27 novembre 2020
Aggiornato 09:30
Syriza stravince ancora

Elezioni Grecia, Tsipras-bis si prepara a un'altra battaglia

Neppure il tempo di tirare il fiato che già è tempo per Syriza di combattere un'altra battaglia. Il nuovo governo dovrà votare e applicare le dolore riforme imposte da Bruxelles in cambio del piano di aiuti

ROMA – Tsipras vince ancora. Syriza si conferma il primo partito nazionale con il 35,5 % dei voti e risponde così a chi pensava non avrebbe replicato il successo delle scorse elezioni. Il nuovo governo vedrà nascere l'alleanza con i nazionalisti dei Greci indipendenti, così com'era stato nel precedente esecutivo, per un totale di 155 seggi su 300. Forte del consenso popolare e dell'investitura del nuovo mandato, Alexis dovrà ora votare e applicare le dolorose riforme imposte dall'accordo con la Troika.

La vittoria di Tsipras
Cala il sipario su un altro atto della tragedia greca che da mesi tiene l'Europa col fiato sospeso, ma i protagonisti si preparano già, dietro le quinte, a tornare in scena. La vittoria elettorale di Tsipras conferma il suo genio politico: ha vinto l'ennesima scommessa col popolo greco, che oggi lo investe non solo di un altro mandato elettorale ma lo incorona indiscusso leader nazionale. Nella battaglia per la sopravvivenza economica, e contro l'ira funesta della Troika, il popolo greco si affida di nuovo a questo giovane ingegnere civile di 42 anni, che fin dalla gioventù ha maturato una grande esperienza politica sul campo. Il popolo greco, sebbene stanco e sofferente, sembra riconoscere in lui l'incarnazione di un eroe omerico capace di salvare la patria e vincere la guerra. Il paese è andato alle urne ben cinque volte negli ultimi sei anni e tre volte solo negli ultimi nove mesi: nonostante il dato dell'affluenza al voto sia calato sensibilmente rispetto alle elezioni di gennaio (55,4% rispetto al 63,6%), la vittoria di Syriza è schiacciante, tanto più che i dissidenti di Unità Popolare non hanno neppure raggiunto la soglia del 3%.

Una nuova battaglia all'orizzonte
Neppure il tempo di tirare il fiato, tuttavia, che già è tempo di combattere un'altra battaglia. Il nuovo governo dovrà votare e applicare le dolore riforme imposte da Bruxelles in cambio del piano di aiuti. Un accordo che, per usare le parole utilizzate dallo stesso Tsipras per giustificare le sue azioni dinnanzi a un popolo che l'aveva rifiutato mediante referendum, era «il migliore possibile». Il memorandum prevede che «le autorità greche perseguiranno un nuovo cammino fiscale che raggiunga un obbiettivo di surplus primario rispettivamente di -0.25, 0.5, 1.75, 3.5 percento del Pil per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018.» Il triennio 2015-2017 viene incontro alle esigenze dell'economia nazionale con richieste abbastanza ragionevoli e la stretta fiscale è rimandata al 2018. Si tratta di un buon risultato, dato che il precedente memorandum firmato nel 2012 chiedeva che il surplus di bilancio fosse del 4,5% già nel 2016. Il governo, però, ha dovuto cedere su altri fronti: per quanto riguarda il processo decisionale garantirà alla Troika un sostanziale potere di veto, e chinerà la testa dinnanzi alla necessità di procedere con le deregolamentazioni e le privatizzazioni nel paese. Le riforme sono necessarie, oltre che inevitabili, e la strada che il nuovo governo dovrà percorrere è tutta in salita.

La Grecia come Sisifo?
Non solo, la Grecia è una sorvegliata speciale con pochi margini di manovra. A cominciare dall'imposizione del capital control che è stato introdotto il 28 giugno scorso dalla BCE allo scopo di costringere Tsipras ad accettare l'accordo con la Troika. Non si è trattato di una semplice forma di pressione, ma di un vero e proprio strangolamento: in un'economia come quella greca, basata soprattutto sul cash (prima delle restrizioni solo il 5% del denaro circolava mediante moneta elettronica), significa mettere il paese con le spalle al muro. Le banche sono rimaste chiuse per tre settimane a causa dell'assenza di liquidità e tutt'ora vige un tetto di 60 euro al giorno per i prelievi bancari. E' una forma di controllo e coercizione silenziosa ed efficace. Il capital control venne introdotto anche a Cipro durante la crisi ed è ancora in vigore: la stessa sorte potrebbe toccare alla Grecia per lungo tempo. E' allora una sfida oltremodo difficile quella che attende Syriza. E l'immagine che ci viene in mente, se pensiamo alla situazione greca, è quella iconica del mito di Sisifo: il fondatore e primo re di Corinto condannato da Zeus, per aver osato sfidare gli dei dell'Olimpo, a spingere – eternamente incatenato - un grosso masso dalla base fin sulla cima di un monte. Sulle spalle della piccola Grecia il peso gravoso da sopportare durante la salita verso l'Olimpo dell'UE è l'insostenibile debito pubblico, e non v'è dubbio che dietro le decisioni di Bruxelles ci sia anche un intento punitivo nei confronti del ribelle popolo greco. Speriamo solo che, come per il mito di Sisifo, questa condanna non duri per l'eternità.