
Aggiornato 23:30
Pechino stende un tappeto rosso per google & co.

Xi Jinping da Obama. Altro che clima, in gioco gli interessi della Silicon Valley

Dietro l'incontro ufficiale si scorgono ben altri interessi di natura commerciale. Sono quelli delle gigantesche multinazionali che guardano alla Cina con attenzione ed ingordigia. Ecco perché

ROMA – L'arrivo di Xi Jinping negli Usa è già storia. E' la prima visita ufficiale del presidente della Repubblica popolare cinese negli Stati Uniti d'America. Ma dietro il vertice che vede faccia a faccia Barack Obama con il suo illustre omologo comunista c'è l'ombra degli interessi delle multinazionali più potenti del mondo.

L'incontro ufficiale
Obama ha accolto il leader cinese alla Casa bianca salutandolo con un cordiale "ni hao" (in mandarino equivale al nostro «ciao») e ha fatto gli onori di casa riservando all'illustre ospite 21 salve di cannone per il suo arrivo. La visita di Xi Jinping negli Stati Uniti aveva la sua ragion d'essere non solo in una tappa forzata dell'evoluzione della diplomazia internazionale, ma soprattutto in conclamati interessi di natura economica. Da un lato, infatti, può essere interpretato come un tentativo di rassicurare gli investitori americani sulla solidità dell'economia cinese in un momento carico di turbolenze. Sono lontani i tempi in cui il tasso di crescita nazionale raggiungeva la doppia cifra: nel 2014 si è fermato al 7,3%, il più basso dell'ultimo quarto di secolo. E l'esplosione della bolla speculativa sulle borse asiatiche spaventa il mondo della finanza, mentre il rallentamento della sua economia ha perfino indotto la Fed a lasciare invariati i tassi d'interesse americani.

Strette di mano promettenti
Dietro l'incontro ufficiale, però, si scorgono ben altri interessi di natura commerciale. Sono quelli dei colossi multinazionali che guardano alla Cina con attenzione ed ingordigia. La visita di Xi Jinping, infatti, è iniziata con un benvenuto ufficiale nella Silicon Valley, dove il leader cinese ha stretto la mano di Bill Gates, fondatore di Microsoft, Satya Nadella, amministratore delegato di Redmond, Jeff Bezos, numero uno di Amazon, e Marc Zuckerberg, creatore di Facebook. Presente anche Jack Ma, fondatore di Alibaba. Una tavola rotonda organizzata poi per il giorno successivo ha visto riuniti ben 15 ad delle più importanti multinazionali americane, tra le quali IBM, Apple e Cisco. E' evidente, dunque, che in gioco c'è ben altro oltre alle questioni climatiche, perché più delle emissioni di gas serra alla Cina e a questi signori dai cognomi ridondanti interessano gli accordi commerciali.

Cyber-interessi in quel di Pechino
Internet, in particolare, è il nuovo motore del futuro di Pechino e ha un potenziale quasi illimitato. Su di esso hanno messo gli occhi le gigantesche multinazionali e tutta la Silicon Valley. Non a caso Michael Dell, fondatore dell'omonima azienda tra i leader mondiali delle forniture hardware per computer (e 47esimo uomo più ricco del mondo secondo la rivista Forbes), ha annunciato un investimento nella Repubblica popolare cinese di circa 125 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni. Il progetto della Dell prevede la creazione di un milione di posti di lavoro in quello che ad oggi è il secondo mercato più importante (dopo il Nord America) per la multinazionale statunitense. Michael, tuttavia, è in buona compagnia. Anche Google punta a rientrare nel mercato cinese dopo una lunga assenza e non sembra intenzionato a lasciarsi sfuggire questa ghiotta opportunità, tornando alla carica con una app studiata appositamente per essere conforme alle esigenze di Pechino. Per non parlare di Apple, che per guadagnarsi l'entrata sul mercato cinese dall'ingresso principale ha pagato senza batter ciglio 71 milioni di dollari di tasse non pagate e dovute al governo nazionale. Come sottolinea Michelangelo Cocco, in un articolo pubblicato su www.cinaforum.net, i numeri in questione sono da capogiro: in Cina ad oggi ci sono 668 milioni di utenti internet, 1,3 miliardi di sim card telefoniche attive, milioni di pc e sistemi operativi «insicuri» da sostituire nella pubblica amministrazione. Una tavola imbandita già pronta per i commensali, che – come tante api intorno al miele – sono in attesa di avventarsi sulle cibarie. La guerra fredda può aspettare, i cyber-interessi hanno la precedenza.